giovedì 5 dicembre - Aggiornato alle 19:31

Terni, inceneritore e incidenza sui tumori: i dati in un convegno

Un inceneritore

di Francesca Mancosu

 «Dati inconfutabili dimostrano che gli inceneritori aumentano la mortalità». A parlare è Giuseppe Giorgio  Nenci, professore ordinario di Medicina interna all’Università degli Studi di Perugia, intervenuto sabato al convegno «Inceneritori e salute: nessun rischio?», organizzato dal Comitato No Inceneritori Terni e dall’associazione LiberaMente. Inconfutabili, garantisce Nenci, ma in mancanza di dati recenti sugli inceneritori di Terni – il termovalorizzatore Aria-Acea sarà a regime tra un paio di mesi, quello dell’Asm è spento e sotto sequesto dal 2008, mentre il Printer non è più attivo da tempo – sono stati presi in esame alcuni studi condotti in altre regioni italiane e all’estero.

Sotto accusa le nanopolveri Secondo Nenci, un inceneritore emette circa «circa 250 tipi di composti volatili, di natura prevalentemente sconosciuta. Solo il 2% ricade sulla superficie circostante; il resto, spinto dal vento, giunge al suolo, contamina le acque, le coltivazioni, gli allevamenti e quindi il nostro cibo. Da qui, o dalle vie aree, le polveri finiscono nel sangue e in tutto l’organismo. Sono sostanze con effetto ossidante, capaci di alterare il Dna delle cellule e di trasformarle in cancerogene».

I casi di Coriano e Kirklees Significativo il caso di Coriano (FC), con due inceneritori che bruciano rifiuti ospedalieri e generici: «dal 1990 al 2004 la mortalità per tumore delle donne residenti – per almeno 5 anni entro 3 chilometri – è passata dal 17 al 54%. A Kirklees, nel nord est dell’Inghilterra, nel 2010 il livello di mortalità infantile nei distretti posti sottovento rispetto all’inceneritore era pari al 9,6 per mille, mentre nei distretti sopravento il tasso era fermo all’1,1». Altrettanto emblematico è stato definito «lo Studio Moniter del 2011, commissionato dalla Giunta regionale dell’Emilia Romagna, che ha rilevato un aumento della mortalità del numero di neonati prematuri, aborti spontanei e malformazioni congenite, in proporzione al numero di anni di esposizione alle emissioni». Nonostante non ci sia la certezza di un rapporto di causa ed effetto, ha affermato Nenci, «a seguito della pubblicazione di questo studio, nel settembre 2012, l’assessore regionale all’ambiente ha dichiarato che in Emilia Romagna non si costruiranno più inceneritori, e che quelli esistenti verranno progressivamente smantellati»

Meglio la raccolta differenziata. Ma dov’è la soluzione del problema? Secondo Valerio Gennaro, dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, «l’incenerimento non serve. L’unica, valida alternativa, come dimostra il caso del Comune di Capannori (LU), che ha applicato una tassa sui rifiuti a tariffa puntuale (per effettiva quantità prodotta e non per metri quadri di proprietà) e ha una raccolta differenziata all’80%, è il riciclo». Ogni comune, poi «dovrebbe acquisire i dati sulle quote di inquinamento, sul rilevamenti delle centraline, sull’incidenza delle malattie, sui ricoveri, sul numero di malformazioni e di aborti. Poi dovrebbe correttamente diffonderle e permetterne lo studio».

 

2 risposte a “Terni, inceneritore e incidenza sui tumori: i dati in un convegno”

  1. […] degli Studi di Perugia, solo il 2% delle …TERNI. Rischio inceneritoriTerni in reteTerni, inceneritore e incidenza sui tumori: i dati in un convegnoUmbria 24 NewsTERNI/ COMITATO “NO INCENERITORE” S'INTERROGA SUI …Terni […]

  2. […] L’ultimo convegno, tenuto a Terni qualche giorno fa, ancora una volta ha confermato l’esistenza di un rapporto tra le emissioni di un inceneritore e l’insorgere di tumori. Leggete qui. […]

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