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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 17:36

Terremoto, rapporto di Ingv sulla terribile scossa del 30/10: «Provocati ‘scalini’ anche di due metri»

A quindici giorni dal sisma primo documento di sintesi: «Nessuna sequenza sismica storica somiglia a quella in corso». Boato avvertito fino a 150 km di distanza

di Chia.Fa.

«Ormai è chiaro che le faglie responsabili dei terremoti sono quelle dei monti Vettore e Bove che si sono attivate da circa dieci chilometri di profondità fino alla superficie, producendo rotture ben visibili in affioramento con rigetti, ossia scalini, che raggiungono in qualche punto anche i due metri». Questo l’elemento più clamoroso che emerge dal rapporto di sintesi del sisma di magnitudo 6,5 del 30 ottobre elaborato dal gruppo di lavoro dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) pubblicato lunedì a quindici giorni dal terribile evento sismico «il più forte avvenuto in Italia dopo quello da 6.9 del 1980 in Irpinia».

«Nessuna sequenze sismica storica somiglia a quella in corso» Nel documento di quasi cinquanta pagine si legge: «Gli eventi principali ancora in corso fra i Monti della Laga e la Valnerina hanno interessato un territorio che storicamente è caratterizzato da numerosi terremoti molto forti, ma nessuna delle sequenze sismiche storiche – scrivono gli esperti – presenta somiglianze con quella in corso. La crisi iniziata il 24 agosto si sviluppa in un’area dell’Appennino settentrionale compresa tra la sequenza del 2009 di L’Aquila a sud e quella del 1997 dell’Umbria-Marche a nord. La zona di Norcia (vicina all’epicentro del mainshock di magnitudo 6.5) era stata interessata da una sequenza sismica anche nel 1979, mentre la crisi sismica in corso non è confrontabile con la lunga e complessa sequenza del 1703 (14 gennaio, Valnerina magnituo 6,9; 2 febbraio nell’Aquilano magnitudo 6.7) il cui impatto sul territorio fu sensibilmente più grave di quello che sta emergendo attualmente. Per l’area di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera le intensità raggiunte dalle scosse del 26 ottobre, ancorché in fase di valutazione, potrebbero rappresentare i massimi storici per questi comuni, almeno allo stato attuale delle conoscenze».

Boato del 30 ottobre avvertito fino a 150 km di distanza E poi: «L’area colpita è caratterizzata da sistemi di faglia attivi, già descritti nella letteratura geologica. In particolare, il settore appenninico compreso tra l’area di Campotosto a sud e Colfiorito a nord è interessato da sistemi di faglie con direzione da nordovest-sudest con espressioni superficiali di lunghezza complessiva nell’ordine di 20-30 km, costituiti da segmenti minori di lunghezza pari a 5-10 km. Si ritiene che queste faglie normali costituiscano l’espressione superficiale di sorgenti sismogenetiche potenzialmente in grado di generare terremoti con magnitudo compresa tra 5.5 e 7.0». Domenica 30 ottobre, stimano gli esperti di Ingv, «il rombo sismico è stato avvertito mediamente fino a una distanza di 150 km dall’epicentro». L’indomani «è stato possibile effettuare un sorvolo con elicottero della Forestale che ha permesso una ricognizione speditiva dell’area epicentrale e delle deformazioni cosismiche principali. Su questa base si è potuta mappare una rottura in superficie che si estende con continuità per un minimo di 15 km tra Castelluccio di Norcia e Ussita». E infine: «Nella zona vicina all’epicentro (principalmente ad Est di esso) si nota una fascia di deformazione molto complessa allungata nord-sud con valori negativi lunga 30km e larga 10 km, che mostra gradienti di deformazione molto elevati, fino a 30 cm/km. In questa zona, nei pressi della piana di Castelluccio, si osserva il ribassamento massimo di 80 cm in linea di vista».

@chilodice

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