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giovedì 3 dicembre - Aggiornato alle 13:56

Voci dal mondo della ristorazione umbra sulle restrizioni: «Faremo più rete. ‘Ristori’? Vedremo se adeguati»

Ristoranti, pizzerie, barman, fornitori e anche l’associazione Umbria Meating si interrogano sulla difficile situazione in corso per l’HoReCa, settore tra i più colpiti

Paolo Trippini all'ingresso del suo ristorante a Civitella del Lago

di D.N.

Sono soprattutto loro, i ristoratori con tutto il mondo delle filiere ad essi collegato, ad aver accusato il colpo più duro fin dallo scorso marzo, con il necessario quanto doloroso lockdown imposto dal dilagare del Covid e oggi riproposto. Gli ultimi Dpcm hanno infatti imposto alla ristorazione nuove pesanti limitazioni che vanno ad intaccare anche il lavoro svolto in questo difficile 2020 per garantire la sicurezza dei clienti e dei lavoratori del settore. Ecco allora il punto di vista del variegato mondo dell’Ho.Re.Ca. umbro, messo in grande difficoltà dai provvedimenti restrittivi che hanno comunque l’obiettivo di frenare il dilagare del contagio.

Umbria Meating Paolo Trippini, presidente dell’Associazione di ristoratori Umbria Meating: “In questo momento così particolare a livello mondiale di certo non mi sento di giudicare nessuno per il proprio operato e non vorrei essere nei panni di chi deve decidere. Ma nel nostro caso mi sembra che sia stata compiuta una vera ingiustizia. La cosa che mi fa più rabbia è che non ci siano dati a suffragare queste scelte. Mi dispiace, ma questa volta non posso condividere queste restrizioni, fatte in maniera arbitraria solo per alcune categorie di lavoratori. Perché in un supermercato, senza controllo sulle distanze di sicurezza, si può andare e al ristorante o al bar, dove i tavoli sono ben distanziati, no? A tutte le attività sono stati richiesti mille sforzi per adeguarsi all’emergenza: distanziamento, sanificazioni, riduzioni di capienza, misurazione delle temperature, raccolta dati dei clienti. Dovrà rispondere chi di dovere: il nostro lavoro ora è quello di cercare mantenere in piedi le nostre attività e la filiera ad esse connessa. Ecco perché adesso faremo ancor più rete di prima. La nostra identità sarà la nostra arma in più, faremo leva sul nostro coraggio. Per quanto riguarda la misura ‘Ristori’, vedremo se sarà adeguata alla situazione e se verranno versati i contributi come si dice in 15-20 giorni… se così non sarà purtroppo ci trascineranno in un grande baratro. Noi rimaniamo qui, sempre pronti a rimboccarci le maniche e disponibili a confrontarci, perché le idee non ci sono mai mancate e con la nostra creatività e con spirito di sacrificio abbiamo navigato in acque agitatissime per tutti questi mesi… ora speriamo che il Governo non ci trascini a sbattere sugli scogli”.

Altre voci Al coro di voci si unisce anche Luigi Cimino, titolare della pizzeria Il filo d’Olio di Ponte Valleceppi: “È un momento drammatico per il mondo della ristorazione; non mi sembra che il decreto del 24 ottobre abbia considerato la nostra categoria, ma la tipologia di ristorazione in generale dove vi sono svariate sfaccettature e personalmente sono contrario a questo voler generalizzare. Avrebbero dovuto tutelare chi in questo momento riusciva a rispettare le regole. Siamo giunti ad un punto di non ritorno, la crisi è uno stop. Durante i momenti di stop c’è una cosa che faccio, e che non trovo quasi mai il tempo di farlo, che è leggere, documentarmi, studiare. Spero che in questi momenti di sconforto, tutti i miei colleghi riescano a non abbattersi, ma ad essere curiosi e alimentare le proprie conoscenze”. Cristiano Minelli della Rosticceria Il Pollastro di Perugia: “Il momento che stiamo vivendo sta rompendo tutti gli equilibri che ci eravamo creati. L’incertezza, la paura ci stanno destabilizzando e soprattutto non abbiamo segnali concreti da chi ci governa sia a livello comunale che regionale e ancora più nazionale. Abbiamo bisogno di interventi seri e concreti che possano aiutarci seriamente, abbiamo bisogno di soldi veri che ci aiutino ad andare avanti, ci vuole un abbattimento della tassazione che si deve attestare ad un massimo del 30% e abbiamo bisogno di una forte riduzione del costo del lavoro. Solo così il Paese potrà ripartire, stiamo vivendo una guerra silenziosa che sta solo distruggendo il potere economico e non vediamo nel futuro una ripartenza, evento naturale post guerra”. Federico Russo del Nadir di Perugia: “Era meglio chiudere tutto e subito. In questo modo è diventata una guerra tra poveri .Tutti i ristoranti, bar, si stanno inventando varie tipologie di merende, tutti fanno la merenda ma quanto può mai funzionare? Considerando che a quell’ora la gente sta lavorando? Chi era aperto solo la sera ora apre a pranzo ma non sarà mai la stessa cosa. Era meglio che il fondo perduto fosse calcolato sulla reale perdita e non su quello preso a giugno”. Massimo Petrucci: “Da ex titolare e oggi da consulente e barista freelance vorrei dire che ci rendiamo perfettamente conto delle problematiche che deve affrontare il Governo nel dover gestire per due volte una situazione d’emergenza come mai fino ad ora; ma che oltremodo in questo momento servono purtroppo scelte decise e questa della parziale apertura fino alle 18 a oggi non soddisfa nessuno. Nemmeno il cliente finale, che non ha di sicuro aumentato la frequenza in altri orari e non gira più nemmeno per altri negozi o categorie commerciali dopo le 18, quindi si penalizza anche chi potrebbe stare aperto normalmente”. Anche per chi deve rifornire queste attività, come Fabio Cancelloni, la situazione è difficile: “Non mi sento chiamato in causa per difendere il settore della ristorazione, ora fortemente penalizzato, quanto piuttosto per evidenziare come la ristorazione rappresenti un tassello fondamentale della nostra cultura, non semplicemente una percentuale del Pil nazionale come spesso viene rappresentata in maniera riduttiva. È Famiglia, è Passione, è Emozione: non cuciniamo pasti, ma regaliamo emozioni, valorizzando il nostro meraviglioso territorio con passione e dedizione”. Per Anna Laura Marani, responsabile relazioni esterne di Molino sul Clitunno, “siamo di fronte ad una situazione in continua evoluzione a cui i nostri clienti devono rispondere con repentina lucidità”. “Per questo – aggiunge – anche noi ci stiamo di volta in volta riorganizzando per garantire massimo sostegno e massima flessibilità ai nostri clienti, per venire incontro alle loro nuove esigenze”.

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