giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 21:34

Tumore del collo dell’utero, in Umbria «attenzione altissima» ma 14 mila donne non fanno lo screening

I dati del sistema di sorveglianza Passi in occasione della settimana europea per la prevenzione di questa patologia

Un ospedale

In Umbria «è altissima» l’attenzione alla prevenzione del tumore del collo dell’utero. Secondo i dati del sistema di sorveglianza Passi, resi noti dai servizi di Epidemiologia delle due Usl regionali in occasione della settimana europea per la prevenzione di questa patologia, che si celebra dal 21 al 27 gennaio, infatti, circa 9 donne su 10, fra 25 e 64 anni, si sottopongono a scopo preventivo allo screening (Pap-test o Hpv test secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali). Un dato che risulta «nettamente superiore» alla media nazionale. «Il test preventivo di screening per il tumore del collo dell’utero – spiega Carla Bietta, responsabile del servizio epidemiologia della Usl Umbria 1 – viene eseguito prevalentemente all’interno dei programmi organizzati dalle Asl (67%, circa 161 mila donne che si sono sottoposte al test), mentre una quota inferiore ma consistente (20%) fa prevenzione per iniziativa personale fuori dai programmi organizzati, sostenendo del tutto o in parte il costo».

Screening «Complessivamente – aggiunge – la quota di donne che fa un test preventivo di screening per il tumore del collo dell’utero (dentro o fuori i programmi organizzati) è maggiore fra le più istruite, fra coloro che riferiscono minori difficoltà economiche e fra le donne di cittadinanza italiana». Nonostante ciò, restano circa 14 mila donne che dichiarano di non aver mai fatto lo screening e 18 mila che riferiscono di averlo fatto da più tempo del periodo raccomandato. La motivazione più frequentemente addotta per la mancata esecuzione – è detto in un comunicato dell’Usl 1 – è l’idea di non averne bisogno (28%) o di non aver avuto tempo (18%). L’intervento più efficace nel migliorare l’adesione allo screening, si conferma essere l’invio della lettera di invito da parte della Asl, associato al consiglio del medico-operatore sanitario. La copertura dello screening cervicale non è uniforme sul territorio nazionale: c’è infatti una variazione nord-sud a sfavore delle regioni meridionali. In questo contesto – prosegue la nota – l’Umbria si conferma «una delle regioni più virtuose», con un dato migliore rispetto al valore medio nazionale e un continuo aumento di donne che fanno i controlli grazie agli screening organizzati.

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