giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:15

Tk-Ast, dall’8 via al confronto. L’azienda avverte: «Senza accordo, il 5 ottobre via alla mobilità»

Un accordo che ha necessitato di 17 ore di aspro confronto: la ThyssenKrupp, grazie alla mediazione del governo, dà disponibilità a trattare sul Piano lacrime e sangue presentato ad agosto. Ma sarà vero confronto? Sul patto arrivano le reazioni dal mondo politico e sindacale.

Marini La primissima reazione è della presidente Catiuscia Marini, presente al confronto, che su Facebook scrive: «Finito ora. Proposta del governo sottoscritta dalle parti! azienda! sindacati ed istituzioni…..ora si inizia il confronto nel merito. Ast è prima di tutto un patrimonio del Paese e dell’Umbria».

Lo sviluppo Poi la presidente – che alle 19 sarà alla festa de l’Unità di Terni insieme al vice ministro De Vincenti – ha spiegato, insieme all’assessore allo sviluppo economico, Vicenzo Riommi, che «il nostro auspicio è che tutte le parti si impegnino affinché nel corso della trattativa si punti a valorizzare soprattutto un confronto che miri ad un piano industriale che guardi al futuro, alle prospettive di sviluppo e non solo alle misure per risanamento delle acciaierie di Terni».

Il governo La presidente Marini e l’assessore Riommi rivolgono un «particolare ringraziamento al governo per il lavoro svolto in questi giorni e nelle ultime ore. Abbiamo sottoscritto l’accordo perché ne condividiamo i suoi contenuti, soprattutto nella parte in cui specifica l’importanza delle Acciaierie di Terni e impegna tutte le parti a ricercare un accordo che ne possa segnare la sua crescita».

Guidi Il ministro Federica Guidi spiega che «grazie all’impegno di tutti sarà adesso possibile ricercare un accordo sulla base del lodo del governo affinché l’Ast torni ad essere competitiva sui mercati salvaguardando al massimo l’occupazione e, dopo il primo incontro in programma per lunedì 8 settembre, una verifica  generale si farà il 29 settembre. Il Governo – spiega il ministero – eserciterà una attiva azione di monitoraggio per l’intera durata del confronto.

La strategia Ma il ministro dice anche molto altro, a ben vedere, quando parla della «strategia che il governo sta portando avanti nelle numerose vertenze che hanno investito i maggiori gruppi siderurgici operanti in Italia, dall’Ilva alla Lucchini e all’Ast di Terni». E che prefigura uno scenario ampio, nel quale gli impianti ternani potrebbero entrare a far parte di un disegno complessivo che, non è escluso, sia stato prospettato ed abbia pesato molto nella trattativa notturna.

Quadro nazionale Sul fronte dell’Ilva è stato raggiunto un accordo con il sistema bancario che consente la prosecuzione dell’attività, il pagamento delle spettanze ai lavoratori e ai fornitori, rendendo così possibile continuare la ricerca di un forte partner (come Arcelor Mittal e gli altri gruppi che hanno manifestato il loro interesse), in grado di sostenere gli ingenti investimenti necessari al suo rilancio. Per quanto riguarda la Lucchini, il ministro ha ricordato le trattative avviate dal commissario Piero Nardi con l’indiana Jindal per gli asset di Piombino e la vendita al gruppo Arvedi della controllata Ferriera di Servola, con un piano di investimenti per 172 milioni».

Di Girolamo Per il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, «il lungo incontro di Roma, che ha visto una partecipazione estremamente impegnata da parte del governo a partire dal ministro dello sviluppo economico, segna un primo punto di avanzamento su aspetti rilevanti della vertenza Ast. Si sono tolte dal tavolo le iniziative assunte unilateralmente dalla proprietà quali quelle riguardanti le procedure di mobilità e la disdetta del contratto integrativo aziendale. Da lunedì si apre il confronto, così hanno convenuto tutte le parti, per trovare le soluzioni più utili per efficientare lo stabilimento ternano, per renderlo più produttivo anche economicamente, tutelando al massimo l’occupazione partendo della condivisione di Ast come patrimonio industriale del Paese. C’è un rapporto diretto con la proprietà così come era stato richiesto, c’è la volontà del governo di giocare un ruolo forte nella vicenda e di assumere gli impegni che dovessero emergere come necessari a contribuire a una soluzione positiva della vicenda».

