martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 12:39

Terni, inchiesta sulla Diocesi e guerra in Vaticano: ecco perché l’ex vescovo Paglia rischia

Monsignor Vecchi e papa Francesco

di Marco Torricelli

Una partita seria. Con una posta enorme. È quella nella quale i venti, e più, milioni di euro che hanno scassato il bilancio della diocesi di Terni, finisce che risultano una roba marginale. Anche se, decidendo di prestarle dodici milioni per mettere a tacere le banche, papa Francesco ha implicitamente ammesso che la faccenda va risolta in fretta e, possibilmente, senza clamori. Ma non sarà facile.

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Danni collaterali Perché, è sempre più chiaro, l’inchiesta sulla diocesi di Terni si inserisce in un contesto ben più ampio, con tutti i contorni della grande guerra di potere che è in corso in Vaticano e che papa Francesco sta combattendo, sempre sorridendo, con grande decisione. Una guerra nella quale l’ex vescovo Vicenzo Paglia rischia di essere derubricato a ‘danno collaterale’: condannato quanto meno a perdere, forse per sempre, la speranza di diventare cardinale.

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La coincidenza Tanto che non è sfuggita la coincidenza relativa alla fuga di notizie su un possibile coinvolgimento diretto dell’ex vescovo nelle indagini in corso, con uno dei tanti ‘rumors’ vaticani, che facevano pensare ad un papa Francesco intenzionato a concedere a Paglia la tanto ambita ‘berretta’ cardinalizia. Ma anche con la visita, in programma venerdì prossimo, del papa ad Assisi.

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I neocatecumenali Un particolare, in apparenza piccolo, ma che rientra a pieno titolo nella ‘saga’, può aiutare a capire: una delle questioni aperte, nella diocesi di Terni, è relativa a quei fedeli – e soprattutto ai sacerdoti – che seguono gli insegnamenti di Francisco ‘Kiko Arguello’. I neocatecumenali. Sempre molto concentrati sul ruolo della famiglia, sempre molto cari all’ex vescovo Paglia e spesso accusati di aver avuto fin troppo potere, soprattutto economico, all’interno della diocesi. E va ricordato che ‘delegato vescovile per il cammino neocatecumenale’ era stato nominato don Roberto Bizzarri, appena rimosso dalla carica di parroco a Campomicciolo.

Gli indizi L’amministratore apostolico della diocesi ternana, Ernesto Vecchi e il nuovo parroco, don Angelo D’Andrea, hanno detto parole chiare, parlando ai fedeli nei giorni scorsi, proprio sul tema della presenza e del ruolo dei neocatecumenali all’interno della Chiesa e la cosa, tra gli ‘introdotti’ nelle cose vaticane non era certo passata inosservata. Soprattutto perché la ritengono collegata ad una, tra le tante decise dal papa, sostituzione importante avvenuta ‘oltre Tevere’: l’arcivescovo Beniamino Stella aveva preso il posto del cardinale Mauro Piacenza nel ruolo di Prefetto della congregazione per il clero che, di recente, è stata incaricata di monitorare, con attenzione, l’attività che si svolge nei seminari. Perché appare curioso che, in un periodo di calo delle vocazioni, quelli retti dai neocatecumenali viaggiano a pieno regime.

Le indagini Al di là delle strategie vaticane, però, quello che conta sono le indagini in corso – perché sono in corso, eccome – da parte di magistratura, squadra mobile e guardia di finanza: un filone, tra i tanti, sarebbe quello legato ad un’ennesima denuncia, collegata alla mancata cessione, da parte della diocesi ed a causa di un vincolo posto dalla soprintendenza ai beni paesaggistici, della ‘Casa del giovane’ di Piediluco. Per quell’immobile, un privato affermerebbe di aver versato un forte anticipo e di avervi anche realizzato dei lavori di ristrutturazione, ma di non aver potuto portare a termine l’acquisizione per via del vincolo e di non essere mai tornato in possesso dei soldi anticipati.

La rogatoria L’ex vescovo Paglia, che vive nel palazzo del Pontificio consiglio per la famiglia di cui è presidente, in piazza di san Callisto, a Roma (e che è territorio vaticano), ha negato di aver ricevuto avvisi di garanzia, ma gli inquirenti sarebbero intenzionati a chiedere una rogatoria internazionale per poter proseguire nelle indagini, ma già nei mesi scorsi erano circolate voci relative alla possibilità che il prelato decidesse di fornire la sua versione dei fatti e ci sarebbero stati dei contatti, molto informali, con la procura della repubblica ternana. Ovviamente mai confermati.

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