venerdì 22 novembre - Aggiornato alle 04:00

Terni, palazzo di piazza Harris: addio specchi e lance di inox davanti all’anfiteatro

Variante urbanistica ritirata, l’impresa costruttrice Nce presenterà nuovo progetto. Soprintendenza verso vincolo di veduta

 

foto archivio (Rosati)

di M. R.

Ritirata la variante urbanistica presentata a fine 2018 dalla Nce (Nuove costruzioni edili) per il palazzo di piazza Paul Harris, in via del Vescovado a Terni; il costruttore, giovedì mattina, davanti alla soprintendente Marica Mercati, ha manifestato la volontà di pesentare un nuovo progetto. La facciata con mattonelle riflettenti e lance di acciaio inox, come noto non ha convinto Palazzo Spada. A sollevare il caso, in modo particolare, era stato il consiglire di Terni civica Michele Rossi che, con un atto di indirizzo presentato in seconda commissione, aveva chiesto alla giunta di imporre una modifica all’impresa per far sì che la struttura di tre piani risultasse maggiormente in linea con l’area storica nella quale è situato anche l’anfiteatro romano. La stessa iniziativa è stata approvata martedì pomeriggio dal consiglio comunale, con la sola astensione delle minoranze.

Nuovo progetto per piazza Paul Harris Al via alle 10 di giovedì mattina l’incontro programmato a Perugia, ma il colpo di scena si era già verificato alla vigilia del summit, quando agli ufficio del dirigente del Comune Marco Fattore era pervenuta la richiesta di archiviazione della variante urbanistica secondo il disegno di Alessio Patalocco e Marco Iapadre. In un primo momento si è pensato allora si potesse discutere del progetto originario, quello dell’architetto Andrea Della Sala, ma al tavolo la Nce si è detta pronta a fare una terza proposta. Non è noto a quale professionista si rivolgerà questa volta l’impresa ma il progetto dovrà rispondere ad alcuni canoni estetici imposti dalla Soprintendenza che nel frattempo ha confermato di essere ad un passo dalla formalizzazione del vincolo di veduta richiesto dall’amministrazione comunale, perché le nuove realizzazioni siano compatibili con il contesto storico e architettonico. In verità era quello che i progettisti avevano cercato di fare: nella spiegazione infatti la capacità dell’immobile di mutare con la luce del giorno e di restituire le facciate circostanti attraverso la superficie riflettente. Quel render non ha però convinto Palazzo Spada e, evidentemente, alla fine, neppure l’impresa, dalla quale ora si attendono novità.

 

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