sabato 19 gennaio - Aggiornato alle 03:53

Umbra acque, si dimette maggioranza della Rsu: «Gestione personalistica nel silenzio dei soci pubblici»

Sede di Umbra Acque

«Da anni stiamo assistendo ad una gestione Aziendale tendente al personalistico e che non risponde alla missione primaria di Umbra Acque: la gestione del servizio idrico integrato». Inizia così la nota di Filctem Cgil e Femca Cisl con cui si spiega la decisione della maggioranza della Rsu di Umbra acque di dimettersi.

Aumento dei costi «A fronte di continui aumenti tariffari – sostengono i sindacati – l’azienda ha saputo rispondere solo con costanti riorganizzazioni, il cui effetto è stato un aumento ingiustificato dei costi, e di un continuo peggioramento dei conti economici e di tutti gli indicatori rispetto agli utenti. Le perdite della rete idrica passate dal 30% al 56%, il non rispetto dei tempi e dei modi stabiliti dalla Carta dei Servizi, le lunghe code che sempre più frequentemente si verificano agli sportelli nonostante l’impegno continuo di tutti i dipendenti di Umbra acque, dimostrano la verdicità delle nostre affermazioni».

Esternalizzazioni Cgil e Cisl affermano di continuare ad assistere da tempo «all’esternalizzazione di attività essenziali per la gestione del servizio, con sempre meno gare di appalto e sempre più frequenti assegnazioni dirette di appalti ad aziende del gruppo Acea (vedi Ingegnerie Toscane ed Aquaser) di cui nel tempo si sono acquistate quote irrisorie, non permettendo così la partecipazione alle gare di appalto ad altre società che potrebbero garantire più concorrenzialità e relativo decremento dei costi. L’abbattimento delle professionalità, un tempo vanto di Umbra acque, con diversi trasferimenti ingiustificati ed ingiustificabili; il sotto utilizzo del personale e dei mezzi (pagati dagli utenti), con conseguenti aumenti, sono altre manifestazioni della superficialità della gestione aziendale».

Spese e poca trasparenza «A fronte inoltre della scarsità delle risorse tariffarie da sempre addotte dal management – prosegue la nota – assistiamo, su indicazione esclusiva del socio privato, al rinnovo del sistema informatico gestionale, con una spesa superiore, solo per quest’anno, al milione di euro, sistema che va a sostituire il precedente acquistato solo due anni fa e pagato naturalmente dagli utenti. Anche i metodi messi in atto per le assunzioni e gli avanzamenti di carriera, di volta in volta difformi, quasi fossero stati, a pensar male, studiati ad personam, contribuiscono a diminuire la trasparenza a discapito della meritocrazia, che invece dovrebbe qualificare le aziende che gestiscono servizi e soldi pubblici e di pubblica utilità».

Silenzio assordante Tutto questo avviene, secondo i sindacati «nel silenzio assordante dei soci pubblici, ai quali ovviamente chiediamo conto di quanto è avvenuto e sta avvenendo». A fronte di tutto ciò, Cgil e Cisl concludono dicendo che si adopereranno «con tutti i mezzi a loro disposizione, affinché nessuno possa continuare a danneggiare un’azienda importante non solo per i cittadini utenti della Provincia di Perugia ma per tutta la Regione».

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