mercoledì 26 giugno - Aggiornato alle 04:39

Circa 140 mila tonnellate rifiuti verso inceneritori Terni, assessore Cecchini: «Non autorizziamo»

foto archivio Umbria 24

La possibile riaccensione dell’ex Printer non agita solo il comitato no inceneritori ma investe di preoccupazione anche M5s, Uiltrasporti e comitato No inceneritori. Il rischio, abbastanza concreto, che nei due inceneritori possano bruciare a Terni migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti da fuori regione fa pensare, come scrivono i 5 stelle, che Terni possa diventare la «ciminiera unica del centro Italia, il ricettacolo della monnezza di Roma e del Lazio». Nel tardo pomeriggio l’assessore regionale Fernanda Cecchini ha affermato: «La giunta non ha autorizzato né intende autorizzare l’arrivo di alcuni rifiuti provenienti da fuori regione».

Acea Intanto, però, la prossima conferenza dei servizi, è fissata in Provincia per il 18 agosto, sarà in quella sede che le autorità preposte decideranno il futuro del termovalorizzatore, dopo la richiesta di autorizzazioni avanzata da parte di Acea, in cui si chiede di poter bruciare 30 mila tonnellate in più di frazione secca dei rifiuti solidi urbani. «Dopo la notizia della riaccensione del secondo inceneritore, senza passare per la valutazione di impatto ambientale, ci troviamo di fronte ad un bivio cruciale per il futuro di Terni e per la salute dei suoi cittadini – scrivono dal Movimento. Un balzo all’indietro di 20 anni che riporta la nostra città all’epoca dell’orrore dei tre inceneritori. In piena estate si cerca di far passare sotto silenzio una scelta che condizionerà la vita di tutti i ternani».

La frecciata al Pd Secondo i grillini il disegno è chiaro: «far diventare Terni la ciminiera unica del centro, il ricettacolo della monnezza di Roma e del Lazio». Queste operazioni, secondo loro, sono propedeutiche ai fini di ciò che sarà la fase due del decreto Sblocca Italia, quella attuativa in cui verranno designati gli inceneritori che saranno dichiarati siti strategici. Ogni soggetto – avvertono – in questa partita ha la responsabilità di fare la sua parte per impedire questo scenario apocalittico a partire da chi ha in mano il controllo totale su questa scelta e detiene la filiera di governo che parte dal Comune e arriva in parlamento europeo: il Partito Democratico. Il cambio di passo che richiede questo momento parte dal primo punto all’ordine del giorno del consiglio comunale di domani, con l’istituzione della commissione speciale sulla questione ambientale attraverso cui sviluppare una posizione unitaria di tutta la città.

«Il regalo di Renzi ai ternani » I pentastellati incalzano ulteriormente, tirando in ballo anche il premier Matteo Renzi: «140 mila tonnellate di rifiuti da bruciare: questa la quota individuata dal Governo a carico della Regione Umbria», si legge nella nota firmata dal senatore Stefano Lucidi, dal consigliere regionale Andrea Liberati e dal consigliere comunale Thomas De Luca. «Gli inceneritori ternani – continua la nota – sono gli unici due impianti presenti in Umbria in grado di accogliere questa folle richiesta. Terni è una città al collasso, in emergenza sanitaria in cui piuttosto che essere attivate procedure di screening straordinarie e presidi sanitari in grado di prevenire l’insorgenza di patologie legate all’inquinamento, pienamente evidenziate dallo studio Sentieri, vengono accesi a pieno ritmo due mostri che emetteranno polveri e veleni soffocando per sempre la nostra città. I nostri politici locali hanno nel corso di questi anni preparato la strada a questo momento. Di fronte a questa apocalittica realtà, la risposta arrivata ieri dal Partito Democratico è stata quella di bocciare la commissione speciale sulla situazione ambientale proposta dal M5S, unico strumento in grado di sviluppare una relazione in cui esprimere una posizione unitaria di tutta la città da portare sui tavoli della Regione e del Governo. La condotta negazionista del sindaco Di Girolamo si ripresenta per l’ennesima volta di fronte ad uno dei momenti più delicati della storia della nostra città».

