venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 06:55
10 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:39

Bimbo con grave malformazione operato a Perugia: dimesso dopo 50 giorni col fiato sospeso

Al piccolo Francesco diagnosticata una rara forma di ernia al diaframma. I genitori: «Ci hanno aiutato fede e professionalità dei medici»

Bimbo con grave malformazione operato a Perugia: dimesso dopo 50 giorni col fiato sospeso
Francesco con familiari e medici

Cinquanta lunghi giorni con il fiato sospeso, ma alla fine il piccolo Francesco, operato per una grave e rara malformazione al Santa Maria della Misericordia, può tornare a casa. «I primi venti giorni sono stati un incubo – raccontano i genitori, Giuseppe e Maria Letizia attraverso l’ufficio stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia-, i medici erano prudenti sulle possibilità di sopravvivenza del nostro bambino, perché la malformazione aveva causato un danno all’apparato cardio-respiratorio. Ci hanno aiutato la fede e la convinzione di poter contare sulla professionalità dei medici e personale infermieristico. Solo quando i parametri vitali hanno mostrato un graduale miglioramento, il nostro cuore finalmente si è allargato».

Sicilia e Perugia Giuseppe è arrivato a metà mattina da Trapani (conosce molto bene Serse Cosmi, allenatore della squadra siciliana), appena poche ore prima della dimissione del figlio; in Sicilia ha un lavoro ed è lì che ha conosciuto Maria Letizia, originaria di Umbertide. I casi della vita: Giuseppe ha frequentato l’Università a Perugia, ma solo qualche anno dopo essere tornato a casa ha incontrato la donna della sua vita. «Maria Letizia ed io non abbiamo mai dubitato che Francesco dovesse nascere a Perugia, per l’importanza della struttura; poi ha influito anche il fatto che mia moglie potesse avere l’assistenza della sua famiglia, che vive ad Umbertide».

Grave e rara malformazione La gravidanza era scorsa regolarmente; alla nascita bambino pesava 3,900 kg, ma subito ai primi controlli presentava un distress respiratorio, causato da un’ernia al diaframma: una diagnosi che non ammetteva alternative: il bambino a poche ore dalla nascita doveva affrontare un delicato intervento chirurgico per una malformazione rarissima. L’incidenza della patologia è quella di un caso ogni 5 mila nati. L’equipe composta da chirurghi pediatri, anestesisti e neonatologi ha deciso di eseguire l’intervento nello stesso reparto dove il bambino era ricoverato, «perché non era possibile il trasferimento in sala operatoria per la complessa e particolare strumentazione di supporto ventilatorio, necessaria in questi casi, apparecchiatura in dotazione solo presso la Unità di terapia intensiva neonatale – spiega il dottor Marco Prestipino, che ha eseguito come primo operatore l’intervento chirurgico -. Per procedere alla riparazione della malformazione avevamo due soluzioni: utilizzare una protesi, che avrebbe dato maggiori probabilità di successo tecnico-chirurgico, ma non identiche garanzie di regolare sviluppo del bambino, oppure tentare la ricostruzione del diaframma utilizzando lo scarso tessuto muscolare disponibile. Abbiamo optato per la seconda con un rischio di insuccesso assai più elevato, ma restituendo al bambino tutte le chances di una vita normale senza protesi».

Intervento chirurgico Quattro ore di intervento, con il contributo dell’anestesista Simonetta Tesoro, dei neonatologi Daniele Mezzetti, Maurizio Radicioni e Cristiana Germini e degli altri componenti l’equipe chirurgica Melissa Berardino e Niccolò Nardi, Stefano Capezzali e Francesco Alberati , ma per Francesco si è dovuto aspettare più di due settimane per sciogliere la prognosi . «In quel periodo il monitoraggio è stato h24 ed essenziali le terapie farmacologiche», ricorda la dottoressa Francesca Di Genova, che si è alternata nell’assistenza del bambino.

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