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martedì 28 settembre - Aggiornato alle 15:58

Terni, l’inceneritore ex Printer resta spento: documenti e autorizzazioni da rivedere

L'impianto ex Printer

di Marco Torricelli

Resta spento. E non sarà riacceso, almeno, per diversi mesi. L’inceneritore ex Printer di Maratta, che la Tozzi voleva riavviare attraverso la Terni Biomassa, dovrà aspettare un bel po’. Come minimo fino ai primi mesi del 2015, sempre ammesso che possa essere effettivamente riacerso.

Il vertice La conferma è arrivata al termine di un incontro, che era stato chiesto dalla Terni Biomassa – rappresentata dagli ingegneri Alessandro Andreoni e Catia Quirini, assistiti dall’avvocato Vincenzo Telera – con il Comune (c’erano Marco Fattore e Marina Garzuglia) e con la Provincia, rappresentata da Paolo Grigioni.

Il Comune Marco Fattore, per il Comune di Terni, dopo aver ricordato la diffida inviata dalla direzione edilizia lo scorso 15 aprile, ha specificato che «l’impianto è stato autorizzato nel 2005, dopo una conferenza dei servizi e successivamente è stato assoggettato all’autorizzazione per la messa in riserva ed utilizzo di rifiuti non pericolosi».

Le prescrizioni  Quella relativa alla gestione dei rifiuti, ha detto Fattore, «stabiliva la potenza termica nominale dell’impianto di coincenerimento in 16 MWt al massimo»; mentre quella relativa alle emissioni in atmosfera stabiliva testualmente che «il gestore, almeno 15 giorni prima dalla messa in esercizio degli impianti oggetto di modifica, dovrà darne comunicazione alla Provincia di Terni, all’Arpa ed al sindaco del Comune di Terni» e quelle di carattere generale prevedevano «che il recupero energetico di rifiuti non pericolosi (R1) per un quantitativo giornaliero superiore alle 10 tonnellate ed inferiore o uguale a 100 tonnellate al giorno, doveva essere subordinato all’ottenimento da parte di Printer (proprietaria all’epoca dell’impianto; ndr), di pronuncia dell’autorità competente alla Via, valutazione di impatto ambientale (la Regione Umbria; ndr)».

Le modifiche Marco Fattore ha poi fatto notare che, nel 2009, la Provincia di Terni ha rimosso l’ultima prescrizione, ma questo provvedimento non è stato menzionato nella relazione tecnica allegata alla procedura abitativa semplificata (Pas) e il Comune ne è venuto a conoscenza solo per effetto di una comunicazione trasmessa il 6 maggio scorso dalla Terni Biomassa», mentre nel 2011, sempre la Provincia, «ha ridefinito la prima prescrizione aumentando la potenza termica nominale dell’impianto di coincenerimento fino a 20 MWt al massimo» e che «anche questo provvedimento non è stato menzionato nella relazione tecnica allegata alla Pas e l’ufficio ne è venuto a conoscenza solo nell’incontro promosso dalla Provincia di Terni il 2 maggio scorso».

Le considerazioni Nel dibattito che è scaturito è emerso che parte delle opere civili che la Terni Biomassa intende realizare sono assoggettabili a titolo abilitativo edilizio; che l’impianto ricade nella tipologia di impianto di smaltimento o recupero dei rifiuti in regime di coincenerimento che, ancorché esistente, dovrà essere assoggettato ad autorizzazione integrata ambientale (Aia) e che il gestore dovrà presentare entro il 7 settembre 2014 istanza per ottenerla.

Le specifiche Perché gli impianti di produzione di energia elettrica tramite co-incenerimento sono assoggettati al regime che prevede che il produttore fornisca documentazione comprovante l’utilizzazione, per i cinque anni successivi, di combustibile classificato come ‘fonte energetica rinnovabile’. E resta compito del gestore – si è stabilito – chiarire se il proprio impianto rientra o meno in questa fattispecie». Ma si è anche convenuto che la normativa che disciplina anche gli impianti in corso, ridefinisce «il concetto di biomasse (in cui non è incluso il pulper di cartiera non coincenerito sul luogo di produzione)» e prevede per i gestori delle installazioni esistenti «di presentare istanza per il primo rilascio della autorizzazione integrata ambientale, ovvero istanza di adeguamento nel caso in cui l’esercizio debba essere autorizzato con altro provvedimento, entro il 7 settembre 2014».

Terni Biomassa Preso atto di tutto questo, i rappresentanti di Terni Biomassa hanno specificato che l’impianto non rientra tra quelli a biomassa e si sono impegnati a richiedere l’archiviazione della Pas presentata ad aprile; a presentare in Provincia la documentazione relativa alle opere di manutenzione straordinaria che vuole realizzare; a presentare istanza di titolo abitativo per le opere civili. Per quanto riguarda, invece,  le emissioni in atmosfera e la combustione dei rifiuti, Terni Biomassa presenterà, entro il 7 settembre apposita istanza di autorizzazione integrata ambientale».

L’assessore Marco Malatesta, l’assessore comunale all’urbanistica, commenta la cosa mentre continua a riempire scatoloni – sta svuotando l’ufficio che si appresta a lasciare – e dice di essere «soddisfatto, perché questa è la dimostrazione della validità del nostro metodo di lavoro, che punta ad offrire il massimo della disponibilità nei confronti delle imprese che intendono operare nel territorio, ma ha sempre privilegiato la salute e la sicurezza dei cittadini». Secondo Malatesta, insomma, «l’aspetto dirimente non è se e quando quell’impianto possa eventualmente essere riacceso, ma che ciò avvenga, nel caso, rispettando pienamente tutte le normative relative proprio alla sicurezza dei cittadini ed al rispetto dell’ambiente».

Gli ambientalisti Il comitato ‘No inceneritori’ è «soddisfatto, perché è stata riconosciuta la validità della nostra iniziativa, culminata con la diffida fatta al Comune – dice Fabio Neri – e perché adesso su riapre tutta la discussione intorno ad un impianto che, noi ne siamo sempre più convinti, non deve essere riacceso». L’avvio di una procedura per la concessione di autorizzazione integrata ambientale, oltre che allungare i tempi – fino a 150 giorni, che significa uno slittamento ad anno nuovo – «ci permetterà di chiedere di intervenire, in sede di conferenza dei servizi, per conoscere tutti i dettagli di un intervento che, a questo punto, appare sempre meno chiaro, soprattutto in relazione alle vere motivazioni che hanno spinto la Tozzi a puntare su quell’impianto».

 

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