di Mar. Ros.
La seduta di consiglio straordinario sul recupero del teatro Verdi di Terni, chiuso in attesa di una ristrutturazione complessiva, è stata di fatto archiviata con un rinvio degli atti politici dedicati in seconda commissione. La discussione, hanno concordato i vari capigruppo nel corso di una sospensione dei lavori, riprenderà sulla scorta del contributo fornito dalla cittadinanza lunedì pomeriggio. Per riprendere il filo potrebbero essere convocate congiuntamente la prima e la seconda commissione; l’obiettivo è quello di giungere alla stesura di un atto di sintesi unitario. Dalla platea intanto, tre le richieste avanzate: «Restituiteci il teatro, recuperiamo il Verdi secondo il progetto Poletti, quindi bloccate i lavori già appaltati su torre scenica e consolidamento del tetto». Giunta e consiglio prendono tempo, la questione è rinviata. Il sindaco non ha avuto il tempo di replicare. Quello che emerge, ad un primo confronto comunque, è che per quel ‘tempio della cultura’ sito a Corso Vecchio, serve un investimento copioso che probabilmente nessuno sarebbe in grado di garantire se non in cambio di una gestione a lunghissimo termine. Allo stato attuale, da una parte nulla si è più saputo sulla gara internazionale di idee, dall’altra c’è la Fondazione Carit che si dice in attesa di una soluzione progettuale. L’assessore Bucari garantisce: «Restituire il teatro alla città è un obiettivo di questa amministrazione, serve però una soluzione condivisa; ad un progetto finanziariamente sostenibile occorre affiancare un serio piano economico».
Enrico Melasecche Ad aprire i lavori ci ha pensato il capogruppo di I love Terni che, a seguito, di una ricostruzione storica della vita dell’immobile di Corso Vecchio, ha insistito sull’importanza del teatro Verdi come tratto identitario, per poi contestare il modus operandi dell’amministrazione comunale, per stralci. «Una delibera di giunta – ha ricordato – prevedeva una variante urbanistica con realizzazione di volumi per servizi al teatro ma la stessa maggioranza in prima commissione ha ritenuto quell’intervento fuori luogo in largo Sant’Agape. Ora i lavori appaltati sono per il rifacimento del tetto che esclude un recupero stile Poletti, ma come si può lavorare per stralci senza un progetto complessivo?».
Andrea Cavicchioli Sull’importanza del teatro concorda anche il numero uno del Pd: «Il Verdi è uno dei principali simboli della città di Terni e non c’è struttura paragonabile, il nostro teatro è quello. Il Comune senza dubbio non è in grado di sostenere i costi per per la sua ristrutturazione, dall’altro lato anche la Fondazione Carit che da statuto potrebbe finanziare l’opera, dovrebbe comunque ricorrere a strumenti straordinari. Che sia Poletti o un altro stile non importa, l’obiettivo è chiaro ovvero restituire alla città quel contenitore culturale. Questo consiglio – ha aggiunto Cavicchioli – non può rimanere ‘parole al vento’, l’aula dovrebbe dare mandato al sindaco di avviare un’interlocuzione con la Carit per capire quali sono le richieste e contravvenire ad una soluzione condivisa anche con tutti gli altri soggetti che vorranno eventualmente partecipare. Dalla seduta odierna – ha aggiunto – devono uscire quanto meno tempi certi per gli interventi, la sensibilità al tema non manca.
Stefano Bucari L’assessore, alla platea di Palazzo Spada: «Stiamo lavorando e lavoreremo per il recupero di quel simbolo. Il Comune ha già investito insieme alla Regione e presto sarà avviato il cantiere, è previsto un anno di lavori per la ristrutturazione della torre scenica e il consolidamento della copertura. Siamo aperti al contributo di tutti ma la finalità è senza dubbio quella rimarcata dal capogruppo del Pd Cavicchioli. L’intervento che si andrà a realizzare non può prescindere dalla sostenibilità finanziaria e gestionale di quella struttura. Lo studio di fattibilità dunque dovrà prevedere un piano economico serio. La restituzione del Verdi alla città è un obiettivo che vogliamo perseguire e possibilmente in tempi brevi. Mi auguro che il consiglio straordinario sia utile alla discussione e alle azioni da mettere in campo. La variante urbanistica cui è stato fatto riferimento – ha rassicurato – è stata ritirata».
Parola alla città Diversi i cittadini che hanno usufruito della possibilità di intervenire. Giampaolo Teofoli: «Recuperiamo il teatro alla Poletti. Non possono essere un problema i soldi, occorre serietà e capacità di visione a lungo termine». Fabrizio Mastroianni «Il teatro chiuso limita le nostre possibilità, c’è una pratica per cui gruppi musicali stranieri sono disposti a pagare per esibirsi di fronte al pubblico italiano». Tra gli interventi anche quello della presidente del Gruppo archeologico Maria Cristina Locci: «Da sedici anni responsabile di un’associazione culturale e il desiderio e l’amore per l’arte e il bello vi assicuro che c’è ma non c’è un teatro. Per il Verdi si dice non ci sia un progetto di recupero ma perché non farlo ‘alla Poletti’? È questo che vuole la città». Walter Ballarini di Terni ideale: «Evitiamo che si porti avanti un’idea perdente. Siamo partiti col piede sbagliato già parlando di recupero o riqualificazione perché questo non prevede altro che l’abbellimento dell’esistente. In questi anni abbiamo perso tempo, per rifare il Poletti dobbiamo ripensare il volume, intervenire ora con il consolidamento significa mettere in moto risorse e attivare una macchina senza che ci sia una guida sicura. La voglia di avere un teatro non basta, occorre ripartire col piede giusto. Il Poletti è forse la soluzione più semplice». Roberto Carelli ha presentato il progetto del comitato civico. Francesco Lancillotti:«Ternano solo da pochi anni, confido nel recupero del Verdi ma intanto dobbiamo rendere grazie all’attività del Caos e della disponibilità del Gazzoli dove la cultura viene comunque promossa. Terni è una città esemplare per capitale umano e solidarietà».
