giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:18

Terni, ‘Santa Monica’ l’ennesimo fumoso affare dietro al quale si allunga l’ombra della diocesi

Una veduta di Amelia

di Marco Torricelli

Il dubbio è atroce. Qualcuno potrebbe avergli fatto il malocchio. Perché, mica è possibile che, come vai a guardare dentro qualche affare strano, andato male o comunque controverso, ci trovi sempre gli stessi nomi. Sì, decisamente deve essere malocchio: anche per quanto riguarda la vicenda relativa al Santa Monica, un ex monastero di clausura delle suore Agostiniane, imponente ed austero complesso architettonico nel cuore di Amelia. Che cade a pezzi.

La società Si chiama, e non poteva essere, altrimenti, ‘Immobiliare Santa Monica’ e la costituiscono il 12 settembre del 2003. Capitale sociale: 15 mila euro. I nomi? Indovinato, sono i soliti. Quelli che, gira che ti rigira, riconducono all’Istituto per il sostentamento del clero. E al vescovo. A monsignor Vincenzo Paglia: c’è Luca Galletti (il ‘maltese’ della Diocesi di Terni), c’è Eugenio Montagna Baldelli (il costruttore della demolizione dell’ex convento delle Orsoline). Con loro, però, c’è anche un altro imprenditore (oggi scomparso), fondatore di una grande azienda e le cui attività sono portate avanti dal figlio, che precisa: «Noi, in quella storia, non c’entriamo. Siamo usciti da quella società molto prima che succedesse tutto». E c’è pure la Isam immobiliare.

Il progetto La società mostra di conoscere bene il contesto e presenta, al Comune di Amelia – da quelle parti ci si è dati molto da fare – un articolato progetto di recupero dell’immobile, che viene inserito nel piano attuativo del 2007; viene esaminato dal consiglio provinciale di Terni (in una riunione al cui ordine del giorno c’è scritto «Richiedente Soc. Immobiliare Santa Monica Ente Diocesi di Terni Narni Amelia ed altri») e viene inserito nel programma operativo annuale (Poa) del piano triennale per l’edilizia pubblica dalla Regione che, complessivamente, decide di concedere un finanziamento di un milione e mezzo di euro (un milione e 494 mila euro, per la precisione), la gran parte del quale – un milione e 334 mila euro – proprio per i lavori proposti dalla ‘Immobiliare Santa Monica’.

I dettagli Il piano attuativo prevede la realizzazione, da parte dell’uomo della diocesi e soci, di undici appartamenti e quattro uffici (625 mila euro di contributo regionale), una struttura ricettiva con 14 camere, due suite e una sala congressi (371 mila euro), una struttura ristorativa (198 mila euro) e, of course, la chiesa (140 mila euro). Poi c’è pure chi immagina una piscina, ma forse si tratta di pettegolezzi.

La curiosità Su quell’ex monastero di clausura, peraltro, già all’inizio degli anni Novanta aveva messo gli occhi un prete, sì, un altro. E, pure lui, per niente sconosciuto. Don Pierino Gelmini, quello della Comunità Incontro e nei confronti del quale il vescovo Paglia non ha mai nascosto una profonda ostilità. Insomma, don Gelmini, quel convento, se lo compra, pagandolo circa 600 milioni di lire. I bene informati parlano subito, guarda le coincidenze, di un progetto relativo ad un albergo, ma lui garantisce: «Ci metterò dieci suore di clausura». Sindaco di Amelia è Luciano Lama e il vecchio sindacalista insorge, mentre una petizione popolare raccoglie 4 mila firme. Risultato: tutto si ferma. Fino a quando entra in scena la compagnia che sta nel cuore di monsignor Paglia, che rileva il tutto a la giostra riparte.

Le polemiche Sono passati anni, ma la cosa sembra strana lo stesso, tanto che succede una specie di finimondo e il consiglio comunale di Amelia diventa teatro di battaglie campali: ci sono interventi che fanno riferimento al fatto che «un socio di minoranza e amministratore unico», della società «sia dipendente amministrativo dell’ente ecclesiastico» e che la stessa società ha «un capitale assolutamente inadeguato alla portata degli interventi da realizzare». Ma non c’è niente da fare: l’amministrazione (guidata dal sindaco Giorgio Sensini) decide di procedere, provocando la levata di scudi dell’opposizione e le dimissioni di un consigliere comunale. Il magistrato Riccardo Romagnoli se ne va, dicendosi convinto «della inutilità della funzione di una minoranza, alla quale non vengono riservati spazi di ascolto».

La tragedia Una parte dei fondi regionali, intanto, vengono sbloccati e alla ‘Immobiliare Santa Monica’ arriva circa mezzo milione di euro, un terzo del totale. Mentre il tira e molla sui lavori va avanti, il 28 giugno del 2008 una parte del complesso crolla e ci scappa il morto: si chiama Gastone Chieruzzi e rimane sotto le macerie. E tutto si ferma un’altra volta. Ma l’interesse della diocesi resta vivo, tanto che nel novembre del 2011 Luca Galletti presenta una domanda per eseguire dei lavori. Che viene concessa. Ma mica si inizia il mega lavoro. Macché. Si montano un po’ di impalcature e si tira a campare.

L’epilogo Insomma, proprio epilogo no, ma quasi. Perché nel frattempo tra ‘Immobiliare Santa Monica’ e il mondo scoppia la guerra: si apre un contenzioso con i progettisti, che non vengono pagati; se ne apre un altro con il Comune, che rivuole indietro il mezzo milione e, tutti insieme appassionatamente, fanno pignorare il complesso. «Noi dobbiamo recuperare i soldi elargiti – dice il sindaco di oggi, Riccardo Maraga, che quando tutto ‘sto andirivieni è iniziato portava i calzoni corti – che peraltro non erano nemmeno nostri, ma della Regione e vogliamo arrivare ad una soluzione che ci permetta di recuperare, davvero, quell’immobile». Ma non sarà una passeggiata, visto che all’asta indetta dal Tribunale il 14 luglio del 2011, con un prezzo base di un milione e 600 mila euro, non si è ‘affacciato’ nessuno. Se ne riparla il 17 settembre prossimo e, stavolta, con un milioncino, ci si porta via tutto. Magari qualche società si fa avanti.

La diocesi Intanto, però, all’interno delle mura diocesane, monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico inviato dal Vaticano proprio per mettere ordine nelle, tante, faccende intricate – e che, forse non a caso, ha salutato l’elezione del nuovo Papa affermando che «la scelta del nome Francesco vuol dire mettere insieme, dopo tanti secoli, la gerarchia con la profezia, una sintesi perfetta tra la grandezza e il potere che Francesco d’Assisi ha sempre rispettato, vivendo però la sua fede nella profezia e nella libertà dal denaro e dai piaceri di questo mondo» – va avanti spedito, e con qualcuna di quelle ‘alzate di voce’ che aveva promesso. Qualche ‘testa’ sta già traballando.

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