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martedì 24 maggio - Aggiornato alle 16:58

Terni, passerella della stazione, l’iter accelera: «Sarà il simbolo di una città che cambia»

Un rendering del 'Tripod', la passerella

di Marco Torricelli

Uno dice: vabbè fanno la passerella sopra la stazione. E allora? Intanto chissà quanto tempo ci metteranno e poi, in fondo, che gliene viene, alla città, di quella roba avveniristica? Cerchiamo di capirci qualcosa.

La porta di accesso «Quello a cui pensiamo – spiega l’assessore Marco Malatesta – è un sistema nuovo e diverso che permetta all’area della stazione di diventare «la vera porta dalla quale accedere alla città, ma anche al territorio limitrofo. E, grazie ai collegamenti viari ed al sistema di parcheggi, non solo in treno». Con un obiettivo preciso: «Mettere in pratica quell’idea, da tempo espressa, ma mai fino in fondo perseguita, di rivolgere lo sguardo verso Roma e facilitare i collegamenti da e per essa». Anche con lo scopo «di dare nuova linfa al commercio, ma soprattutto per permettere alla città di allargare concretamente i propri orizzonti».

Il progetto La passerella – che poi si chiama Tripod, dal nome del grande appoggio centrale, alto più di 55 metri, che ne sarà la caratteristica – è insomma solo una parte di un progetto più ampio: «Che riguarda l’intera area della stazione – spiega l’assessore – ma più in generale la città, visto che si inquadra in un contesto che prevede anche una rilettura della rete viaria e interessa, tra l’altro, anche l’area ex Camuzzi (per la quale si ipotizza un futuro da polo espositivo-fieristico; ndr) e il quartiere Fiori, che necessita di importanti interventi di riqualificazione».

L’ambiente Senza trascurare, dice ancora Malatesta, «che prevedendo una dotazione di circa 800 posti-macchina nell’area della stazione, contiamo di decongestionare decisamente il traffico cittadino, con un notevole abbassamento dei carichi inquinanti». Dalla stazione, insiste, «si arriva a piedi, agevolmente ed in pochissimi minuti, nel pieno centro della città. Un centro sul quale, ovviamente, si dovrà adeguatamente intervenire». Attraverso operazioni, che non potranno prescindere dalla partecipazione degli imprenditori privati e delle loro associazioni per «un’operazione che in Francia hanno definito, e messo in pratica – dice l’architetto Roberto Meloni – di mise en valeur, cioè di recuperarlo a quella che è la sua vocazione naturale». Il famoso centro commerciale naturale e diffuso che, però, fino ad oggi è rimasta una mera speranza.

I parcheggi Già, perché «al parcheggio che verrà realizzato in via Proietti Divi (quello che sarà raggiungibile attraverso il Tripod; ndr) e che noi vogliamo far diventare, attraverso opportuni lavori, la principale arteria di collegamento tra il centro della città e gli svincoli ‘nord’, ‘ovest’ ed ‘est’ del raccordo Terni-Orte; se ne aggiungerà un altro, proprio adiacente alla stazione, lungo via Tito Oro Nobili». Utilizzando un’area che attualmente è utilizzata da Rfi: «Mentre Centostazioni darà il via al completo restyling della stazione – spiega l’architetto Meloni – che diventerà (ci verrà inserito anche un piccolo supermercato; ndr) un luogo molto più attrattivo e vivibile».

I tempi Resta da capire se e quando questa idea comincerà, almeno, a prendere forma: «C’è davvero poco da capire, ma solo da darsi da fare – dice Meloni – perché per il mese di giugno del 2015 il Tripod e il parcheggio di via Proietti Divi dovranno essere stati realizzati e pure pagati. Ad imporlo sono le regole che hanno permesso al Comune di Terni di accedere ai finanziamenti per realizzare i lavori». Che ammontano complessivamente a 4 milioni e 300mila euro, l’80% quali beneficerà di fondi comunitari.

La polemica La progettazione del Tripod è stata affidata allo McDowell+Benedetti e, sarà un esercizio di malizia, ma resta un dubbio: quello relativo al curioso caso della presenza di un padre e di un figlio nella commissione che ha giudicato i progetti e nello studio che ha vinto. «Lo abbiamo già fatto – dice Malatesta – ma è bene ribadirlo. Federico Desideri, figlio del professor Paolo Desideri, membro esperto della Commissione, quando era studente universitario risultò vincitore, come altri, di una selezione promossa dalla facoltà di architettura di Roma per stage formativi all’estero e per due mesi, peraltro nel 2009, ha frequentato lo studio McDowell+Benedetti. Va precisato lo stage non era retribuito e che l’assegnazione degli studenti agli studi fu decisa d’ufficio dalla segreteria didattica».

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