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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 06:24

Trasimeno 1,40 metri sotto zero idrometrico, Cgil: «Rischiamo estate peggiore di questa»

«Intervenire subito con manutenzione straordinaria dei fossi e dei canali, poi adduzioni»

«Abbiamo sentito la responsabilità come Cgil di richiamare l’attenzione sulla situazione del lago Trasimeno, che sta vivendo, tutt’oggi, una crisi idrica profonda (siamo ancora oltre un metro e quaranta sotto lo zero idrometrico), che rischia di avere risvolti sociali ed economici gravissimi. I cittadini e le istituzioni del territorio, giustamente, chiedono interventi immediati e concreti per evitare che la prossima estate possa essere ancora peggiore di quella trascorsa». Sono le parole di Simone Pampanelli, segretario generale della Cgil di Perugia, che ieri ha aperto l’iniziativa ‘Transizione Trasimeno’ che si è svolta nei locali del Comune di Castiglione del Lago e alla quale hanno partecipato numerosi cittadini, operatori economici del lago, scienziati, rappresentanti dell’università, sindaci, la consigliera regionale Simona Meloni e numerosi rappresentanti delle associazioni del territorio. Un confronto che si è aperto con la proiezione del minidoc ‘Il lago che si asciuga’, di Fabrizio Ricci, dal quale è scaturito poi un dibattito aperto su problematicità e prospettive per il Trasimeno. Dibattito che ha messo in evidenza, a partire dalla relazione di Mauro Moriconi, responsabile per l’area Trasimeno della Camera del lavoro, le tante contraddizioni che oggi non consentono di intervenire in maniera efficace per aiutare il lago ad uscire da una crisi che il cambiamento climatico rischia di rendere strutturale e per immaginare un nuovo modello di sviluppo per il territorio. 

«Siamo consapevoli della complessità del problema – ha sottolineato Pampanelli – ma l’immobilismo istituzionale, a tutti i livelli, compreso quello nazionale (il Trasimeno, ricordiamo, è il quarto lago d’Italia e il primo del Centro), è a questo punto inaccettabile. Non a caso avevamo invitato alla nostra assemblea la presidente della Regione, Donatella Tesei, che però aveva altri impegni istituzionali. Tuttavia, dai tanti interventi portati al dibattito è emersa con chiarezza la necessità di costruire un patto, tra istituzioni, parti sociali, imprenditori, associazioni e cittadinanza, che porti ad individuare interventi di breve, medio e lungo periodo, da una manutenzione straordinaria dei fossi e dei canali che devono portare l’acqua al lago, oggi totalmente assente, alla cura dei terreni privati intorno al bacino, al dragaggio, fino ai progetti più grandi di adduzione idrica da Monte Doglio (serve riaprire un’interlocuzione seria con la Toscana) e, in futuro, da Valfabbrica». Ma accanto al tema dell’acqua, ovviamente centrale, c’è quello dell’identità stessa del Trasimeno, della sua vocazione, che va ripensata, anche proprio in virtù della necessaria transizione ecologica.

Strategico è poi il ruolo della ricerca e da questo punto di vista il lavoro compiuto dall’Università degli Studi di Perugia. «Negli ultimi 30 anni la disponibilità di acqua in Italia si è ridotta del 30% – ha osservato nelle sue conclusioni Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della Cgil nazionale – ma l’impressione è che di questo cambiamento non ci sia piena consapevolezza a livello istituzionale. Gli eventi climatici estremi, sempre più frequenti, come abbiamo purtroppo visto ancora una volta in questi giorni, mettono in evidenza la fragilità dei nostri territori, sui quali non si fa più manutenzione. Eppure – ha aggiunto Fracassi – le risorse economiche, dal Pnrr, ai fondi strutturali europei, alle risorse nazionali, che vanno attivate, ci sono, si tratta di fare scelte e sicuramente un piano di manutenzione straordinaria del Trasimeno è una scelta da fare subito. Come Cgil, anche a livello nazionale, ci batteremo affinché questo, come altri interventi vitali per i nostri territori, vengano realizzati». 

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