lunedì 27 gennaio - Aggiornato alle 02:49

Tk-Ast, domenica riunione straordinaria delle Rsu: «Va fatta una valutazione oggettiva»

Nuove assemblee con i lavoratori

di Marco Torricelli

La decisione è presa: domenica mattina le Rsu dell’Ast si ritroveranno per una riunione straordinaria. Le crescenti polemiche tra i lavoratori – qui di seguito il botta e risposta epistolare che è solo la spia della situazione – ha portato alla convocazione.

LA VERTENZA AST

La riunione «Va fatta una valutazione oggettiva», – spiega un sindacalista – di tutto quello che sta accadendo, ma il percorso è tracciato ed è stato avallato dall’assemblea dei lavoratori. Dobbiamo però riflettere tra di noi e decidere se, magari, non sia il caso di tornare ad ascoltare i lavoratori».

L’ASSEMBLEA DECIDE: LO SCIOPERO PROSEGUE

L’ex delegato Dopo le polemiche sulle voci anonime che si levavano nei confronti della gestione della vertenza, adesso la contestazione ha un nome e una faccia. Lui è Michele Dettori e la sua lettera ai media è destinata a riaccendere proprio quelle polemiche. Ecco cosa scrive: «Dopo varie sollecitazioni pervenutemi da lavoratori che mi conoscono all’interno dello stabilimento come ex coordinatore delle Rsu Tk-Ast della Fiom Cgil, scrivo per diffondere il ‘grido d’aiuto’ delle persone che oggi sono ostaggio della vertenza Tk-Ast. Parlo di ostaggi, perché di questo si tratta, in quanto se è vero che questa vertenza ha esordito con una condivisione quasi totale da parte dei lavoratori, ad oggi la condizione è completamente ribaltata. Nei vari presidi ,di questa situazione, ne sono tutti coscienti, a partire da molti Rsu, ma la mancanza di coraggio delle segreterie sindacali non permette di far emergere l’anima responsabile dei lavoratori che sono pronti a riprendere le attività produttive. Parlo di anima responsabile ma questo non significa rassegnata, in quanto la mia esperienza sindacale mi ha sempre portato a difendere il lavoro, ma per farlo le fabbriche devono essere aperte. Oggi è il momento che emerga il coraggio di quelle organizzazioni sindacali che hanno guidato questa vertenza nell’accenderla, ed ora per responsabilità dovranno farlo per spegnerla. Nelle ultime ore si sono registrate schermaglie anche tra segreterie, che nella vertenza del ‘magnetico’ erano state identificate come ‘i falchi e colombe’. Oggi è il momento che emerga il coraggio di quelle organizzazioni sindacali che hanno guidato questa vertenza nell’accenderla, ed ora per responsabilità dovranno farlo per spegnerla. Ritengo inoltre che oggi ci si trovi ad un bivio, dove ai passi fatti in avanti dall’azienda devono seguire i passi in avanti del sindacato. La mia storia sindacale mi impone di rendere pubblica una mia scelta, maturata durante questi giorni difficili e che è conseguenza degli errori macroscopici che sta facendo l’organizzazione alla quale prima della vertenza versavo il mio contributo della tessera d’iscrizione. Potrei soffermarmi a fare una analisi di tutta la vertenza che personalmente e pubblicamente non ho mai condiviso, ma non penso sia utile a nessuno in questo momento, mentre penso che sia necessario che le segreterie sindacali e le Rsu si adoperino da subito a far esprimere tramite referendum a voto segreto i lavoratori , per uscire dallo stallo e decidere se riprendere le attività produttive , permettendo quindi realmente di difendere il posto di lavoro, il salario, la fabbrica e la città».

