Bankitalia: «L’Umbria ristagna». In tre anni 18 mila giovani hanno perso il posto di lavoro
di Ivano Porfiri
L’economia umbria ristagna e perde linfa. E se il 2011 era partito bene per sterzare poi bruscamente in senso opposto, per il 2012 le attese sono pessime, tranne che per le aziende più dinamiche. E’ l’immagine che scaturisce dal rapporto annuale «L’economia dell’Umbria» di Bankitalia.
Due velocità Nelle orecchie ancora le parole del ministro Corrado Passera ad Assisi: «Non si può spiegare tutto con i parametri dell’economia». Certo che i dati economici non disegnano un grande presente e un radioso futuro per l’Umbria. O, meglio, per buona parte dell’Umbria. L’Ufficio studi di Bankitalia parla di economia «a due velocità», con le aziende più innovative (una minoranza) che crescono e le altre al palo.
La sterzata in negativo «Dopo i lievi segnali di ripresa che hanno caratterizzato la prima parte del 2011 – ha sostenuto il direttore della filiale perugina Antonio Carrubba – il riacutizzarsi delle tensioni sui mercati finanziari ha contribuito, a partire dall’estate, a un marcato rallentamento, più rapido negli ultimi mesi dell’anno». Le stime preliminari di Prometeia, indicano un aumento del Pil regionale dello 0,3%, sostanzialmente in linea con la media nazionale. Rispetto ai livello pre-crisi l’Umbria risulta al di sotto di 5 punti di Pil (ai ritmi del 2011 ci vorranno 11 anni a tornarci). «Guardando all’andamento dei dati – ha spiegato Riccardo Bonci, responsabile dell’Ufficio studi - quando le cose vanno male per gli altri in Umbria vanno peggio, ma il recupero non segue il trend internazionale».
Chi corre e chi frena In questo quadro, però, c’è chi è in grado di intercettare l’aumento della domanda mondiale. «Vanno meglio le imprese più dinamiche sulla scena internazionale – sottolinea Bankitalia – nel 2011 l’export umbro è cresciuto del 14%, trainato dall’alimentare, dal tessile, dalla meccanica». Il volume dell’export ha da poco recuperato i livelli pre-crisi: lo avrebbe fatto prima se non fosse stato rallentato dall’andamento del settore metallifero.
Pessimismo e fisco sanguisuga Oltre all’analisi dei dati provenienti da fonti ufficiali, come ogni anno, Bankitalia ha elaborato diverse indagini all’interno del mondo produttivo e creditizio regionale. Ne è emerso un diffuso pessimismo sull’andamento degli affari nel 2012, specie tra le aziende medio-piccole. Il 40% prevede per il 2012 un calo del fatturato, mentre il 30% un aumento. Significativo che il 78% delle imprese che nel biennio 2007-2009 ha investito verso l’internazionalizzazione dichiari un aumento del fatturato, mentre solo il 30% di chi non ha investito vede crescere il volume di affari. Alla domanda su quali siano i fattori che più preoccupano, in testa è risultata la bassa domanda, seguita dall’eccessivo peso della fiscalità, dall’aumento della concorrenza e solo al quarto posto dalle difficoltà di accesso al credito.
Turismo: bene quello di èlite Tra i settori ormai è quasi retorico sottolineare l’andamento negativo delle costruzioni, mentre colpisce come – tra i servizi – il turismo veda una andamento a due facce: bene quello di alta qualità e prezzi mediamente più elevati (oltre i 65 euro a notte a persona), male quello a bassa qualità e basso costo. Tra i fattori positivi la ripresa del flusso di stranieri (+20% nel 2011 rispetto al 2010) e i soldi spesi sul territorio.
