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Terni, Carsulae e la sua area archeologica: nuovi fondi in arrivo e gli scavi riprendono

Carsulae
Carsulae

di Fabio Toni

400 mila euro per Carsulae. Questa la cifra che la regione Umbria ha ottenuto per l’area archeologica, una delle più importanti del centro Italia, attraverso la partecipazione a un bando europeo per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali. La novità è stata annunciata da Simone Guerra, assessore alla cultura del comune di Terni, durante la presentazione della seconda campagna di scavi sull’antica area urbana.

Gli interventi «Con quei fondi – ha spiegato l’assessore – sarà possibile realizzare diversi interventi. Dai parcheggi alla cartellonistica, fino ai percorsi interni per disabili. E poi l’antico teatro romano, che verrà reso fruibile e in grado di ospitare eventi e manifestazioni, con una capienza iniziale di 400 posti». Tanta carne al fuoco per un sito archeologico che lo stesso assessore definisce «il più importante dell’Umbria e in grado di attrarre sempre più visitatori, molti dei quali dall’estero».

Gli scavi Ad alimentare un certo fermento sono anche le diverse iniziative che ogni anno si concentrano a Carsulae. Fra queste, la seconda campagna di scavi diretta dalla soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria e sostenuta dalla fondazione Carit e dal suo presidente Mario Fornaci. Lo scorso anno i lavori condotti dagli archeologi Luca Donnini e Massimiliano Gasperini avevano portato alla scoperta di un recinto e di un grande monumento funerario del tutto sconosciuto. E poi, un ambiente ipogeo a pianta rettangolare e un ampio tratto di strada risalente al II° secolo avanti Cristo, in pratica le origini urbanistiche di Carsulae.

La campagna Ad affascinare è tutto ciò che ancora non è stato scoperto: basti pensare che solo il 14% dell’antica area urbana è stato riportato alla luce. Per questo la soprintendenza, sotto la direzione scientifica di Paolo Bruschetti, ha voluto dare il via alla nuova campagna che si svolgerà dal 24 giugno alla fine di agosto, grazie anche al contributo di tanti archeologi ‘in erba’ provenienti dall’università della Tuscia e dall’ateneo di Perugia. Una campagna a cui si affianca quella in corso da qualche anno, condotta dai ricercatori dell’università americana della Valdosta, sostenuta dall’associazione per la valorizzazione del patrimonio storico di San Gemini.