Le proposte La lunga notte di Roma, dice il sindaco, «ha messo in mostra il lavoro del governo, nella persona del ministro Federica Guidi e dei sottosegretari Claudio De Vicenti e Teresa Bellanova, l’impegno delle istituzioni locali, il senso di responsabilità dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, nonché la loro capacità di avanzare proposte concrete e articolate. Il confronto dunque va avanti, la straordinaria mobilitazione messa in campo da Terni e l’Umbria, con il sostegno di voci di grande rilevanza come quella di Papa Francesco, dovrà continuare ad accompagnarla».

L’Ast Ma la versione ufficiale di Ast, che «vede con soddisfazione l’accordo su ulteriori colloqui costruttivi», lascia intuire la volontà dell’azienda di non arretrare di molto, in fondo, dalle proprie posizioni. L’accordo, dice l’azienda, «stabilisce che la base di tutte le successive trattative sarà il piano industriale di Ast e il suo obiettivo di riduzione dei costi da 100 milioni di euro, entrambi i quali sono stati presentati dalla direzione di Ast il 17 luglio».

La mobilità Poi arriva l’avvertimento: «Nel caso in cui la trattativa non conduca ad una comune attuazione delle misure, Ast avvierà il 5 ottobre 2014 una nuova procedura di mobilità, atteso che quella attivata il 1° agosto, e già sospesa, è stata ritirata. Per confermare ad Ast il ruolo di competitor a lungo termine sul mercato dell’acciaio inox, la direzione della società ha presentato il 17 luglio un piano industriale, che prevede tagli in tutte le aree – operativa, strutturale, vendite e personale – da 100 milioni di euro l’anno. Un nuovo approccio di mercato e di vendita permetterà di ottenere maggiori profitti».

La ristrutturazione Materials Services, spiega la nota aziendale, «è convinta che la ristrutturazione della società sia essenziale per garantire ad
Ast un futuro a lungo termine. Negli ultimi anni la società ha subito perdite nette per diverse centinaia di milioni di euro. Ast è consapevole delle implicazioni per i dipendenti e per l’indotto. Pertanto sin da allora gli obiettivi costruttivi sono stati il target da raggiungere, in quanto una società vitale e competitiva rappresenta la migliore prospettiva per tutti gli operatori coinvolti».

Il cardinale Bassetti Il presidente della Ceu, a margine dell’incontro sul Fondo di solidarietà delle Chiese umbre per le famiglie in difficoltà’, ha fatto riferimento alla vertenza Tk-Ast: «Le parole del Papa – ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti – sono state profetiche e importanti: con il lavoro non si scherza. Questo primo risultato è un passo in avanti perché prevalga la solidarietà sulla logica del profitto».

Romanelli (Cgil) Soddisfatto il segretario della Cgil ternana, Attilio Romanelli: «Ora che abbiamo ‘pulito’ il tavolo dall’ipotesi di mobilità per 556 lavoratori, che non è più oggetto di discussione e dopo aver escluso ulteriori atti unilaterali da parte di Thyssen, è necessario mantenere un’attenzione altissima su quanto si è determinato con il documento uscito dal tavolo ministeriale. Nei prossimi giorni – spiega Romanelli – ci sarà bisogno di un grande impegno del sindacato e del governo per far ripartire al meglio la trattativa sul piano industriale che si aprirà lunedì 8 settembre, sempre al ministero. Ripartiremo dalla necessità condivisa di aggredire i 100 milioni di debito di Ast, ma mettendo sul tavolo ipotesi diverse sul come conseguire il risultato. E’ evidente ad esempio che in Italia esistono trattamenti molto diversi per le aziende energivore e che intervenendo su questi costi si possono conseguire risultati molto importanti. Inoltre va messa in campo una politica molto forte per gli approvvigionamenti di rottame, di nichel e di cromo, perché anche qui si possono determinare risparmi significativi».