La replica A strettissimo giro arriva la replica, da parte di Simone Armadori, un giovane operaio. Ecco la sua lettera: «Caro Michele, mi spiace sentire che ti senti ostaggio dei tuoi colleghi, mi spiace sentirlo ora che siamo forse alla fine e non averti mai sentito in questo mese. Ma sinceramente non capisco come chi ha scelto deliberatamente di non partecipate a questa protesta non ritrovandosi concorde fin da principio nelle modalità che sono state seguite possa definirsi ostaggio. Ti è stato mai impedito o inibito l’accesso alla fabbrica? Mi chiedo come sia possibile che una persona che se n’è sempre estraniata ora, in questa delicata fase, inizi ad interessarsi alla vicenda e in una maniera assolutamente disfattista che mira a dividere e dissolvere l’unità che c’è stata fino ad ora. Perché sia ben chiaro che fino a oggi di voci fuori dal coro non si sono viste. Forse nascoste nell’ombra, timorose di chissà cosa, forse voci flebili, o lontane. Magari non essendo alle assemblee non potevi saperlo!? Come mai questa fazione che non crede più che sia giusta la modalità che si sta adottando ha cercato un messia proprio in te che te ne sei sempre scostato? Come mai non ha espletato da sola i suoi bisogni. Sei uno dei pochi che a livello economico non ha risentito di questa protesta, ma ti senti in diritto di prendere le parti di chi è stanco di perder soldi per una cosa in cui non crede più, o che semplicemente ha scelto di accontentarsi perché forse le questioni che ancora mancano non lo riguardano (integrativo in primis). Penso che chi t’ha cercato dovrebbe avere coraggio di mostrarsi in prima persona e non di nascondersi dietro ad altri che fino a ieri pensavano solo ai propri interessi. Penso che a criticare col senno di poi è troppo facile. Penso che il coraggio di essere contestati su un palco come ha fatto Coronelli (un dipendente Ast che aveva proposto, in assemblea, di rimodulare lo sciopero; ndr) valga molto più di tanti pianti scritti comodamente a casa. Penso che nessuno ad oggi di quelli che contestano è mai riuscito a dirmi come avrebbe svolto la protesta riuscendo a portarla al livello nazionale e ottenendo la vista mediatica che c’è stata, e questo mi mette tristezza perché mi fa capire quanto poco queste persone siano interessate alla salvezza della fabbrica. Penso che il diritto di votare in una protesta assenteista lo dovrebbe avere chi ha partecipato perché la democrazia si basa sui principi di uguaglianza è vero ma anche su principi di fedeltà alla causa e onestà, altrimenti è solo una burla. La dittatura che state inventando non esiste se non nelle vostre parole. Ad ogni assemblea, ad ogni iniziativa si è data la parola a chi la volesse, ma stranamente solo ora quando dopo innumerevoli sacrifici economici, familiari, psicologici, (ovviamente di chi ha partecipato attivamente) giunti quasi ad una soluzione, c’è chi punta a dividere, a rompere le linee ed indebolire, ad insinuare il dubbio in chi spezzato dai problemi economici che ovviamente crea una situazione del genere cerca una boccata d’ossigeno non pensando che con una boccata si va poco più in là. Far sì che tutta l’intelligenza e la calma che c’è stata fin ora sfoci in qualche atto ostile. Mi chiedo se non sia quasi una scelta precisa, un intento di qualcuno. In conclusione, sono stanco di questo vittimismo borghese, che mira solo a volere una giustificazione che consenta a qualcuno di sentirsi con la coscienza pulita per poter tornare a lavoro. Se tutto quest’impegno molte di queste persone l’avessero messo in questa protesta o quotidianamente nel loro lavoro non saremmo oggi in queste condizioni. Ne sono convinto! Credo infine che sia ironico che chi non ha mai partecipato e è stato sempre libero di accedere in fabbrica chieda un referendum per rientrare. Come l’hai fatto te non lo può fare chi vuole? Lasciateci cercare di salvare questa fabbrica in pace!».

Renzi-Guidi Non è casuale che questo avvenga poche ore dopo l’ultima sortita del presidente del consiglio: «Siamo veramente vicini alla soluzione – ha detto Matteo Renzi nella mattinata di venerdì – e se prevale il buon senso, si chiude». E il ministro Federica Guidi ha ribadito i concetti già espressi giovedì: «Chiedo un atto di responsabilità da parte di tutti perché c’è l’opportunità di arrivare a una conclusione del negoziato sulle acciaierie di Terni già mercoledì. Faccio appello al senso di responsabilità di tutti perché si possa arrivare alla chiusura dell’accordo e non si lavori per perdere. Si e arrivati ad una definizione dell’accordo molto vicina alle aspettative sia per la continuità produttiva che per la ricaduta occupazionale, i macro paletti sono stati rispettati. Permangono delle differenze di vedute sull’ integrativo aziendale, una parte che non riguardarebbe il governo, ma le parti ce l’hanno chiesto e noi volentieri abbiamo accompagnato questo processo. Anche qui ci sono passi in avanti e se permangono delle distanze cercheremo di colmarle. Il blocco dell’azienda ci preoccupa e per questo chiediamo un atto di responsabilità per verificare i passi in avanti compiuti».

Marini Sulla vicenda interviene anche la presidente della Regione, Catiuscia Marini, secondo la quale l’accordo sul quale si tornerà a discutere mercoledì «è un significativo passo in avanti e una modifica sostanziale anche rispetto al piano presentato il 18 luglio: contiene gli elementi più importanti per noi come Regione, come acciaierie e come Terni, in particolare quelli del mantenimento dei volumi produttivi e del mantenimento del secondo forno». Secondo la presidente Marini «le modalità con cui si sciopera le decidono i lavori all’interno dell’azienda e le organizzazioni sindacali. E’ altrettanto evidente che oggi stiamo discutendo nel merito di una nuova proposta e quindi tutti noi auspichiamo che si possano articolare in maniera diversa anche le forme di protesta».

