lunedì 6 aprile - Aggiornato alle 13:13

Terni, il vescovo celebra il Corpus Domini: «Preghiamo per la rinascita della città»

Monsignor Piemontese insieme ai fedeli per la processione partita dalla chiesa di San Francesco e proseguita per le vie del centro

Celebrata giovedì sera a Terni la festività del Corpus Domini con la messa presieduta dal vescovo Giuseppe Piemontese e la processione eucaristica con il Santissimo Sacramento per le vie della città, dalla chiesa di San Francesco alla Cattedrale. Un lungo corteo di sacerdoti, confraternite delle vari zone della diocesi con i loro stendardi, ministranti e rappresentanti delle parrocchie e delle associazioni, animato da preghiere e canti, ha toccato le vie del centro cittadino. La solennità del Corpus Domini è un momento importante a fine anno pastorale, in cui al centro della celebrazione è l’Eucaristia, fonte e culmine della vita della chiesa, attraverso la quale si sperimenta la comunione tra le varie realtà della diocesi, nella corale preghiera per i deboli, i poveri, per chiunque ha bisogno di amore e di consolazione, vicino o lontano, è il segno tangibile di una condivisione e partecipazione alla vita cittadina e ai suoi problemi.

Il messaggio «La Chiesa diocesana radunata attorno all’Eucarestia, in questa festa, esprime la volontà di abbandonarsi alla volontà del Padre; è l’impegno rinnovato a spezzare il pane, l’amore, il sapere, l’esperienza sociale, la condivisione dei progetti con i fratelli», ha ricordato il vescovo nell’omelia durante la celebrazione nella chiesa di San Francesco. «Eccoci allora, Comunità dei discepoli, popolo santo fedele di Dio che cammina nella storia verso la terra promessa. Un cammino tra gli uomini in compagnia di Gesù, che continua oggi a stare con noi, prendendo su di sé le sofferenze, le gioie e le speranze di tutti gli uomini.  Quelle degli uomini e delle donne della nostra Diocesi, delle nostre città, della nostra Nazione, in questo momento di crisi, di incertezza, di timori; in una città in dissesto finanziario, nel mezzo della competizione elettorale; in una nazione divisa che sembra aver perso gli antichi riferimenti ideali condivisi, necessari per affrontare le lotte per la giustizia, il benessere e la pacifica convivenza. Questo pane eucaristico ha alimentato gli uomini nei secoli della storia, donando senso, provvidenza e speranza a migliaia di generazioni di uomini e donne. Sembra che oggi questo pane sia rifiutato o disprezzato. Senza questo pane della vita il nostro cammino nella storia sarà sempre più incerto, saremo facilmente preda dei morsi dei serpenti e degli scorpioni della ribellione, dell’idolatria, dell’orgoglio e dell’ingiustizia, della fame e della sete che nessuno può saziare».

La processione La lunga processione silenziosa, interrotta solo da preghiere e canti, si è snodata lungo le vie del centro di Terni con una sosta davanti all’edicola della Madonna del popolo in piazza della Repubblica con una meditazione proposta dall’Azione Cattolica e letta dalla vicepresidente diocesana di AC Rita Pileri: «La paura o la delusione qualche volta possono avere buoni motivi, ma sempre ingannano la vista. La paura rende ciechi. I discepoli di Emmaus avevano tanta paura e tanta delusione nel cuore da non riconoscere più quel Gesù con cui tante volte avevano cenato e che quella sera era a tavola con loro. È per colpa della paura e della delusione che oggi crediamo che la sicurezza di una città dipenda da mura alte possenti. Per capire da cosa viene la sicurezza e la forza di una città non possiamo affidarci alla paura ed alla delusione, dobbiamo provare a capire cosa c’è al cuore di una città. Sin dal libro del Genesi, con il racconto dedicato a Caino, le Scritture sante insegnano che la città è impastata anche di male e di delitto, ma insegnano anche che male e delitto non sono l’ultima parola sulla città perché non sono neppure la prima parola sulla città. Al cuore della città, dunque, di ogni città, non vi è la maledizione, ma la benedizione; non vi è il male ed il delitto, ma l’amore e la misericordia. Dio consente e dona la città perché gli uomini e le donne camminino nella libertà verso la vita; perché la varietà fiorisca e con essa si possa sperimentare il piacere, e non solo il bisogno, della relazione; perché agli uomini ed alle donne sia donata altro tempo per poter ricominciare. Dio ci perdona, infatti, anche donandoci altro tempo. Quel Gesù che non è rimasto nel deserto ma ha abitato e percorso le città, che ha camminato per le nostre strade ed ha condiviso la tavola, che ha donato la sua vita per amore ed il cui amore ha vinto la morte, ancora oggi, in ogni oggi ed in ogni città, mette i suoi passi accanto ai passi di chi cammina, le sue mani nelle mani di chi lavora, Gesù ascolta e parla, sulle nostre tavole Gesù mette il Suo Pane ed il Suo Vino accanto al nostro pane ed al nostro vino. Così, ancora oggi il corpo ed il sangue con cui ha amato ed ama ci sostengono. Gesù Eucarestia non conquista le città, ma le rialza e le rinnova».

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