giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:51
11 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:35

Bolidi tedeschi venduti in Italia senza pagare e tasse: sgominata associazione a delinquere

La gdf di Città di Castello denuncia nove persone. Ricostruito il complesso meccanismo per frodare il Fisco

Bolidi tedeschi venduti in Italia senza pagare e tasse: sgominata associazione a delinquere
foto marta rosati

Documenti falsificati presentati all’Agenzia delle entrate in modo da far risultare, all’atto dell’immatricolazione, che l’Iva era stata già pagata in Germania. C’è voluta la collaborazione tra i finanzieri della Tenenza di Città di Castello, i funzionari del Servizio antifrode delle dogane di Perugia, le autorità doganali tedesche – il tutto coordinato dalla Procura di Perugia – per portare alla luce ricavi non dichiarati all’Erario per oltre 6 milioni di euro e denunciare nove persone per associazione a delinquere e reati fiscali.

Bolidi tedeschi in vendita L’associazione a delinquere commercializzava nel nostro Paese autoveicoli provenienti dalla Germania (di marche prestigiose quali Bmw, Mercedes, Audi e Volkswagen) omettendo il versamento di Iva e delle imposte dirette. Grazie al meccanismo escogitato, i responsabili dell’organizzazione hanno potuto mettere in vendita numerose autovetture a prezzi vantaggiosi, a discapito della libera concorrenza.

L’indagine L’attività investigativa, dapprima incentratasi nei confronti di due ditte operanti nell’Alta Valle del Tevere, ha portato alla luce il coinvolgimento nell’illecito traffico anche di altri operatori del settore con sedi nelle provincie di Perugia, Pesaro-Urbino e Arezzo. Il complesso meccanismo di frode si realizzava falsificando i documenti presentati all’Agenzia delle entrate in modo da far risultare, all’atto dell’immatricolazione, che l’Iva era stata già assolta nel paese comunitario di provenienza della vettura, utilizzando i benefici del cosiddetto “regime del margine”, previsto per le cessioni intracomunitarie di beni usati. A tale scopo, avvalendosi di prestanomi residenti nelle Marche, erano state addirittura costituite due società in Germania, la cui funzione era quella di simulare acquisti intracomunitari e rendere più difficoltoso l’eventuale accertamento da parte delle autorità competenti. Attraverso la cooperazione delle autorità doganali tedesche e il successivo incrocio con la documentazione acquisita presso gli uffici della Motorizzazione civile dei capoluoghi coinvolti si sono potuti però ricostruire i vari passaggi e l’entità dell’evasione che ha riguardato la cessione di oltre 200 autovetture di lusso.

©Riproduzione riservata

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