Landini Il leader della Fiom, Maurizio Landini, intanto, ribadisce: «Non firmeremo licenziamenti a Terni né da nessuna altra parte, se lo tolgano dalla testa. A ottobre il Governo ci ha proposto la diminuzione dei salari e di accettare i licenziamenti. Sia noi che altri sindacati abbiamo rifiutato perché, se il governo per risolvere la crisi ti fa una proposta del genere, poi farà così su tutto e non lo potremo mai accettare. Se passa la strada dei licenziamenti, della riduzione dei salari e dei diritti, questa diventerà la linea con la quale si affronteranno tutti i problemi». Evidentemente Landini è certo che mercoledì prossimo al Mise l’azienda accetterà di non ‘tagliare’ più una buona parte del salario previsto nel contratto integrativo, che nel 2013 valeva 17 milioni di euro e che ora dovrebbe ridursi a poco più di 8, mentre i sindacati ne propongono 11».

Essen Poche ore prima, invece, un altro pensiero a Terni lo aveva rivolto Guido Kerkhoff, membro dell’executive board di ThyssenKrupp AG, che agli azionisti in festa – la multinazionale, dopo tre bilanci in perdita è tornata a distribuire dividendi – ha spiegato che «abbiamo in programma di effettuare ampie misure di ristrutturazione della produzione e dell’amministrazione. Ciò comporta anche una riduzione del personale». E questi non sono punti di vista. Sono altro: sono, certamente poco piacevoli per Terni, ma impegni presi con gli azionisti.

Morselli Come lo sono – ma con due «se» in una frase sola: così, per dire – quelli quelli dell’ad, Lucia Morselli, che nella lettera aperta ai lavoratori ha ribadito che «nei prossimi due esercizi saranno in funzione entrambi i forni. L’obiettivo è quello, nonostante i risultati negativi degli ultimi sei anni, di dimostrare come sia possibile arrivare a un ragionevole livello di profittabilità con tale assetto produttivo e quindi con entrambi i forni in funzione. Se questo risultato sarà raggiunto e se il mercato ne giustificherà l’utilizzazione, i due forni continueranno a operare insieme».

L’assemblea Giovedì, comunque, i sindacati hanno detto ai lavoratori che si sono «fatti dei passi in avanti» nella trattativa e che mercoledì prossimo, quando si tornerà a discutere al Mise, si affronteranno «i punti problematici della vertenza: i licenziamenti – spiega il segretario nazionale della Fismic, Marco Roselli – che non possono essere accettati, e lo stesso vale per aziende terze, come la Ilserv, dove i dipendenti debbono avere una garanzia di continuità lavorativa». Alla fine, però, «i lavoratori hanno scelto a maggioranza di proseguire lo sciopero – dice Maria Antonietta Vicaro, segretario nazionale della Ugl metalmeccanici – e mantenere i presìdi anche se non sono mancate posizioni diverse, ma c’è la necessità di avanzare nel percorso di dialogo avviato per ottenere giuste garanzie da azienda e governo».

Sciopero e stipendi Lo sciopero, insomma, va avanti almeno fino a giovedì prossimo, visto che la trattativa al Mise riprenderà nel pomeriggio di mercoledì e tutto lascia prevedere che sarà un’altra tirata notturna. Ma alle viste c’è un problema che si riproporrà a breve: gli stipendi. Perché è vero che quelli che i lavoratori di Ast dovrebbero percepire il 27 – giovedì prossimo e relativi al mese di ottobre – saranno ‘alleggeriti’ dai primi giorni dello sciopero ad oltranza che stanno portando avanti da 31 giorni e che è iniziato nel pomeriggio del 22 di ottobre, oltre che dalle altre giornate di sciopero che nello stesso mese erano state organizzate, ma il timore è che – pur ipotizzando una ‘deroga’ da concedere al personale addetto alla preparazione delle buste paga, che potrebbe essere esentato dallo sciopero per il tempo necessario – si registri un nuovo ritardo nei pagamenti, visto che lunedì sarà il 24 del mese.

L’AST IN UN MINUTO

Unità di intenti Ma i sindacati hanno detto anche altro, nel corso dell’assemblea: «Noi siamo uniti – ha detto Rosario Rappa (Fiom). Lo sono le segreterie nazionali, perché non c’è nessuno che spinge per firmare, ed è forte il legame con le rappresentanze territoriali. Non è vero quello che scrive un sito regionale (il riferimento era ad Umbria24, bontà sua; ndr) che l’accordo lo faranno i ‘nazionali’ e poi ne scaricheranno la gestione sui ‘territoriali’. Si decide tutti insieme e si gestisce tutti insieme, ma solo dopo che i lavoratori, con un referendum, avranno dato il loro parere, che sarà vincolante». Se lo ha detto, e lo ha detto, non può che essere così: l’accordo, quando sarà firmato, lo gestiranno tutti insieme. Garantito.

 

 

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