domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:58
18 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 22:18

Banche, Crediumbria si fonde con Mantignana: «Saremo più forti e taglieremo un milione di costi»

Sabato l'assemblea a Moiano che darà il via libera alla nascita della Bcc Umbria: «La riforma impone crescita dimensionale»

Banche, Crediumbria si fonde con Mantignana: «Saremo più forti e taglieremo un milione di costi»
Giovagnola e Capacci

«La fusione è un’opportunità densa di valenze strategiche per il futuro delle due banche». Ormai ci siamo: il lungo percorso che porterà alla fusione tra Crediumbria e Credito cooperativo umbro di Mantignana sta per giungere a conclusione: sabato prossimo si svolgerà l’assemblea dei soci dell’istituto di Moiano per il via libera definitivo. A pochi giorni da quella data, presidente e direttore di Crediumbria, Palmiro Giovagnola e Stefano Capacci, ne hanno parlato durante la conferenza stampa per presentare il bilancio 2015.

Dimensioni importanti «Affrontare l’attuale situazione economico-normativa in continua frenetica evoluzione – hanno detto Giovagnola e Capacci – impone necessariamente una crescita dimensionale anche all’interno di una riforma del credito cooperativo che tenderà sicuramente ad omogeneizzare la platea delle variegate banche di tale natura. La complessità normativa e il venir meno di ogni principio di proporzionalità da parte dei vari legislatori ha già comportato l’innalzamento della grandezza media di ogni Bcc, tendenza questa che non sembra dare segnale di alcun rallentamento e che le attuali (modestissime) condizioni di profittabilità del mercato bancario faranno addirittura incrementare».

Risparmi da un milione l’anno Ma per Giovagnola e Capacci la convenienza di questa operazione va oltre. A loro giudizio la fusione crea inevitabilmente «valore», a seguito delle «imprescindibili economie di scala e del risparmio di costi comuni». Risparmi determinati dal venir meno di uno dei due Consigli di amministrazione e di un Collegio sindacale, dal dimezzamento dei numerosi contributi associativi, dalla rimodulazione di una serie di oneri che non seguono proporzionalmente la crescita dei volumi, dalla re-internalizzazione di varie attività precedentemente affidate a lavorazioni esterne. «Nel complesso – è stato detto – la somma di tutte queste leve gestionali porterà ad un risparmio di oltre un milione di euro all’anno, a partire dal primo esercizio completo 2017».

Bcc Umbria La nuova banca guadagna in efficienza ed efficacia. La creazione di un’entità di 180 persone permetterà la creazione di un soggetto dotato delle migliori professionalità su tutti gli ambiti operativi e gestionali, raggiungendo – anche sui settori in cui le singole banche erano meno performanti – coperture dei ruoli adeguate e funzionali allo sviluppo dell’istituto. «Questo – secondo presidente e direttore – permetterà risposte più puntuali e pronte alla clientela ed una maggiore capacità della nuova banca di rispondere ad esigenze che per complessità e volume non potevano in precedenza essere oggetto di intervento. La nuova banca diversifica, infine, territorialmente le proprie attività, circostanza questa di non poco conto per piccole banche come le Bcc il cui destino è spesso intimamente legato a quello del proprio microterritorio». Bcc Umbria potrà spaziare tra Valtiberina e Ternano, così da poter cogliere le più diverse e migliori opportunità imprenditoriali che la regione sarà in grado di offrire.

I numeri in dote Ogni fusione porta necessariamente alla mediazione tra differenze; la fusione tra Crediumbria ed il Credito Cooperativo Umbro non sfugge a questa regola. Dalla risultante dei due diversi livelli di capitalizzazione al 31.12.2015 di Crediumbria (CET1 ratio 15,57%) e del Credito Cooperativo Umbro (CET1 ratio 12,02%) la nascente Banca avrebbe presentato al dicembre 2015 un CET1 ratio pari al 13,75% ed un Total Capital ratio del 14,50%, leggermente inferiore alle medie di sistema del credito cooperativo (16,6%) ma comunque quasi doppio rispetto ai livelli minimi di legge del 7%. Con lo stesso meccanismo si mediano altri importanti indicatori gestionali quali l’incidenza dei crediti deteriorati, la produttività dei dipendenti ed il costo per le coperture dei crediti deteriorati.

Governance «Quanto alla nascente governance – hanno concluso Giovagnola e Capacci – i Consigli di amministrazione non votano su base territoriale: il Consiglio che racchiuderà il meglio delle due banche sarà la migliore garanzia di successo dell’intero progetto a tutela dei soci, dei depositanti e di tutti i portatori di interessi».

Ultimo bilancio Crediumbria L’esercizio 2015 di Crediumbria mostra un bilancio in linea con le dinamiche positive già evidenti nel documento finale dell’anno scorso. Il patrimonio netto, vero e proprio baluardo della solidità di ogni banca, continua in una crescita robusta e costante; meraviglia – in particolare – che proprio nel corso degli ultimi 4 anni caratterizzati da una crisi senza precedenti, la Banca sia riuscita ad incrementare la propria dotazione di capitale primario di circa un terzo rispetto ai valori di soli 4 anni prima. Il rapporto tra il proprio patrimonio e l’ammontare delle attività ponderate per il relativo rischio (CET1 ratio) ammonta al 31.12.2015 al 15,57% mentre risultava pari al 13,41% solo un anno prima. Anche gli impieghi economici lordi, cioè i prestiti effettivi erogati a consumatori ed imprese, mostrano per la prima volta negli ultimi anni, un sensibile incremento. L’incremento di 13,5 milioni di euro (+3,9%) assume una maggiore rilevanza se confrontato con il settore bancario nazionale, dove si è registrata una flessione dell’0,07% (fonte ABI) e testimonia la volontà della nostra Bcc di essere presente sul territorio e di assecondare questo modestissimo embrione di ripresa che nell’esercizio passato ha visto il ridestarsi – tuttavia in misura assolutamente insufficiente – dell’investimento immobiliare privato. Sul fronte degli accantonamenti, la Banca, da tempo, persegue politiche di incremento delle relative coperture basandosi su criteri di prudente accantonamento di significative aliquote degli utili prodotti. Al termine del 2015 la copertura dei crediti deteriorati raggiunge il 38,20% in riduzione rispetto al dato del 2014 esclusivamente per l’effetto della cessione di 4,92 mln. di crediti a sofferenza; senza la citata operazione la copertura avrebbe raggiunto il 41% circa.

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