Sul recupero del teatro Dai banchi della giunta ha parlato l’architetto Paolo Leonelli: «Fermate il progetto di consolidamento, non avviate i lavori fin quando non c’è un progetto definitivo che potrebbe avvenire anche a seguito di una ricognizione con le migliori compagnie di teatro. Una commissione tecnica – ha proposto – potrebbe lavorare per cinque mesi al termine dei quali presentare una relazione all’amministrazione comunale volta all’individuazione di un progetto complessivo altrimenti si rischia di spendere soldi inutilmente. Io – ha aggiunto – sono innamorato della soluzione Poletti, per capienza e bellezza». L’ingegnere Stefano Bufi, di seguito: «Fermare quei lavori già appaltati forse è difficile, casomai però valutiamo la possibilità di una progettualità diversa».
L’opposizione Il capogruppo di Fd’I-An Marco Cecconi: «Nonostante le promesse di tre anni fa, siamo ancora senza un progetto per il teatro Verdi e se siamo qui a parlarne è solo per volere dell’opposizione e ci auguriamo che sia utile, che la giunta accolga le richieste della città». Paolo Crescimbeni del Gruppo misto: «Basta con questa telenovela che offende la cultura e la dignità di questa città. Questa amministrazione ha un deficit di stima, di credibilità e fiducia ecco perché non si affacciano gli investitori». Dal M5s, Angelica Trenta: «Impossibile procedere coi lavori già appaltati, già un anno e mezzo fa doveva essere impedita l’approvazione del rifacimento della torre scenica e il consolidamento strutturale della copertura del teatro senza conoscere il successivo e definitivo recupero». Melasecche: «Riprendiamo seriamente un’interlocuzione con la Fondazione Carit, tenendo conto di quello che desidera la città». La grillina Patrizia Braghiroli attacca intonando ‘Parole’ di Mina poi accusa la giunta: «Fate tutto al contrario, prima uno stralcio di lavori poi lo studio di fattibilità. Serve chiarezza – ha ammonito -, cosa ne è stato del concorso di idee?». Franco Todini di lista civica ‘Il Cammello’: siamo disposti a sottoscrivere un atto unitario ma si preveda una variante che non esclude la possibilità di recuperare il teatro classico del Poletti. Il capogruppo di Forza Italia Francesco Ferranti: «Unaltra giunta non farebbe miracoli, ma un altro approccio è possibile signor sindaco. Qui da Papigno al Verdi passando per la fontana di piazza Tacito non si fa nulla, non è possibile che tutto accada per ragioni economiche. Una commissione si prenda l’impegno a stabilire un confronto con la fondazione Carit e si giunga ad una soluzione definitiva evitando che il consolidamento interferisca con progettualità future».
Il Teatro Verdi «Prospettive certe – le chiede il consigliere Cinque stelle Pasculli – sulla riapertura del Verdi ma anche sulla programmazione culturale perché oltre i contenitori la città ha bisogno di contenuti». Sul tema è intervenuta anche l’associazione Terni città futura: «Non c’è bisogno di restauro ma di ricostruzione secondo i canoni di un vero teatro. È corretto ripiegare, solo per i tempi brevi, ad una soluzione di basso profilo, rinunciando a priori ad un progetto che possa unire estetica, funzionalità e prestigio? Come spesso accade alle menti mediocri, le limitate risorse economiche diventano scusa per non fare o fare di meno. La città unita dovrebbe avere il coraggio e sopratutto l’orgoglio di pensare ad un progetto ambizioso per un Teatro (Polettiano o meno non è solo questo il tema) che sia duraturo e utile ma sopratutto funzionale, all’altezza delle aspettative e dei bisogni della città, anche quelli futuri. Il riscatto della città, dopo anni di palese declino e ripiegamento su se stessa, può passare attraverso la realizzazione del teatro, chi oggi decide (amministra) si fermi e rifletta su questo».
La maggioranza, Bartolini alza la voce Alessandra Pantella del Pd: «Grazie ai cittadini per la sensibilità dimostrata rispetto al tema, non si neghi il lavoro fatto finora in commissione e tra assessori. Le intenzioni della maggioranza sono ben espresse nell’atto di indirizzo presentato dal capogruppo Cavicchioli, il recupero del teatro come richiedono gli intervenuti non è escluso e tutti ci aspettiamo che si giunga ad una condivisione con i soggetti che potrebbero investire sul teatro. Francesco Filipponi dello stesso partito democratico: «Il Verdi sta a cuore a tutte le parti politiche, alle associazioni e alla città tutta, ritroviamo uno spirito comune per giungere ad atto unitario». Renato Bartolini gioca la parte dell’outsider e all’invito di Filipponi risponde: «Il Comune non ha risorse per finanziare nessun tipo di recupero del teatro, non possiamo impegnare fondi pubblici senza che ci siano certezze di completamento dei lavori fino alla riapertura del Verdi. Non voterò alcun atto senza che ci siano certezze sul piatto».
@martarosati28
