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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 08:14

Umbria pride, in migliaia al corteo: «Potete negarci il patrocinio ma saremo qui ogni anno a lottare»

Circa 8 mila i partecipanti che si sono ritrovati lungo le vie del centro storico a favore dei diritti e contro le discriminazioni

Il corteo

di G.O. e Let.Bis. 

Circa 8 mila persone, festanti e colorate, si sono ritrovate sabato a Perugia per partecipare all’Umbria Pride, la manifestazione per i diritti del movimento Lgbti. Dopo l’esperienza del Perugia Pride e dopo due anni di stop a causa della pandemia, le associazioni gay, lesbiche, bisessuali, trans* e intersex dell’Umbria hanno dato il via a una grande manifestazione regionale che si è conclusa con il tradizionale corteo – caratterizzato da slogan, striscioni, carri e musica – lungo le vie del centro fino in piazza Italia, per gli interventi conclusivi.

FOTOGALLERY: IL CORTEO

Il manifesto Ai giardini Carducci la serie di interventi si è aperta con la la lettura del manifesto di Umbria pride, che rivendica la tutela dei diritti di tutte le persone, la  riorganizzazione delle famiglie, la difesa dei rapporti affettivi e amorosi monogami e non, l’antirazzismo, l’antifascismo e lotta intersezionale. L’idea di fondo del manifesto, spiega Roberto Mauri di Omphalos, «è la totale inclusività». Sul palco anche le altre associazioni che hanno organizzato la giornata: Agedo Terni, Amelia Pride, Esedomani Terni e Famiglie arcobaleno, accompagnati da Cristina Rossi, interprete della lingua dei segni. Nel corso della manifestazione, ovviamente, spazio anche per la decisione della Corte suprema Usa che, dopo 50 anni la sentenza Roe contro Wade, caposaldo della vita del paese a proposito di aborto.

PERUGIA DICE NO AL PATROCINIO

I temi Tra i temi toccati anche il riconoscimento dei figli al momento della nascita, istanza portata da Giuseppe Barbieri dell’associazione a tutela delle famiglie omogenitoriali. Sul palco anche Ervin Bajrami, attivista lgbt+ e rom, che ha raccontato la sua esperienza di vita caratterizzata da una doppia discriminazione in una società «che dovrebbe aver digerito entrambe le cose». Spazio anche per le discriminazioni transfobiche, argomento toccato da Mauri, che, ricordando la vicenda di Cloe Bianco, ha chiesto con la piazza le dimissioni dell’assessora veneta Donazzan. Ospiti anche Liberamente donna, per affrontare i temi della violenza di genere, della gestazione per altri, dei corpi non conformi e altro. Mauri apre il palco con una parodia della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, «che si sta ponendo come vergine santa e martire, vogliamo porre il dito nella piaga dove la piaga emerge».

Saremo qui ogni anno A prendere la parola è stato anche il presidente di Omphalos Stefano Bucaioni: «Abbiamo percorso oggi le strade che appartengono a tutti e tutte noi e purtroppo – ha detto – anche quest’anno c’è chi ha fatto di tutto per fermarci e per riversarci odio addosso». Il riferimento è ovviamente al patrocinio concesso dalla Regione nonostante l’ostilità della Lega è negato all’ultimo minuto dal Comune: «Il centrodestra umbro – ha detto Bucaioni – ha litigato per noi, ha fatto un vertice di maggioranza per concederci il patrocinio, ma non l’hanno fatto con le scie chimiche» ha attaccato riferendosi all’incredibile concessione del patrocinio, anni fa, a un convegno in cui si avvalorava la tesi delle scie chimiche. «Romizi – ha aggiunto – non ha avuto nemmeno il coraggio di dirci che Pillon gli ha imposto di non concederci il patrocinio; ecco il livello della destra. Potete negarci il patrocinio, non concederci il ddl Zan, fare camion vela, ma noi saremo qui ogni anno sotto i vostri palazzi a ricordarvi che l’autodeterminazione è un diritto umano. Saremo in piazza e continueremo a farlo finché le discriminazioni e la violenza non cesseranno». 

Chi ha detto sì I giorni che hanno preceduto l’evento sono stati carichi di polemiche. Sono nove gli enti che hanno scelto di sostenere attraverso lo strumento del patrocinio l’Umbria Pride 2022. Insieme alla Regione (concessione affiancata anche da contributo economico che ha suscitato molti malumori da parte delle associazioni delle famiglie) e alla Provincia di Perugia ci sono i Comuni di Spoleto, Gubbio, Gualdo Tadino, Narni, Panicale e Arrone e l’ambasciata della Repubblica Argentina in Italia. Sono inoltre arrivate adesioni da oltre 50 organizzazioni e gruppi politici da tutta l’Umbria.

ROMIZI ‘OSTAGGIO’ DI PILLON, TESEI LIBERALE

I diktat Nulla di fatto invece per i due Comuni capoluogo, Perugia e Terni, «che hanno evidentemente scelto di sottostare ai diktat del Senatore Pillon e non concedere il patrocinio ad una delle più grandi e partecipate manifestazioni sui diritti e sull’inclusione che si svolgono in regione», ha commentato Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos. «Non solo – ha proseguito – è stata presa una decisione che non ha precedenti, ma nessuno ha trovato il coraggio di comunicarcela. La favola del Sindaco di tutti e di tutte è definitivamente morta».

Un grave danno Anche i Radicali Perugia, per la mancata concessione del patrocinio da parte del sindaco Romizi, hanno parlato di “un grave danno alla città di Perugia”. “Stupisce che tale grave atto – hanno scritto in una nota – arrivi da quello che sembrava dovesse essere il golden boy della destra liberale, che non ha avuto lo stesso coraggio che ha avuto la presidente della Regione Umbria Tesei che ha difeso l’onore e l’indipendenza dell’istituzione che dirige».

 

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