mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:52

Terni, «Programma ricco, ma noi siamo poveri»: l’Istess bacchetta le istituzioni locali

La presentazione dei progetti

di M.T.

Orgogliosamente povero. Di quattrini. Perché di idee, progetti ed iniziative, invece, l’Istituto di studi teologici e storico sociali (Istess) di Terni è ricco e pure parecchio. Il programma del nuovo anno di lavoro, presentato venerdì con più di una stoccata alle amministrazioni locali, è lì a dimostrarlo.

Borsa di studio Stefania Parisi, la presidente dell’Istess, lo annuncia ricordando che «nel 2015 l’istituto compirà 40 anni e il prossimo 4 ottobre verrà pubblicato il bando di concorso per una borsa di studio biennale da assegnare ad un progetto che ricostruisca in maniera originale questa storia». Un modo originale per riaffermare una presenza «che non solo noi consideriamo importante e che ha offerto alla città interessanti opportunità di crescita culturale».

Il Festival A cominciare dal festival cinematografico ‘Popoli e religioni’, che si svolgerà dal 26 novembre al 1° dicembre ed arrivato alla nona edizione «e che ha fatto registrare – ricorda Stefania Parisi – una media di circa mille spettatori al giorno, nelle proiezioni delle opere in concorso». La giornata inaugurale sarà caratterizzata dal convegno ‘Alla ricerca del padre’, che sarà an che il filo conduttore del festival.

Il carcere Di grande valenza, ricorda Stefania Parisi, «anche l’iniziativa che, da tre anni, vede l’Istess impegnata, anche grazie alla sensibilità mostrata dalla direttrice del carcere ternano, in un’attività che coinvolge i detenuti». Un cineforum che, su richiesta degli stessi detenuti, potrebbe trasformarsi «in un progetto che li veda coinvolti, in maniera attiva, nella realizzazione di produzioni video».

Le iniziative Al seminario filosofico «parteciperanno circa 150 studenti delle scuole superiori – dice la presidente – e solo perché non abbiamo proprio la possibilità materiale di accettarne di più; mentre il ciclo di conferenze sulla storia della città viene unanimemente riconosciuto come il più completo a disposizione». E poi, ovviamente, «un corso di formazione teologica e di teologia mariana», ma anche «un corso di educazione alla intercultura» e «una serie di laboratori, culturali e scientifici».

I fondi Il punto dolente arriva quando si parla di soldi: «Tutta la nostra attività – dice Stefania Parisi – si basa sul puro volontariato e, grazie al grande spirito di collaborazione di tutti, siamo riusciti a contenere i costi in 70mila euro. Gli unici contributi su cui possiamo contare sono quelli della fondazione Carit e della Regione. Gli altri, al massimo, ci dicono bravi». Tanto che monsignor Antonio Maniero, vicario generale della diocesi, dice senza esitazione che «è scandaloso che le istituzioni locali non ritengano di dover dare un minimo di contributo ad iniziative che, se fossero fatte da loro, costerebbero sicuramente molto di più». Sarà perché, come ricorda monsignor Ernesto Vecchi, «il progetto di Dio è buono, ma poi il peccato originale ha introdotto delle complicazioni».

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