sabato 7 dicembre - Aggiornato alle 03:45

Terni, Diocesi sotto inchiesta. Monsignor Vecchi: «I debiti ci sono, non possiamo nasconderci»

Monsignor Ernesto Vecchi

di Marco Torricelli

Ha scelto di giocare ‘in casa’, monsignor Ernesto Vecchi. Ma, infondo, non gli si può dare torto. E così, ai microfoni di radio TNA, l’emittente della Diocesi, tra temi ‘alti’ e politica, ha anche detto alcune cose, interessanti, relative alla situazione con la quale di deve confrontare da amministratore apostolico.

I debiti «Non possiamo certo nasconderci dietro un dito – ha ribadito Vecchi – perché il debito c’è, anche se non sono ancora in grado di quantificarlo». Poi un chiarimento importante: «Io sono venuto qui proprio con l’incarico di fare chiarezza e preparare la strada per il nuovo vescovo, un giovane che possa svolgere in pieno il proprio ruolo». Mettendo in pratica quella che, testualmente, ha definito una «sanazione in radice», che se non vogliamo definirla una minaccia è, quanto meno, una promessa.

Le risorse Ma monsignor Vecchi ha anche parlato delle «risorse che ci sono», facendo riferimento agli «immobili che, nel caso ci si renda conto che non sono indispensabili come strumento pastorale, possono essere venduti», ma anche al fatto che «questo non è certo un periodo favorevole per queste operazioni» e che «queste scelte le dovranno fare i nostri superiori, magari con la collaborazione dell’ex vescovo, Vincenzo Paglia, che ha portato in questa Diocesi – grazie ai suoi rapporti – molte più risorse di quante non ne siano mai arrivate nella mia». Però «il buco c’è e dobbiamo cercare il modo di tapparlo».

Il censimento Il problema, a proposito degli immobili, è certamente quello di trovare i compratori, ma ce n’è anche un altro, sul quale si sta lavorando: quello di fare un censimento aggiornato di quelli che, per cominciare sono ‘effettivamente’ nelle disponibilità della Diocesi e non, invece, nei portafogli delle varie società che sono state costituite nel corso degli anni e che hanno Luca Galletti, Paolo Zappelli e Simone Galletti tra i referenti. Proprio per il figlio Simone, a sua volta destinatario di un’informazione di garanzia, avrebbe confidato di essere preoccupato, in queste ore, Luca Galletti.

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Il personale Ha parlato anche delle paure dei dipendenti degli uffici, monsignor Vecchi. Visto che in molti hanno paura di perdere il posto e, stando alle sue parole, le paure sono motivate: «L’esubero di personale è un fatto evidente – ha chiarito – e anche se nessuno vuole mettere sul lastrico delle persone, dobbiamo trovare una soluzione. Si tratta di un problema umano non trascurabile, ma se vogliamo risolvere la situazione dobbiamo affrontarlo». Magari trovando il modo di ricollocare qualcuno altrove: «Io non mi sento di dire a nessuno dei dipendenti ‘tu domani stai a casa’ – ha detto Vecchi – ma se magari ci fosse qualche amico disponibile a prenderli, a condizioni accettabili, spero che questa soluzione si possa praticare».

Gli amici Una soluzione, quella prospettata dall’amministratore apostolico, che potrebbe però scontrarsi con una realtà cittadina che, al momento almeno, non appare in grado di andare incontro alle sue aspettative. Intanto perché di aziende in grado di offrire posti di lavoro ce ne sono pochine, ma soprattutto perché la grande attenzione che si registra intorno a tutto quello che, in qualche modo, riguarda la Diocesi, non permetterebbe di far passare inosservati eventuali trasferimenti di personale.

Le indagini Ma anche perché, con le indagini in corso da parte del sostituto procuratore, Elisabetta Massini – che stanno marciando nel più stretto riserbo, ma che non si sono certo fermate – tengono un sacco di gente con il fiato sospeso: la procura non ha ancora deciso come e quando scoprirà le sue carte, ma l’impressione è che, tra controlli incrociati di documenti e acquisizione di nuove testimonianze, il materiale che si sta accumulando possa, presto, far registrare altri sviluppi. Con la Diocesi, stavolta, solo sullo sfondo.

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