Francescangeli (Ugl)  Secondo Daniele Francescangeli, segretario della Ugl ternana, «quello che si è costruito è un primo ed importante baluardo a difesa del lavoro a Terni, ma a questo primo ed essenziale risultato ora si dovrà dare continuità, con quella stesa unità di intenti che ha caratterizzato questa prima fase della vertenza. La stessa multinazionale, peraltro, deve prendere atto che quello messo in campo dal governo è stato uno sforzo notevole e per certi versi originale e forse unico. Per ThyssenKrupp questa potrebbe essere insomma un’occasione irripetibile per dare la dimostrazione di voler davvero lavorare e collaborare non solo per la salvaguardia, ma per il reale potenziamento del sito ternano. Un’occasione che ci auguriamo non voglia perdere».

Ghini (Uilm)  Anche dal fronte sindacale nazionale arrivano le prime reazioni. «Il confronto sulla vertenza Ast di Terni si è concluso nella notte con il ritiro della procedura di mobilità e della disdetta degli accordi integrativi aziendali da parte di TK e con la disponibilità a discutere su un piano industriale senza pregiudiziali». Lo rende noto Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm, secondo cui «si apre di fatto la trattativa ed il confronto per il rilancio di Ast». «La proposta del Ministero dello Sviluppo economico – aggiunge Ghini – presentata all’azienda e ai sindacati, prevede che gli incontri, per verificare le condizioni utili ad un accordo con soluzioni condivise per raggiungere l’obiettivo di risparmi (quantificato da TK in 100 milioni di euro), si tengano, già a partire dal prossimo 8 settembre, presso il dicastero stesso. Entro 30 giorni proveremo a verificare l’effettiva disponibilità di Thyssen Krupp ad un confronto serio sulla base del piano presentato. Siamo fermamente convinti – conclude Ghini – che saremo capaci di modificare e migliorare con una vera trattativa il testo in questione, in particolare sui livelli occupazionali e su scelte strategiche».

Barone (Cgil) Il responsabile industria della Cgil nazionale, Salvatore Barone, a sua volta spiega che quello della notte scorsa è «un risultato importante, ottenuto grazie alla determinazione unitaria del sindacato, alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori e di un intero territorio, dalle istituzioni ai cittadini, che si è mobilitato al loro fianco. Si avvia ora un confronto per dare un futuro credibile al sito di Terni, che ne valorizzi il ruolo strategico».

Bentivogli (Fim Cisl) La richiesta che viene dalla Fim Cisl alla ThyssenKrupp è di «esercitare le proprie prerogative senza la costante ricerca di uno scontro con il sindacato e le istituzioni italiane, investendo sulla trattativa». Lo sottolinea in una nota il segretario nazionale Fim Cisl, Marco Bentivogli, ricordando che dopo tredici ore di una complicatissima trattativa no-stop governo, azienda, Fim, Fiom, Uilm e istituzioni locali, sono arrivati alla sottoscrizione della proposta elaborata dal governo per l’Ast di Terni».

Vinti  Si è registrato, secondo l’assessore regionale Stefano Vinti, «un primo, seppur parziale, risultato positivo. Il fatto che sia stata accantonata la mobilità per 556 lavoratori, ed esclusa ogni altra iniziativa unilaterale della multinazionale tedesca, è un risultato che va nella direzione giusta: il piano Thyssen è stato accantonato. Ora deve prendere il via la trattativa vera, cioè un piano di sviluppo e consolidamento dell’Ast, attraverso un piano industriale credibile che salvaguardi i livelli occupazionali. Una trattativa che deve vedere protagonista anche l’Europa, in quanto il Piano europeo della siderurgia, parla della produzione di acciaio in Italia, e se il nostro Paese intende restare un paese industriale, non può prescindere dalla produzione dell’acciaio di Terni».

