mercoledì 17 luglio - Aggiornato alle 04:17

Unioncamere, dipendenti licenziati a fine mese: «Colpa delle liti da campanile tra Perugia e Terni»

L’Usb chiede di ritirare il provvedimento: «Pronti anche a esposti alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica»

Milia, Massarelli e Gini

di Daniele Bovi

«A farne le spese per mere questione di campanile, di potere e di poltrone saranno i lavoratori di Unioncamere Umbria, il cui licenziamento diventerà effettivo il primo agosto». L’Usb, cioè l’Unione sindacale di base, martedì mattina a Palazzo Cesaroni ha fatto il punto sulla vertenza che riguarda i quattro lavoratori di Unioncamere (l’ente pubblico che fa riferimento alle Camere di commercio di Perugia e Terni) a rischio licenziamento tra pochi giorni. Della vicenda, che nasce dalla riforma del governo Renzi in base alla quale le Camere, in Italia, si sarebbero dovute accorpare, hanno parlato Gilberto Gini, Andrea Massarelli e Giuliana Rosa Milia. Il percorso in Umbria si è impantanato a causa delle resistenze di Terni che, come fatto in altre parti d’Italia, ha presentato un ricorso al Tar.

La vicenda In tutto il paese le Camere sarebbero dovute passare da 105 a 60, ma attualmente sono ancora 80 per via dei diversi ricorsi in ballo. L’Usb all’epoca è stato l’unico sindacato a opporsi agli accorpamenti e ora chiede che i quattro lavoratori umbri, da tanti anni in forze a Unioncamere, non siano licenziati. Il provvedimento nel frattempo è stato sospeso e poi impugnato «anche perché – ha spiegato Massarelli – la messa in liquidazione è arrivata sulla base di un decreto sospeso». La riforma in Umbria prevedeva una sede distaccata a Terni e un’azienda speciale regionale che avrebbe dovuto assorbire Unioncamere e i suoi dipendenti, garantendo così il mantenimento dei livelli occupazionali così come previsto dalla legge Madia.

Pronti alla battaglia «I lavoratori – dice Gini – non devono essere licenziati ma transitare nell’ente camerale. Questa vicenda rappresenta il classico esempio di ciò che produrrà l’autonomia differenziata se diventerà legge». «Il licenziamento – spiegano – sarebbe stato scongiurato se ci fosse stato l’accordo tra le due Camere per la prosecuzione delle attività attualmente in capo all’unione regionale e al trasferimento del personale a Promocamera». Nel corso delle settimane oltre all’impugnazione sono state spedite lettere, diffide e comunicati oltre a richieste di incontro «alle quali non ci hanno mai risposto. Siamo stati completamente ignorati e questa è una cosa gravissima». Senza la revoca dei licenziamenti l’Usb è pronta anche a presentare esposti alla Corte dei conti per accertare un eventuale danno erariale e alla Procura della repubblica «per atti che secondo noi sono configurabili come abuso d’ufficio».

Twitter @DanieleBovi

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