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domenica 19 settembre - Aggiornato alle 12:46

Vaccini, terza dose: in Umbria via con trapiantati, immunodepressi, ultra 80enni e Rsa: il piano

Le somministrazioni, in accordo con la campagna nazionale, partiranno la prossima settimana. Altro appello della Regione: «Vaccinatevi»

Una vaccinazione (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Dan.Bo.

Persone sottoposte a un trapianto, immunodepressi, ultraottantenni, anziani ricoverati nelle Rsa e operatori sanitari «a seconda del livello di esposizione all’infezione e in base al rischio individuale, in accordo alla strategia generale della campagna vaccinale». È da queste categorie che, presumibilmente a partire dalla prossima settimana, partirà in Umbria come nel resto d’Italia la somministrazione della terza dose di vaccino anti Covid, che arriva nove mesi dopo l’avvio della campagna vaccinale. A comunicarlo è la Regione in una nota in cui si fa il punto sulle somministrazioni e si rinnova l’invito a vaccinarsi. In totale, come spiegato giorni fa dall’assessore alla Sanità Luca Coletto, dovrebbero essere circa 70 mila in Umbria le persone classificate come fragili, e quindi più esposte al virus.

GRAFICI: L’ANDAMENTO DELLA CAMPAGNA VACCINALE IN UMBRIA

Terza dose In queste ore, inoltre, dall’assessorato è partita una lettera ai direttori dei distretti sanitari «per ribadire l’obbligo vaccinale a tutti i soggetti che entrano nelle Rsa a qualsiasi titolo, come previsto dal decreto legge 122 del 10 settembre». Nei giorni scorsi, il Comitato tecnico scientifico nazionale ha sottolineato che è «raccomandabile» la terza dose «nei soggetti trapiantati, e, più in generale, in quelle categorie di soggetti connotati da significativa alterazione della funzionalità del sistema immunitario per cause legate alla patologia di base (ad esempio immunodeficienza comune variabile) o a trattamenti farmacologici determinanti marcata compromissione della risposta immunitaria». E se molti esperti concordano sull’utilità della terza dose per queste categorie, dubbi (e al momento limitate evidenze scientifiche) ci sono riguardo all’estensione della misura a tutta la popolazione.

VACCINI, IN UMBRIA NON SERVE PIÙ LA PRENOTAZIONE

I numeri Venendo ai numeri, sono 658.041 gli umbri che hanno ricevuto almeno una dose, pari all’85% della popolazione vaccinabile, mentre 586.453 (76%) hanno completato il ciclo. Complessivamente sono state somministrate 1.223.990 dosi sulle 1.355.904 consegnate, mentre i prenotati sono poco più 38 mila; al momento, quindi, togliendo le prenotazioni sono oltre 93 mila le dosi ‘libere’. Da domenica scorsa per vaccinarsi non è più necessaria la prenotazione, ma nel primo giorno le adesioni poco meno di 500 in tutta la regione. Un’Umbria che, tenendo conto dell’intera popolazione, si colloca al quinto posto in Italia per adesione (75,8%), mentre il 69,6% ha completato il ciclo. «In Umbria – scrive Coletto – sono state vaccinate prioritariamente le persone anziane e i soggetti fragili: il 91% degli over 50 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, per gli over 70 si va oltre il 96%». Tra i 50-59enni secondo l’ultimo monitoraggio del Governo all’appello mancano 22 mila persone, mentre il 75% che ha concluso il ciclo.

L’appello Quanto ai più giovani, la Regione sottolinea che nella fascia 12-19 anni hanno ricevuto la prima dose 41 mila ragazzi su 61 mila (66%), mentre in quella fra 20 e 29 la percentuale sale al 75%. Come in altre regioni, quindi, mano a mano che i numeri salgono ci si avvicina a quel nocciolo di persone che non hanno intenzione di aderire alla campagna vaccinale. «Tra i soggetti risultati positivi il 90% – conclude Coletto – non ha una vaccinazione completa e questo dato dimostra che la vaccinazione rimane lo strumento indispensabile per uscire dalla pandemia. La grande maggioranza dei cittadini umbri lo ha ben compreso: da mesi infatti, l’Umbria è tra le Regioni che somministrano in maniera più puntuale ed efficace le dosi consegnate dalla struttura commissariale nazionale. Per rendere ancora più sicura la comunità si invitano tutti i cittadini ancora non immunizzati a vaccinarsi per proteggere se stessi e i propri familiari e permettere una ripresa della vita economica, sociale e culturale a partire dalla scuola in presenza».

Twitter @DanieleBovi

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