lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 04:25

Terni, giallo sui cani chiusi al buio e scarse adozioni: interviene il Comune

Seconda commissione: «Affidi extra regionali quasi off limits», sotto la lente il potere della consulta delle associazioni volontari

 

di Marta Rosati

«All’interno della palazzina che dovrebbe ospitare il presidio sanitario (ma che non ha ottenuto l’ok dell’Usl 2 che ha imposto modifiche ndR) ho trovato questo cartello che indica che, all’interno delle piccolissime stanzette dello stesso, vengono spostati e rinchiusi alcuni cani. A detta di alcuni volontari (in evidente conflitto con altri), questo avviene in maniera sistematica e ingiustificata. Alcuni mi dicono che la situazione era già stata segnalata agli uffici comunali con tanto di foto – intendo andare a fondo della questione». A parlare è il consigliere di Terni civica Michele Rossi, a margine del sopralluogo effettuato lunedì mattina dalla seconda commissione consiliare, alla sesta seduta di lavori sul Canile di Colleluna e sulle scarse adozioni dei cani lì ricoverati.

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Canile rifugio La commissione guidata dall’esponente di Fd’I Orlando Masselli, è già  da tempo al lavoro sulla materia e intende intervenire su due fronti: «Da un lato – spiega il presidente – occorre dare maggiore forza al Comune nell’iter delle adozioni, dall’altro ampliare il numero di associazioni che operano all’interno del canile di Colleluna; il tutto – prosegue Masselli – al fine di migliorare il benessere degli animali presenti che non si ottiene – dichiara – tenendoli nei box di Colleluna ma tra l’affetto delle mura domestiche». Il regolamento in materia è in fase di rielaborazione anche per consentire al Comune di adeguarsi alle normative Regionali. Quanto ai cani tenuti nella costruzione in muratura, secondo la cooperativa Alis, che gestisce la struttura comunale in appalto, «solo un caso sporadico per salvaguardare gli animali più sensibili ai petardi nel periodo del Capodanno». Tanto che in un foglio affisso alla porta si legge anche ‘questo cane ha paura dei fuochi d’artificio’. Rossi comunque intende indagare.

Nodo adozioni Il Comune di Terni spende ogni anno poco meno di un milione di euro per la gestione dei cani randagi ricoverati nei canili rifugio della città (nel 2018, 830 mila euro) e in tempi di dissesto, in cui si cerca di fare economia su tutto, dopo i problemi riscontrati al sanitario di Schifanoia e altre segnalazioni pervenute ad alcuni consiglieri comunali, la seconda commissione consiliare di Palazzo Spada ha avviato un percorso istruttorio e di confronto interno, per capire come intervenire. Il cuore della questione sta nel numero di adozioni. Tutte le forze politiche rappresentate sono concordi sulla necessità di incentivarle. Lunedì mattina, la commissione, con l’ausilio del dirigente comunale competente e del personale tecnico degli uffici, ha pertanto effettuato un sopralluogo al canile di Colleluna, che ospita ben 930 amici a quattro zampe.

Colleluna canile comunale Terni Qui da risolvere nell’immediato c’è il problema delle pompe per l’emungimento dell’acqua dai pozzi per cui Palazzo Spada si sarebbe già attivato. La cooperativa Alis è tenuta infati ad occuparsi solo della manutenzione ordinaria. Nella struttura opera inoltre l’associazione di volontari Grandi Amici che denuncia anche una derattizzazione troppo poco frequente e situazioni in fase di pre affido degli animali, non ritenute idonee al loro salutare mantenimento. Nel corso delle audizioni a Palazzo Spada, le associazioni avrebbero messo sul tavolo i timori di traffico internazionale di cani, nonché addirittura di vivisezione e altre pratiche e torture cui sarebbero sottoposti gli animali una volta affidati a certe famiglie. «In qualche caso – sottolinea Claudio Fiorelli del M5s – si è trattato di vere e proprie accuse. Pesantissime. Tutto è agli atti».  Intanto commissione al lavoro, a braccetto con gli uffici competenti dell’ente.

Prendere un cane al canile Al momento se una famiglia vuole adottare un cane e si reca al rifugio di Colleluna e, sulla scorta delle indicazioni fornitegli dal personale presente, ne sceglie uno poi deve inoltrare richiesta al Comune. A quel punto sono tre i pareri che deve incassare: quello del direttore sanitario dell’Usl veterinaria, quello dell’associazione e quello di Palazzo Spada. A quel punto l’animale viene assegnato in pre affido e, al netto di verifiche da parte di Usl o delle associazioni delegate, avviene o meno l’assegnazione definitiva. Questo però vale solo per richiedenti umbri. «Per le adozioni extra regionali – riferiscono i consiglieri – ad esprimersi è una consulta di associazioni ad oggi non regolamentata ma che gode di parere vincolante. Fatto che a quanto pare non incentiva le adozioni.

 

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