giovedì 20 giugno - Aggiornato alle 15:15

Terni, il curioso caso della diocesi: piena di debiti milionari, ma ricchissima di proprietà

Monsignor Paglia

di Marco Torricelli

Indebitata fino al collo. Ma ricca da far spavento. Sì, la situazione della diocesi è, semplicemente, questa. Mistero della fede. Il problema; e monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico che si è insediato domenica, lo sa bene; è rimettere in equilibrio la situazione.

Il passivo Mentre fino a pochi giorni fa era peccato, adesso parlare di una cifra a sette zeri – a spanne si possono quantificare i debiti tra i 18 e 20 milioni di euro – è diventato normale. Ed è già un primo passo. Soprattutto perché, almeno, si sa da dove cominciare. Certo, ci sono le parrocchie indebitate – che fanno tanto pensare a quando si parla di stringere la cinghia e si comincia dai pensionati – o le chiese restaurate, magari due volte, come quella a cui crollò il soffitto da poco rifatto e pagato e che venne ri-rifatto e ri-pagato. O i terreni donati – sì, perché la diocesi mica le ha solo ricevute, le donazioni, ma le ha pure fatte. Strane, ma le ha fatte. Ma questi sono dettagli da approfondire con calma. Tanto c’è tempo: Vecchi ha fatto capire che se ne prenderà tutto quello che servirà.

Il patrimonio Certo, fare i conti con precisione – soprattutto visti i tempi grami, con il ‘mattone’ che non tira – non è facilissimo, ma ci si può provare. Facendo la somma delle rendite catastali dei soli fabbricati che figurano nella disponibilità delle varie società attualmente conosciute – trascurando quindi tutti i lotti di terreno, che hanno comunque il loro bel valore – si superano ampiamente i 150 mila euro all’anno. Probabilmente si arrotonda per difetto, quindi, se si ipotizza un valore catastale, degli immobili, superiore ai 20 milioni di euro che, se si fa riferimento al valore di mercato e sempre tenendosi bassi, fa più che raddoppiare la cifra. Uno può pensare: basta vendere un po’ di roba e tutto si risolve. Non è così semplice.

Il problema Prima di tutto sarà necessario fare un bel brain storming, negli uffici della diocesi: sì, perché monsignor Vecchi dovrà, intanto, farsi portare tutte – ma tutte, e sono tante – le carte relative alle varie società che, negli anni, sono state costituite e alle quali appartengono, di fatto, immobili e terreni. Con nomi e cognomi delle persone che, essendo titolari di quelle società, sono pure i padroni dei palazzi. Molte di quelle persone, peraltro, le ha praticamente in casa, visto che lavorano negli uffici della Curia – insieme a Luca Galletti c’è pure il direttore dell’ufficio amministrativo, Paolo Zappelli, in precedenza economo della diocesi e poi sostituito da Alfredo Pallini, ex direttore della Banca Popolare di Spoleto e già presidente di Abi Umbria – e, quindi, farà anche in fretta a convocarle per farsi spiegare. Poi, però, dovrà anche verificare le spese correnti, compresi gli impegnativi ratei dei mutui contratti e per i quali molti di quei palazzi sono stati ipotecati.

Intrecci Poi, ad attendere monsignor Vecchi, ci sarà un gioco di pazienza e abilità: dipanare l’intrecciata massa degli interessi convergenti – tutti, c’è da scommetterci, puramente casuali, ma comunque interessanti – di alcuni personaggi che, in questi anni, hanno dato vita al tourbillon intorno e dentro la diocesi: tipo l’impresa edile, di uno dei partecipanti in alcune società, che effettua lavori su unità immobiliari appartenenti ad altre della stessa galassia; oppure l’azienda fornitrice di materiali edili per i lavori che vengono svolti per conto della diocesi e che, ugualmente, vede la partecipazione di uno dei personaggi cointestatari di società ad essa, o comunque a solito giro, riconducibili.

Paglia sapeva Quasi un anno fa monsignor Vicenzo Paglia, ancora pienamente in carica come vescovo, ebbe le prime avvisaglie del fatto che il muro si stesse sgretolando. Lo presero da parte, come si dice, e gli fecero presente che, forse, era il caso di fare chiarezza sullo strano intreccio di società e persone che facevano parte della compagnia di giro e sulla situazione nella quale versava la diocesi. Lui annuì. Poi non successe praticamente nulla. Allora lo ripresero da parte e gli chiesero di intervenire. Lui ri-annuì. E, di nuovo, le cose continuarono come prima. A quel punto le informazioni presero un’altra strada e finirono, dritte dritte, in Vaticano. Il resto è storia da scrivere.

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