I giovani non lavorano Uno dei dati più negativi viene dall’analisi del mercato del lavoro, dove «si è accentuato il divario tra le classi di età: alla sostanziale stabilità occupazionale complessiva (+0,4% rispetto al 2010 e tasso di disoccupazione fermo al 6,6%) si è contrapposta una riduzione di occupati nella fascia 15-34 anni», fascia di età il cui il tasso di disoccupazione è del 13% (nel 2009 era del 7,2%), superiore alla media nazionale. In particolare, il calo occupazionale tra i giovani segue un trend ormai costante: nel 2009 è stato del 7,9% (9 mila posti persi), nel 2010 del 4,3% (4.600 posti persi) e nel 2011 ancora un -4,3% (4.400 posti di lavoro andati in fumo). In più, il 32% degli under 35 fa un lavoro con una qualifica più bassa del livello scolastico conseguito e il 45% in un settore diverso dal proprio. Stabile al 18% la percentuale dei cosiddetti Neet, cioè quei giovani che non lavorano, non studiano e non cercano un impiego.
Poco credito Guardando al mercato del credito, che nei primi tre trimestri del 2011 era cresciuto più che nel resto d’Italia, ha poi rallentato bruscamente nel quarto trimestre. I prestiti alle imprese si sono ridotti dello 0,8%, mentre i prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,2%. Un trend negativo che si va ad accentuare nel primo quadrimestre 2012. Le politiche di concessione del credito, nonostante le maggiori banche lo neghino, sono state – secondo Bankitalia – «inasprite», il che fa il paio con il restringimento della domanda di accesso al credito. Anche le erogazioni relative ai mutui per le abitazioni hanno rallentato (dal 7 al 5,8%).
Qualità in peggioramento Intanto la qualità del credito ha continuato a deteriorarsi: il flusso di sofferenze sui prestiti al settore produttivo è aumentato dal 2,5% di fine 2010 al 3,1% di fine 2011 con un trend di peggioramento a inizio 2012. Il 6% di incagli sommato al 10% di sofferenze nel credito alle imprese rappresenta un «brutto segnale», secondo gli analisti della Banca d’Italia. Infine, risulta in progressiva diminuzione ormai da diversi anni il volume del denaro nei conti correnti (-9% solo a marzo 2012), riserva importante ma non infinita delle famiglie.
Enti pubblici: tassazione al top Bankitalia ha analizzato anche i conti delle amministrazioni pubbliche. I loro investimenti sono diminuiti dell’11% l’anno nel 2008-10, calo che sembra riconducibile ai minori trasferimenti per la ricostruzione. Per i Comuni umbri a partire dal 2013 potrebbero manifestarsi in misura significativa gli effetti sull’indebitamento della nuova normativa che stabilisce soglie sempre più severe severe: nel 2014 rischia superarla il 70% dei comuni. Quanto alla leva fiscale, sia Province che Comuni sono vicini al massimo della tassazione consentita: solo la Regione ha margine per innalzare l’addizionale Irap.
Marini: grandi cambiamenti Tra i presenti alla presentazione, la presidente della Regione, Catiuscia Marini. «Occorrono grandi cambiamenti – ha detto la presidente – da parte di tutti. Mai come in questo momento è necessario evitare che ciascuno si chiuda nel suo recinto, ma anzi si deve avere la forza di confrontarsi, di capire le ragioni dell’altro».Anche perché, secondo Marini, «In assenza di politiche pubbliche in grado di favorire, stimolare, accompagnare lo sviluppo e la crescita, sarà difficile superare la grave crisi economica che investe l’Europa, l’Italia e, dunque, anche l’Umbria». Per la presidente la crisi economica impone nove politiche ad ogni livello: «in questi anni forse l’Europa nel suo insieme ha sbagliato ad avere un approccio finanziario e di esclusiva logica di mercato alla ‘governance’. Ora dobbiamo essere pronti a cedere un po’ di sovranità nazionale affinché si possa dare all’Europa la possibilità difendere non più e non solo il mercato unico, ma la nostra moneta unica». Riferendosi poi al tema della spesa pubblica la presidente Marini ha affermato che «non basta più tenere i conti in ordine, in quanto in futuro dovremo continuare a fare ciò che facciamo bene ora, ma con molte meno risorse. Da qui la nostra scelta di andare verso riforme strutturali».





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