Leonelli (Pd) Il segretario regionale del Pd Umbria, Giacomo Leonelli, dice che vanno «particolarmente evidenziate la forza, l’autorevolezza e la determinazione con la quale il governo Renzi ha condotto l’incontro con l’effetto di aver determinato in capo alla Tk la riscrittura del piano industriale recentemente presentato. Si è data a una crisi terribile e a prospettive agghiaccianti per la nostra regione una prima risposta forte e concreta, senza slogan né folklore, che riaccende la speranza per il futuro della produzione dell’acciaio a Terni e in Umbria. La riscrittura del piano da parte dei vertici Tk, l’istituzione di un tavolo nazionale e l’allontanamento del maggiore pericolo, quello occupazionale, rappresentano un risultato importante, figlio soprattutto di una strategia condivisa e mirata a difendere le prospettive produttive e occupazionali della regione, nella consapevolezza che Ast è parte fondamentale del nostro patrimonio industriale».

Ferrara (Sel) Secondo il deputato di Sel, Ciccio Ferrara, «grazie alla lotta e alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori della Ast di Terni, la ThyssenKrupp ha ritirato le procedure di mobilità, una precondizione per poter discutere in tutta serenità sul futuro delle acciaierie. Una buona notizia che però non cancella le nostre preoccupazioni sul futuro dell’azienda di Terni. Il piano industriale presentata elementi di pesante ristrutturazione più che di rilancio dei processi produttivi. Il Governo ha il dovere di mantenere in Italia le produzioni e di porre un argine alla desertificazione industriale in atto nel Paese. Per fare ciò bisogna ragionare immediatamente su un’idea di politica industriale, oggi assente, che individui quali sono i settori strategici per l’Italia, per ricostruirne le filiere e investire nel loro sviluppo».

Nevi (Forza Italia) Per il capogruppo di Forza Italia in regione, Raffaele Nevi, «l’accordo è una buona notizia per Terni. Da questa vicenda, sulla quale tutte le Istituzioni dovranno mantenere altissima l’attenzione, può aprirsi una nuova fase per la politica industriale italiana ed Europea. Auspico che da oggi si possa guardare a questa vicenda con una nuova prospettiva, sfruttando in pieno gli strumenti del Piano europeo della siderurgia, sul quale molto si è impegnato il Commissario Europeo Antonio Tajani, illustrato un anno fa da quest’ultimo proprio a Terni. Si sfruttino, in maniera virtuosa, questi giorni per invertire un pericoloso processo di deindustrializzazione del Paese senza il quale l’Italia non sarebbe in grado di competere con gli altri Paesi europei».

De Sio (Fratelli d’Italia) «Bene il ritiro del piano industriale presentato da Tk, ma il futuro dello stabilimento di Terni non può continuare a rimanere un ‘pacco sorpresa’»: così il consigliere regionale Alfredo De sio che aggiunge: «L’azione decisa svolta da tutti i soggetti politici e istituzionali ha centrato l’obiettivo minimo. Da qui al 4 ottobre l’azienda riformulerà nuove linee di azione che se non verranno accompagnate dall’apertura di scenari nuovi da parte dell’unione europea e del governo italiano, ho l’impressione che ripresenteranno gli stessi problemi».

Sassoli Per il vice presidente del parlamento europeo David Sassoli, «l’accordo rappresenta un grande passo in avanti per il sito industriale umbro. Così in una nota il vice presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. L’intesa che blocca l’avvio delle procedure di mobilità per oltre 500 lavoratori è una vittoria della buona politica ed una speranza per la ripresa economica in una regione strategica come l’Umbria. Ora – conclude Sassoli – è necessario tornare al tavolo delle trattative per redigere un piano industriale importante, che metta al centro il lavoro e gli investimenti per il rilancio delle acciaierie».

Marina Sereni (PD) «Un primo risultato positivo raggiunto grazie all’unità e alla fermezza con cui in queste settimane i sindacati e le istituzioni, locali e nazionali, hanno chiesto il ritiro del piano industriale presentato da ThyssenKrupp e considerato ‘irricevibile’». È quanto esprime in una nota la vicepresidente della Camera e parlamentare umbra Marina Sereni (PD) che aggiunge: «Ora, come sottolineato anche dalle organizzazioni sindacali, l’attenzione va mantenuta altissima, ma finalmente si può cominciare a discutere avviando un confronto, prima impossibile, perché si possa prefigurare una soluzione diversa».

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