lunedì 13 luglio - Aggiornato alle 04:55

Terni, l’omelia del vescovo Piemontese: «San Valentino vescovo e martire, pastore della Chiesa»

Al termine della Santa Messa benedizione della nuova vetrata della basilica disegnata dagli studenti

di L.P.

Nella Messa del pontificale celebrata in cattedale domenica scorsa, padre Giuseppe Piemontese aveva trasmesso il messaggio di San Valentino partendo dalla Parola di Dio. Nell’omelia della Santa Messa nel giorno del patrono in basilica, il vescovo di Terni ha voluto richiamare e approfondire alcuni punti più specifici che integrano il messaggio di San Valentino per la comunità cristiana ternana «che custodisce le Spoglie e le memorie de nostro Santo».

Gesù Buon pastore «L’aspetto che abbiamo sottolineato – ha detto nell’omelia padre Giuseppe Piemontese – è quello di Valentino vescovo e martire, pastore di questa Chiesa, successore degli apostoli e guida attenta e amorosa del popolo a lui affidato da Gesù. La fedeltà quotidiana al mandato: predicare il Vangelo, custodire e proteggere il gregge, testimoniare la fede e l’amore per Gesù e il suo popolo, gli è costato il martirio. Domenica abbiamo ribadito che l’ufficio pastorale riguarda chiunque abbia responsabilità nella chiesa e nella società. Riguarda ogni cristiano, al quale sono affidati i fratelli da custodire e amare. Un ufficio da svolgere come ha fatto Gesù: fino a donare la vita. Lungi da noi cadere nella tentazione del mercenario: approfittatore, opportunista, prezzolato e distaccato. Come viviamo tale ufficio pastorale nella famiglia, nella parrocchia e nel santuario? Domanda seria la cui risposta manifesta il valore e la verità della nostra adesione a Gesù».

Servi di Cristo La seconda lettura proclamata, riferita a San Valentino, completa la descrizione del suo ufficio pastorale e della sua testimonianza, come pure evidenzia la natura della nostra testimonianza e un aspetto del nostro essere comunità. «Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio – le parole del vescovo Piemontese – Paolo indica dunque come vadano considerati i predicatori del Vangelo. Essi sono servi di Cristo. Valentino ha svolto l’ufficio episcopale non come titolo di onore, ma con l’animo del servitore, di chi presta aiuto a chi ha bisogno, ai sofferenti, ammalati, ai giovani, agli innamorati. Ma la finalità principale del suo servizio mirava ad annunciare il vangelo, la lieta notizia di Gesù morto e risorto. Ha amministrato i misteri di Dio. A quel tempo l’amministratore non era semplicemente il ragioniere, quello che tiene la contabilità, ma il fiduciario, colui che si dedicava a tutto pur di rendere partecipi i destinatari dei beni del proprietario: i beni della Parola, dell’Eucarestia, della Grazia, del perdono, dell’amore.

L’augurio Valentino ha amministrato con disinteresse e distacco, con fedeltà e rettitudine il suo servizio. E così la Diocesi e la comunità devono accogliere questa consegna di Valentino: il messaggio della sua vita, che ha tradotto la Parola di Dio. «San Valentino torni in città a distribuire rose, benedizioni, moniti amorevoli e a guarire le ferite di cittadini, Istituzioni, partiti, associazioni civili ed ecclesiali, a sostenere i sogni e le speranze dei giovani e l’impegno di tutti al dialogo, alla pacifica convivenza civile e sociale, al gusto dell’amore e del volersi bene» l’augurio finale del vescovo.

La nuova vetrata Al termine della cerimonia è stata inaugurata e benedetta la nuova vetrata artistica posta nella basilica di San Valentino. Donata dai Lions, progettata e disegnata degli studenti dell’istituto Classico Artistico Metelli di Terni, «si pone come volontà della società civile di affidare all’arte, alla tradizione e alla storia, attraverso i simboli valentiniani rappresentati, la vita, le opere, la testimonianza e l’influsso esercitato del vescovo Valentino al progresso e al bene della società, della nostra città, della Chiesa e dell’umanità intera. Questa comunità religiosa e parrocchiale viene investita della custodia anche di questi beni e della storia e dal messaggio da essi raffigurata e narrata. Una narrazione che diventa annuncio di Gesù Cristo, del suo amore per gli uomini e le donne e della consegna della speranza a giovani, innamorati, famiglie, poveri, malati, cercatori di Dio e credenti» ha detto padre Piemontese.

I commenti sono chiusi.