©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Sarà questione di quattrini, al momento non è dato saperlo, si sa però che l’Umbria, è tra le regioni che si comportano peggio con il contact tracing. Praticamente ne dimezzano l’esercito. Fatto di operatori deputati non solo a eseguire i tamponi, ma a rintracciare quelli che sono entrati in contratto con chi è risultato positivo al virus. La classifica è impietosa, in Italia, dove tutti hanno tagliato su questa voce di spesa, nel giro di meno di un anno c’è il 25% in meno di personale addetto al tracciamento. Ma in 8 regioni e, l’Umbria è purtroppo tra queste, il numero è stato persino dimezzato. Eppure, verrebbe da ricordare, che siamo nel corso della quinta ondata e che, a combattere sulla barricata che difende i reparti di rianimazione, ci dovrebbe essere un robusto esercito, impegnato a ricostruire volta per volta e soprattutto ad ogni focolaio, la rete dei probabili positivi. Facendo quindi scattare le quarantene e mitigando l’ulteriore scia di contagio. Si devono rintracciare dai 10 ai 15 contatti per ogni positivo, ovvero mediamente quelli che una persona incontra in due giorni. Verrebbe altresì da ricordare che persino nelle scuole, si è comunemente d’accordo, a garantire una efficace attività di contact tracing, atteso che, ad ogni positivo, si deve eseguire il tampone ‘alla classe’ e individuare i relativi contatti una volta rientrati in famiglia, in palestra, al bar, in piscina e negli altri luoghi della socialità. Ma chi dovrebbe tracciare, ovvero telefonare, individuare quali sono i soggetti da verificare?

Approfondimento Se si prova a sentire i sindaci, appena scatta un alert nelle scuole per uno studente risultato positivo, la prima informazione che circola è: quanto tempo impiega ora la Asl a prendere in mano la situazione e a definire l’entità di questo focolaio? Ovvero quando riusciremo a capire quanti sono i positivi reali e potenziali. Nel frattempo bisogna decidere se continuare a mandare i ragazzi a scuola oppure attivare la dad. Bene, i tempi per le Asl sono strettamente legati all’esercito sul fronte del contact tracing. Qual è quello umbro? I numeri rientrano nell’attività di report dell’Istituto superiore di sanità che ogni settimana monitora, se ogni regione, garantisce le «adeguate risorse». Il Sole24 Ore documenta come al 5 gennaio 2021 in Umbria c’erano 406 addetti al tracciamento che, al primo dicembre, cioè 11 mesi dopo, sono letteralmente dimezzati diventando 212, cioè 194 in meno per una percentuale di riduzione del 47,8 percento, tra le più alte in Italia, insieme a Emilia Romagna (-58%), Liguria (-50%), Lombardia (-47%), Bolzano (-51%), Puglia (-44%), Toscana (-45%) e Valle D’Aosta (-63).

Facendo due conti Gli attuali 212 addetti in Umbria, sono coordinati dai dipartimenti di prevenzione delle Asl. Stando all’andamento degli ultimi giorni, e cioè circa 100 nuovi positivi quotidiani e tenuto conto dei circa 10, 15 contatti da tracciare per ogni positivo, significherebbe, “rincorrere” un qualcosa come mille persone al giorno o più da invitare alla quarantena o programmare per i tamponi. Per poi eseguirli.

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