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martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 00:37

Terni, Associazione umbra malati tiroidei chiude i battenti: «Riflettere e trovare soluzioni adeguate»

Il gruppo nato 12 anni fa contava 300 soci e garantiva presenza di volontari in ospedale. Fondi rimasti donati a chi ne ha bisogno

Alberto Bonifazi, presidente Associazione umbra malati tiroidei

L’Associazione umbra malati tiroidei di Terni si è sciolta. «Dopo l’emergenza sanitaria – si legge in una nota – e lo stop delle attività che, dal 2010, hanno garantito a supporto dei malati all’interno del reparto di endocrinologia dell’ospedale di Terni, i volontari dell’associazione si sono resi conto che non ci sono più le condizioni per mantenerla in vita». Il gruppo, nato 12 anni fa e con 300 soci, per anni ha garantito la presenza dei volontari in ospedale, a fianco dei tanti pazienti, migliaia di screening, attività di prevenzione e informazione su una patologia che colpisce un numero sempre crescente di persone.

Addio all’associazione malati tiroidei L’associazione è stata sciolta in questi giorni e il patrimonio residuo donato a chi ha bisogno. Il lettino nuovo per esempio, acquistato da Aumat e utilizzato per i mille e 500 screening tiroidei svolti in varie città umbre nel 2019, è stato consegnato alla croce verde di Ferentillo. I pochi fondi rimasti in cassa saranno destinati a Flavia, la 12enne ternana con una malattia genetica rara che ha bisogno di costose cure.
«Non avevamo alternative alla chiusura – dice con amarezza il presidente, Alberto Bonifazi – già nel 2019 ci sono stati cambiamenti in ospedale che hanno ridotto sotto il minimo il personale del reparto di endocrinologia. Poi l’arrivo del Covid, che di fatto ci ha impedito di rientrare nella nostra sede. Comprendiamo le problematiche – aggiunge Bonifazi – ma parliamo a nome di pazienti che purtroppo hanno iniziato a vivere l’incubo delle liste d’attesa e quindi si sono dovuti rivolgere altrove, moltissimi fuori regione. Quando un volontario non riesce a dare risposte a chi chiede aiuto
rispetto alle attività che dovrebbe garantire non ha senso andare avanti. Ci scusiamo con i tanti malati in difficoltà e in attesa di risposte – conclude Alberto Bonifazi – ma ci auguriamo che la chiusura dell’associazione possa essere l’occasione per riflettere e trovare soluzioni adeguate».

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