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martedì 9 agosto - Aggiornato alle 00:17

Terni, il vescovo Piemontese subito alla prova: «Presenti le denunce contro chi ha rubato»

Il vescovo Giuseppe Piemontese

di Marco Torricelli

La premessa è il rinnovato benvenuto a monsignor Giuseppe Piemontese, che da sabato scorso è ufficialmente il nuovo vescovo. Ma il resto delle esternazioni rappresenta ben altro.

L’ORDINAZIONE DEL NUOVO VESCOVO: LE FOTO

Misure eccezionali Secondo il presidente ternano di Italia Nostra, Andrea Liberati, infatti «è bene ribadire a chiare lettere che il nuovo vescovo si troverà dinanzi a una realtà avviluppata e straordinariamente omertosa, giacché, se fosse vero il contrario, non ci troveremmo in questa situazione. Siamo dunque fiduciosi che agirà con lo stesso spirito e zelo già mostrati da Papa Francesco sulla Curia e sullo Ior: anche a Terni alcuni episodi meritano infatti la rapida attivazione di misure eccezionali, visti i danni inferti al nostro patrimonio morale e materiale».

L’INCHIESTA SULLA DIOCESI

Le denunce Liberati comincia col chiedere al vescovo Piemontese che «al di là della procedibilità d’ufficio, siano sollecitamente presentate in procura le necessarie denunce contro i vari faccendieri, amministratori, presunti dirigenti, improbabili imprenditori, professionisti e consulenti che hanno cinto d’assedio la Diocesi».

I sequestri Alle denunce, infatti, dovrebbero far seguito «le relative richieste di sequestro conservativo, lanciando così un segnale inequivocabile all’intera comunità regionale, nonché ai non pochi malfattori che assediano la nostra città in particolare, fin dentro la Chiesa. Sarebbe stonato se non si utilizzassero appieno i mezzi forniti dal diritto per recuperare il maltolto da coloro che si sono arricchiti indebitamente alle spalle del popolo di Dio».

Un passo indietro Il presidente ternano di Italia Nostra, poi, chiede che «le persone coinvolte a vario titolo nella ‘stangata’ alla Diocesi, anche quali soci o ex soci di ex funzionari o come interessati tessitori – pubblici e privati – di manovre che hanno impoverito la Chiesa e la città, si astengano da nuove relazioni con l’ente, così come da ogni incarico avente natura pubblica, tenendo perciò al riparo le istituzioni -sacre e profane – dalle prevedibili conseguenze giudiziarie delle loro condotte».

L’Idsc Un’altra questione non da poco è quella relativa all’Istituto diocesano sostentamento del clero (Idsc), «salito anni fa agli onori di cronache anche nazionali per aver autorizzato manovre inammissibili a livello economico e contraddittorie sul piano pastorale: dalla cessione misteriosa di un terreno alla metà del prezzo proposto, all’abbattimento dell’edificio delle Orsoline, sino all’eccessivamente oneroso riacquisto dell’immobile di via Saffi; dall’assenza di trasparenti bandi di gara per le necessità d’ufficio (alienazioni, locazioni e acquisti, ledendo la libera concorrenza tra imprese) fino ai conflitti di interesse di alcuni membri dell’Istituto medesimo» e di cui Liberati chiede «l’azzeramento immediato».

La fondazione Carit E poi c’è «l’annosa incompatibilità statutaria rappresentata dal membro diocesano presente nel comitato di indirizzo della fondazione Cassa di Risparmio di Terni (monsignor Antonio Maniero; ndr). Sarà bene – chiede Andrea Liberati – rapidamente procedere alla sua sostituzione, conformemente alle normative vigenti».

La ‘cupola’ I quattro punti indicati, secondo il presidente di Italia Nostra di terni, «rappresentano temi concreti, offerti al discernimento e all’auspicabile coerente azione episcopale, perché si applichi una sana intransigenza, a garanzia delle istituzioni» perché «l’alternativa al degrado morale che, sotto una cupola malavitosa, tiene in scacco brani importanti d’Italia e dell’Umbria, potrà emergere anche a Terni solo con un programma pastorale atto a restituire fermamente le linee dell’etica cristiana, nel solco del cammino già tracciato da monsignor Ernesto Vecchi».

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