mercoledì 17 luglio - Aggiornato alle 01:04

Trasporti, via ai tagli dal 7: ecco le linee più colpite. Preoccupazione per quelle scolastiche

Fino all’11 settembre sforbiciata da 1,350 milioni di km e 3,2 milioni di euro. Poco più di due mesi per evitare ridimensionamenti durante l’inverno. Sciopero a fine luglio

Un autobus di Busitalia (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Nei mesi estivi un taglio da 1,350 milioni di km, nella speranza di trovare una soluzione che scongiuri un’altra sforbiciata di pari entità entro l’avvio del nuovo anno scolastico. Mercoledì mattina a Perugia, nella sede dell’assessorato regionale ai Trasporti in piazza Partigiani, è andato in scena l’atteso incontro tra istituzioni e Busitalia sul futuro del trasporto pubblico locale. Da una parte del tavolo l’assessore Giuseppe Chianella, il dirigente Alfiero Moretti e Velio Del Bolgia di Busitalia; dall’altra il presidente di Anci Francesco De Rebotti, le due Province e i rappresentanti di tanti Comuni, da Perugia a Terni fino a Foligno, Spoleto, Orvieto, Assisi e alcuni di quelli più piccoli.

Via ai tagli Obtorto collo, i sindaci e i presidenti delle Province nei prossimi giorni scriveranno le delibere con cui si dà il via libera ai tagli estivi, che partiranno il 7 luglio e dureranno fino all’11 settembre. Questa prima tranche, come emerso da giorni, colpirà in primis le linee extraurbane: 900 mila i km in meno previsti, mentre i restanti 450 mila riguarderanno le urbane. Il grosso dunque verrà scaricato sulle corse che nei mesi invernali sono frequentate soprattutto da studenti, ma è chiaro che se non si troverà una soluzione con l’avvio del nuovo anno scolastico bisognerà incidere anche su questo fronte; uno scenario da brivido per i sindaci. I tagli estivi valgono 3,2 milioni di euro, cifra che lieviterà a sei se dovessero scattare anche quelli invernali.

Le conseguenze Quali saranno le ripercussioni sui territori? A Perugia per esempio la riduzione delle corse extraurbane sarà del 50 percento, mentre per quanto riguarda le urbane saranno salvaguardate le direttrici principali; le riduzioni si concentreranno più che altro negli orari con meno utenza, cioè tra le 9 e le 12 e tra le 15 e le 18, anche se in alcuni casi più che di una riduzione delle frequenze si dovrà parlare di soppressioni. Per mettere nero su bianco i tagli però i Comuni hanno chiesto delle contropartite: in primis la riscrittura della delibera della Regione (i sindaci non vogliono finire sul banco degli imputati per il mancato versamento dell’Iva), poi tagli che riguardino anche il ferro, sacrifici distribuiti equamente tra i cittadini e la prosecuzione dei lavori del tavolo tecnico per arrivare a una rivisitazione complessiva del sistema. Oltre a ciò, è stato chiesto di accelerare sulla trasformazione di ciò che rimane di Umbria mobilità in nuova Agenzia regionale per la mobilità, il che permetterebbe di non sottoporre a Iva i costi del Tpl (mossa che annualmente potrebbe far risparmiare intorno agli 8 milioni).

VIDEO – ROMIZI E DE REBOTTI: «TAGLI INACCETTABILI»

VIDEO – LA PROTESTA DEI SINDACATI IN PIAZZA

Ammanco strutturale Al di là delle operazioni nei singoli Comuni però, che ovviamente saranno differenti, a preoccupare (e non poco) è il futuro. L’ammanco, come chiarito mercoledì, per il 2019 ammonta a 16 milioni di euro, dei quali sette saranno garantiti dalla Regione con l’assestamento di bilancio che dovrà essere approvato entro la fine di luglio. Altri tre milioni però, relativi all’Iva 2019, la Regione li vorrebbe da Comuni e Province. E proprio sui 21 milioni di Iva non pagata dai Comuni, che la Regione nell’ormai famosa delibera ha indicato come una delle ragioni della crisi, l’Anci ha presentato un documento in cui in sostanza si spiega che i sindaci non dovrebbero versarla. La partita è complessa: l’imposta fino al 2012 veniva pagata dai municipi alle aziende che svolgono il servizio, con lo Stato che in un secondo momento rimborsava la cifra alla Regione la quale, a sua volta, la riversava nel fondo regionale.

Passato e futuro Lo Stato però da tempo non la rimborsa più e allora – dicono i Comuni – perché la dovremmo pagare noi? «Ci pensi la Regione» spiegano in sintesi i primi cittadini, mentre Palazzo Donini ha ribadito che il ‘buco’ va imputato proprio ai mancati versamenti. In realtà però lo squilibrio è strutturale e va avanti da quando è nata l’azienda unica regionale dei trasporti, con la Regione che da lì in avanti ha messo sul tavolo le risorse per far funzionare il servizio. I Comuni hanno chiesto a Palazzo Donini perché non si è intervenuto prima e hanno puntato il dito anche contro il ritardo con cui si svolgerà la gara unica di bacino, programmata per il 2020 ma che doveva essere fatta da anni. La quantità di risorse che sarà possibile mettere sul tavolo è uno dei temi che più preoccupa Comuni e sindacati: l’azienda ha ribadito che annualmente il servizio costa 61 milioni di euro, mentre nella delibera se ne ipotizzano 40, con tutte le conseguenze del caso. Nelle prossime ore ci sarà l’incontro con i sindacati, che per questa prima tranche di tagli prevedono conseguenze su 140 turni lavoro e che sono pronti a indire una giornata di sciopero a fine luglio.

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.