domenica 19 gennaio - Aggiornato alle 04:31

Terni, «Il teatro Verdi diventi luogo di produzione». La proposta viene da TernIdeale

Il convegno sul teatro Verdi

di Francesca Mancosu

«Perché non trasformare il Verdi in un teatro attrezzato per produrre registrazioni – a basso costo – di spettacoli live da distribuire sul mercato digitale e su internet?». La proposta è stata lanciata sabato pomeriggio nel corso del convegno ‘Il teatro della città’ organizzato da TernIdeale. Una soluzione alternativa al restauro del Verdi, tornato d’attualità in vista dell’approvazione del consiglio comunale del progetto definitivo per il primo stralcio dei lavori di messa in sicurezza, che dovrebbero partire la prossima primavera.

La proposta «Dall’immagine della fabbrica alla fabbrica dell’immagine»: questo slogan, scelto a suo tempo per lanciare l’ormai ex Videocentro, potrebbe tornare d’attualità grazie all’ipotesi illustrata dall’architetto Valter Ballarini, che di quella struttura fu fra i principali artefici. «Dagli studi di Papigno al centro multimediale, ai corsi di specializzazione per operatori, questa filiera potrebbe tornare a rivivere ricostruendo il Verdi con un’altra prospettiva e dotandolo di un sistema di microcamere remotate Hd collegate ad una regia in grado di gestirle senza operatore, e di montare un prodotto che si potrebbe trasmettere in streaming, proiettare nei cinema, nei circuiti nazionali ed internazionali, e a costi bassissimi. Una struttura simile non esiste in tutta Italia, e sarebbe una chance preziosa per assicurare una sostenibilità alla gestione del teatro, con ricadute positive su tutta la città».

Teatro all’italiana Una proposta, accolta con favore dai tanti operatori della cultura ternana presenti in sala – da Silvia Alunni di Visioninmusica ad Angelo Pepicelli della Filarmonica umbra e Bruno Galligani dell’Araba Fenice – che comprende la vecchia idea, cara a molti, di ricostruire il Verdi così com’era prima della seconda guerra mondiale. Con un restauro filologico che lo riporti agli antichi fasti del teatro all’italiana – nella versione di Luigi Poletti, con quattro ordini sovrapposti di palchi, platea e loggione aperto – e gli dia una capienza di almeno mille posti. «Vogliamo un teatro all’italiana – ha chiesto ancora Ballarini – perché sarebbe l’unica scenografia possibile per grandi spettacoli teatrali e opere liriche, e perché offrirebbe l’immagine che il mercato di questo tipo di prodotti – stranieri in testa – richiede». Un progetto ambizioso, sicuramente, ma che secondo TerniIdeale potrebbe essere realizzato partecipando ai bandi europei aperti neppure un mese fa nell’ambito del programma quadro per la cultura. Una strada già percorsa, con successo, per il recupero delle ex officine Bosco e la nascita del centro multimediale: 13 miliardi  delle vecchie lire, per ristutturare 13mila metri quadri di superficie, dotati poi di due teatri che, nonostante tutto, sarebbero ancora all’avanguardia.

«Bene comune? O bene del Comune?» Tanti i politici in sala, fra consiglieri comunali e candidati alla prossima poltrona di sindaco. Grande assente l’assessore Silvano Ricci – accusato da più parti di aver ‘blindato’ il progetto di recupero del teatro e di non aver voluto, nonostante le tante richieste, aprire un tavolo di confronto con cittadini, operatori del settore e sindacati. A farne le veci, loro malgrado, altri due assessori, Marco Malatesta e  Simone Guerra, che molti hanno cercato di tirare letteralmente per la giacca, suggerendo delle «dimissioni per protesta» per fermare la votazione del consiglio comunale sul progetto definitivo, prevista prima della fine dell’anno. Per bloccarla, TerniIdeale ha aperto una raccolta di firme finalizzata a indurre l’amministrazione comunale a sospendere l’iter burocratico intrapreso «al fine di valutare altre soluzioni di restauro che restituiscano alla città un vero teatro, che sia generatore di cultura ma anche di sviluppo».  Al momento, ci sono già 200 firme.

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