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lunedì 25 ottobre - Aggiornato alle 13:33

Terni, ‘area di crisi complessa’: tema che divide. Gli industriali si oppongono con decisione

Terni

Il dibattito va avanti ma ognuno resta ben saldo sulle sue posizioni. Giovedì mattina la seconda commissione del consiglio regionale, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, si è riunita a Terni per ascoltare il parere di istituzioni, sindacati e associazioni datoriali su uno dei temi ‘caldi’ del periodo: il riconoscimento dello status di ‘area di crisi complessa’ per il ternano-narnese.

Lo spunto Dal punto di vista politico, l’iniziativa – oltre che alla discussione in corso da tempo – si lega alla mozione con cui Damiano Stufara (Prc) si è espresso, senza mezzi termini, a favore della soluzione. «È necessario intervenire – aveva spiegato – con una strategia di reindustrializzazione, attraverso un organico intervento nazionale». Un’argomentazione sostenuta anche dagli indicatori sulla recessione economica, «a cui quest’area dell’Umbria purtroppo risponde pienamente».

I sindacati Nel documento di indirizzo si chiede l’avvio ‘tempestivo’ di tutte le procedure per richiedere al ministero dello sviluppo economico il riconoscimento dello ‘stato di crisi complessa’ per l’area di Terni e Narni. Un punto di vista condiviso da tempo anche dalla Cgil e, più di recente, anche da alcuni rappresentanti delle piccole e medie imprese, come Giuseppe Flamini (Confartigianato) e Riccardo Ruggeri (Confimi Impresa). Dalla Cisl arriva un ‘sì’ condizionato: «L’importante – ha spiegato Celestino Tasso – è che questo strumento non si trasformi in un progetto di gestione politica del territorio».

Pareri discordanti Dagli interventi dei rappresentanti delle istituzioni e delle forze sociali e imprenditoriali sono emersi pareri discordanti. E seppure in maggioranza si propenda per il ‘sì’ – su tutti il sindaco di Terni – un ‘no’ abbastanza netto è stato confermato da Confindustria. Sulle indicazioni emerse dagli interventi, la seconda commissione si soffermerà a breve in un’apposita seduta convocata a palazzo Cesaroni, alla presenza dell’assessore regionale Vincenzo Riommi.

Il ‘sì’ Dal 2010 «viviamo in un quadro difficile e complesso», ha spiegato il sindaco Leopoldo Di Girolamo ai consiglieri. «I segni di ripresa sono timidi e bisogna in ogni modo provare ad invertire la tendenza attraverso una reindustrializzazione che porti alla crescita economica del territorio. Bisogna garantire più servizi alle imprese – ha detto il primo cittadino – e un concreto miglioramento delle infrastrutture materiali ed immateriali». Di Girolamo chiede di «convergere verso un disegno complessivo, in cui il riconoscimento di ‘area di crisi complessa’ rappresenti un’opportunità per legare insieme le numerose iniziative messe in campo che, diversamente, potrebbero rischiare di rimanere soltanto pezzi di un sistema».

Il ‘no’ ‘L’arringa’ non ha convinto il Confindustria Terni, Stefano Neri, che è rimasto sulle posizioni già espresse nei giorni scorsi: «Siamo preoccupati per un modello industriale vetusto, che non dà più le giuste risposte in fatto di crescita e valore – ha detto -. A Terni non ci sono società industriali locali che generano la media impresa, ma si registra comunque un tessuto invidiabile dal quale si potrebbe trarre linfa vitale. Crediamo serva davvero un cambio di passo radicale. Gli imprenditori e le organizzazioni sindacali devono parlarsi in maniera franca. Occorre vedere l’industria nel suo insieme, non si può ragionare soltanto in termini di posti di lavoro. Serve una vera cultura imprenditoriale».

Sforzo comune Chi prova a ‘cucire’ è il presidente della Provincia, Feliciano Polli: «Dobbiamo ripensare l’approccio a livello locale e regionale sia sul tessuto industriale esistente – ha detto – sia sui nuovi indirizzi di sviluppo. Vanno salvaguardate le risorse da destinare al settore della chimica verde e delle biotecnologie. Su questo si gioca una importante partita che interessa, non solo il nostro territorio, ma lo sviluppo mondiale. Oggi serve un grande sforzo comune, a partire dalla Regione, chiamata a mettere in campo un programma chiaro e utile allo sviluppo di quest’area».

Occorre una programmazione Nessun giudizio netto da parte del presidente della camera di commercio, Enrico Cipiccia, secondo il quale l’argomento «ha bisogno di un confronto approfondito tra tutti i soggetti interessati. Il fenomeno della disoccupazione – ha spiegato – non si risolve mettendo sul tavolo i soldi pubblici, ma attraverso una programmazione seria e soprattutto mettendo a disposizione delle imprese sane una maggiore liquidità. In merito alla proposta di riconoscimento di area di crisi complessa – si chiede Cipiccia – c’è la disponibilità delle risorse necessarie? E soprattutto, ci sono gli strumenti giusti affinché queste risorse possano arrivare sul territorio?». Domande in attesa di una risposta, anche se per il presidente dell’ente camerale, «prima di pensare alla nascita di nuove imprese, occorre gestire e preservare quelle esistenti».

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