Uiltrasporti «Incomprensibile, oltre che inaccettabile, sarebbe la scelta di smaltire attraverso il termovalorizzatore Acea di Terni i rifiuti romani e laziali». Questo l’allarme lanciato da Fabio Pecorari, segretario di Uiltrasporti Terni, e Stefano Cecchetti, segretario generale di Uiltrasporti Umbria. «Mentre la giunta regionale dell’Umbria – affermano Pecorari e Cecchetti – ha provveduto ad adottare le modifiche al Piano regionale dello smaltimento rifiuti, in cui si abbandona in via definitiva la strada che portava allo smaltimento finale tramite incenerimento,  a Terni si sta pensando di autorizzare Acea a speculare e fare affari sulla pelle dei cittadini ternani. Si va oltre la solidarietà territoriale nei confronti dei cittadini laziali – commentano da Uiltrasporti Terni e Umbria –. Qui si tenta solo di guadagnare soldi. Roma Capitale non possono pagarla gli umbri e i ternani, quindi ci associamo a chi grida ‘no’ con convinzione assoluta . Non possiamo sempre cedere alle lobbie del guadagno facile».

No inceneritori A intervenire anche il Comitato No inceneritori: «Apprendiamo in queste ore che il decreto sblocca Italia è stato di fatto approvato e verrà attuato a brevissimo, per l’Umbria saranno previste 140 mila tonnellate di rifiuti destinate alla combustione. Ovviamente gli impianti ai quali saranno destinate sono i due presenti nel ternano, che a pieno regime sono in grado di utilizzare 150 mila tonnellate. Il governo ha calcolato tutto, archiviando anche il CSS, che è stato solo una scusa, il combustibile saranno rifiuti al 100%. Gli impianti: Acea e Ternibiomassa, saranno in grado di utilizzare tale materia prima a fronte di una modifica dell’autorizzazione, che ormai risulta solo una formalità. Il governo ha fatto la sua mossa durante l’estate, sperando che questa decisione passasse in sordina, senza attirare troppo l’attenzione, purtroppo per loro il comitato continua a stare sul pezzo, la lotta per i ternani non va mai in vacanza. Per questo nel mese di agosto promuoveremo una conferenza stampa e un’iniziativa per riportare al centro del dibattito della questione i cittadini. Non è assolutamente possibile giocare con la salute pubblica a colpi di decreti, bypassando totalmente la volontà della popolazione, con la complicità di un’amministrazione regionale che non ha alzato un dito di fronte a questa decisione. Aspettiamo con rassegnazione anche la posizione del sindaco, che potrebbe essere l’unico a mettere un freno a tutto questo, ma sappiamo già quale sarà la sua scelta».

Lucidi scrive al prefetto Nel frattempo il senatore Stefano Lucidi ha scritto al prefetto per chiedere che venga rinviata la conferenza dei servizi del 18 agosto sulla richiesta di Acea di bruciare circa 30 mila tonnellate di rifiuti nell’impianto di Maratta: «La convocazione – si legge nella missiva del parlamentare umbro – è in contrasto con la Convenzione di Aarhus in materia di accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico ai processi decisionali e accesso alla giustizia in materia ambientale, visto che non esistono al momento informazioni disponibili on line nel sito istituzionale, chiare e condivise circa l’oggetto e soprattutto la documentazione inerente la Conferenza; la data scelta per la Conferenza (18 agosto) non sembra essere corretta sotto un profilo di opportunità, poiché cade esattamente nel periodo di riposo della cittadinanza e dei lavoratori, che normalmente e come dovuto riservano questo breve periodo ad attività personali e familiari; la scelta della data sembra essere piuttosto pretestuosa; la contaminazione delle matrici aria, acqua, suolo, l’inquinamento di tipo alimentare, la problematica sanitaria ormai evidente, impongono scelte opposte rispetto a quelle gravissime che si potrebbero intraprendere a seguito di una conferenza non partecipata».

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