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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 10:15

Terni, sul teatro Verdi l’assessore Ricci rilancia: «Teniamolo aperto 365 giorni l’anno»

Il teatro 'Verdi'

di Francesca Mancosu

Prima di rivederlo aperto e funzionante, si spera, dovremo aspettare fino al 2018. Ma fino ad allora, ne siamo certi, il teatro Verdi non farà sentire la sua mancanza sulle pagine dei giornali o nelle aule di palazzo Spada. Intanto, sabato alle 16,30, si tornerà a parlare del suo futuro in un convegno a palazzo Gazzoli, organizzato dall’associazione TernIdeale, che dopo il flash mob di protesta dello scorso ottobre presenterà un nuovo progetto di recupero. In opposizione a quello definitivo deliberato dalla giunta comunale questa settimana con una modifica della destinazione d’uso dell’edificio da residenziale a area «per attrezzature di interesse comune, come necessario per le attività teatrali».

Che tipo di restauro? Oggetto del contendere è la modalità scelta per il recupero dello storico edificio, costruito su disegno di Luigi Poletti nel 1840: c’è chi vorrebbe un restauro filologico, che gli renderebbe le forme di teatro all’italiana, a ferro di cavallo e con tanto di palchetti, conservate fino ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. E chi – come il Comune appunto – pensa ad «una struttura moderna, ecosostenibile, e con una capienza di circa 835 posti (a fronte dei mille chiesti da più parti), per garantire una buona visibilità a tutti gli spettatori. Un teatro con quattro ordini di palchi – obietta l’assessore ai lavori pubblici Silvano Ricci – costerebbe troppo – almeno 30 milioni di euro – non sarebbe a norma e non potrebbe ospitare nessuno spettacolo. Si potrebbe solo visitare; sarebbe un’attrazione turistica, ma niente di più».

Con quali soldi? L’altra controversia riguarda il reperimento dei circa 8 milioni di euro che saranno necessari solo per il primo stralcio dei lavori di adeguamento strutturale affidati allo studio Gabriele Salvatoni, occupatosi, fra l’altro del restauro e della ristrutturazione del palazzo Reale e del teatro alla Scala di Milano. Lavori che, per intenderci, comporteranno la demolizione e la ricostruzione con altri volumi della torre scenica, per consentire la realizzazione della vasca di accumulo idrico per la prevenzione incendi e l’ampliamento della scena, l’abbassamento della quota del pavimento per mettere a norma le uscite di sicurezza e la messa in sicurezza di tutta la struttura, copertura compresa. Come Comune, ricorda ancora Ricci, «abbiamo contribuito con un milione e 400mila euro, che si somma al milione e mezzo della Regione Umbria; abbiamo chiesto un altro milione e mezzo alla Regione e due milioni al ministero dell’Ambiente e ci sono buone probabilità che ce li concedano. Appena li avremo, indiremo un bando di project financing rivolto a soggetti privati, e confidiamo nel supporto della Fondazione Carit con la quale ora siamo in ottimi rapporti. Non servirà nessuna colletta popolare».

E la gestione? Altrettanto problematica è la gestione del teatro, che secondo l’assessore ai Lavori pubblici non potrà essere restituito alla città prima del 2018. «Non possiamo riaprirlo solo per la stagione teatrale, o per fare 40 spettacoli l’anno. Pensiamo ad una struttura che funzioni tutti i giorni, ospiti corsi di scuole di danza e di musica, presentazioni di libri». Un contenitore di eventi, quindi. Che, pare, avrebbe già suscitato l’interesse di alcuni privati.

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