martedì 20 agosto - Aggiornato alle 10:20

Una vita al Gabbio, l’architetto muratore che ha ridato vita alla frazione: «In Valnerina la vera pace»

Pierfederico Runcini con le sue mani ha rimesso in piedi le case e fatto una guesthouse: «E ora per mio padre il sogno di una biblioteca del Fantasy»

Pierfederico Runcini

di Sebastiano Pasero

Due uova a Ferentillo, due uova che valgono due attici a Piazza di Spagna. Pierfederico Runcini ha speso gran parte dei suoi 51 anni a concretizzare le proprie fantasie: valorizzare il grande patrimonio librario del padre Romolo, professore universitario e cultore del genere Fantasy; recuperare Il Gabbio, un pugno di case tra la Valnerina e il cielo.

Uova del Gabbio Due uova per capire che i sogni possono trasformarsi in realtà e che tante fatiche e tanti soldi spesi hanno un senso: «Uno dei giorni più belli è stato quando un anziano mi ha portato le uova in segno di gratitudine per quello che stavo facendo. Ci sono voluti anni, ma in quel momento mi sono sentito appagato. Oggi potrei avere due immobili di pregio al centro di Roma, ma proprio al centro, eppure sono contento così. Non cambierei le case in pietra del Gabbio con nessun’altra abitazione, con nessun’altra veduta. Quella sulla Valnerina mi acquieta l’anima. E’ fantasia sconfinata, come quelle che solo la mente sa partorire».

Da Roma alle nuvole Pierfederico Runcini si è comprato buona parte di questa frazione che da trent’anni sta mettendo a posto. Ci abita con la figlia di otto anni, Federica Aion, e la sua compagna Teresa detta Doda. Sono gli unici abitanti del Gabbio: «Sono venuto in Valnerina a 18 anni, per le arrampicate. Ne sono rimasto affascinato. Era l’88. Ci ho messo due anni a convincere mia madre Giuliana a compare una casa. Dodici milioni di lire al posto di una golf semiusata. Ho cercato di convincere anche i miei amici, ma non ci sono riuscito, erano tutti studenti squattrinati, oggi sono avvocati, dottori, magistrati, e quando vengono tra queste nuvole rimangono estasiati». Pierfederico Runcini è un architetto: «Ho vissuto a Roma fino ad otto anni fa, ho esercitato la mia professione di architetto e di imprenditore edile. Poi ho chiuso tutto e ora faccio il muratore».

L’architetto muratore «Ho riversato tutti i miei guadagni sul Gabbio, senza utilizzare un centesimo di denaro pubblico, infischiandomene dei finanziamenti del terremoto, perché penso che quei soldi debbano andare ai luoghi veramente colpiti. Molto ho fatto con le mie mani. La mattina alle 8 sono già pronto a lavorare, vado avanti per 9, 10 ore. Ho portato i miei attrezzi da Roma: stucco, mattono, dipingo, ricostruisco per recuperare quelli che sono poco più dei ruderi. Al Gabbio ho portato luce e telefono, mentre per l’acqua mi ha aiutato il Consorzio. Ho ristrutturato quattro abitazioni da cima a fondo, ho ripulito tutto il paesino, comprese le parti non di mia proprietà. Curo la chiesetta presente. Quando mi sento stanco, passo la giornata a guardare sulla vallata, mi gusto il silenzio assoluto di questo luogo. Il Gabbio è un luogo di villeggiatura per i clienti della guesthouse che ho realizzato, è un luogo di vacanza per tutto l’anno per me e la mia famiglia».

Due uova sudate «Oltre ai soldi e alla fatica, ci ho messo tanta tenacia. Per avere la prima autorizzazione edilizia ci sono voluti sei anni, nel frattempo tagliavo rovi e l’edera infestante». Ricostruire tanti muri a secco, abbatterne tanti altri difficili da smantellare. «Ci ho messo anni per far capire che non ero una sorta di colonizzatore, ma semplicemente un amante di questi luoghi belli e magici, con le rocce a picco, con le rocche attaccate alla montagna e le storie di streghe e briganti».

Il Fantastico, un ‘pallino’ in eredità «Mio padre Romolo ha insegnato sociologia della Letteratura all’Orientale di Napoli, prima ancora a Roma. E’ stato uno dei massimi esperti della letteratura Fantastica e ha allestito una biblioteca di almeno di 34 mila volumi che partono dal ‘600 fino ai nostri giorni. Tantissimi testi sull’esoterismo, il fantasy, la magia, la chimica, l’arte e la letteratura. Mio padre amava Procida e lì ha portato tutti i suoi libri, con quel Comune voleva realizzare la prima biblioteca italiana specializzata sul genere fantastico. Ma le cose, nonostante gli impegni solenni, non si concretizzarono».

Un luogo Fantastico E così dal mare azzurro di Procida al mare verde di Ferentillo. «Portare via da Procida la collezione di giocattoli in latta, circa 400 pezzi e soprattutto i volumi è stata una piccola impresa. Ci sono voluti mesi per imballarli, due tir, l’isola bloccata, così come il traghetto». Le richieste della Sapienza e di Cambridge. Ma la biblioteca sognata nascerà all’ex convento di via della Circonvallazione, a Ferentillo, una struttura recuperata e ora attrezzata, grazie alla Fondazione Carit e al Comune, a biblioteca: «La mia scelta è stata quella di mantenere il fondo librario intanto, i volumi più pregiati sono stati richiestissimi, ma io penso che questa raccolta abbia un senso se rimane intatta. Il Centro internazionale manifestazioni e studi fantastici prestissimo sarà una realtà, articolato nel biblioteca e nel festival che ogni anno organizziamo». A Ferentillo a metà settembre si sono dati appuntamento studiosi, professori universitari, scrittori, così come i ragazzini delle scuole elementari, per parlare del Fantastico. Tre giorni di convegni, seminari ma anche piccole rappresentazioni nella piazza del paese.

Un mare sempre quieto Il Centro internazionale del fantastico per dare, insieme agli sport all’aria aperta, alla residenzialità di qualità, alla enogastronomia, nuovo slancio alla Valnerina. «Sono luoghi di bellezza straordinaria, carichi di storia, arte, ma anche di mondi nascosti che è bello scoprire». La scoperta più importante Il Gabbio. Oggi luce e bellezza. Le streghe, gli incubi della anima, solo fantasie che si disperdono nel mare sempre quieto di Ferentillo.

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