giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 21:53

Terni, Acea punta a bruciare 30 mila tonnellate di rifiuti da scarti differenziata

No inceneritori attendono mosse istituzioni: decisione su richiesta di Via con nuova giunta regionale. Pd: «Contrari»

L'inceneritore Acea di Terni

L’iter autorizzativo del procedimento che dovrà consentire, o impedire, ad Acea di bruciare una quota di rifiuti urbani va avanti. Ne dà notizia il comitato No inceneritori, che parla di nuove integrazioni; di fatto quelle prodotte dalla società romana sulla base delle richieste avanzate da Usl 2, Arpa e Comune nel corso della prima conferenza dei servizi. Ad oggi il termovalorizzatore di Terni utilizza esclusivamente scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone, per la produzione di energia elettrica che distribuisce sul territorio nazionale. Con la richiesta di Via, Acea punta all’incenerimento di rifiuti speciali, principalmente costituiti da scarti provenienti dalla raccolta differenziata (plastica, gomma, legno, prodotti tessili e altri), per un totale di 30 mila tonnellate annue; ha inviato sui tavoli degli enti coinvolti tutta una serie di specifiche su logistica e inquinanti. «Le nuove integrazioni – ammoniscono dal comitato No inceneritori – non sono altro che un aggiustamento progressivo che consente a tutte le istituzioni coinvolte di poter dire che ‘meglio di così non si poteva fare, nulla di più si poteva ottenere,abbiamo ulteriormente abbassato i limiti etc’. Così è stato anche per l’autorizzazione ottenuta dall’altro inceneritore, Terni Biomassa. È inutile cercare altra ratio».

No inc Terni L’iter avviato prosegue e i No inc avvertono e punzecchiano le istituzioni: «Non esiste una normativa che blocca per sua natura la decisione politica. In passato la Provincia di Terni si oppose chiaramente al progetto di sperimentazione Asm-Printer, e difatti non venne autorizzato nessuno spostamento di rifiuti dall’inceneritore dell’azienda pubblica verso quello del gruppo Tecnofin. In realtà era solo per favorire lo spostamento verso Acea, ma questa è ormai storia locale. Allora è opportuno che a questa autorizzazione si arrivi con una giunta politica con pieni poteri. Il nuovo esecutivo regionale potrà prendersi il tempo necessario, richiedere ulteriori chiarimenti e modifiche, ma soprattutto decidere se consentire ad una azienda di andare palesemente contro la programmazione regionale in materia di rifiuti. Con la stessa frazione di rifiuti richiesta da Acea infatti, la Regione ha previsto di produrre combustibile solido secondario (CSS) da mandare fuori regione (Scelta da noi e da molti altri non condivisa perché rappresenta di fatto un limite al ribasso alla raccolta differenziata). E in ultimo un elemento ma di non poco conto. Acea nella documentazione riporta come bacino di rifornimento dei rifiuti il territorio circostante. Quale? Terni/Umbria? Oppure il nord del Lazio? Perché il Sindaco Latini non richiede documentazione ad Acea attestante dei preaccordi con società che come la nostra Asm trattano i rifiuti e relativi costi di smaltimento? Già oggi l’impianto riceve milioni di euro di incentivi pubblici per l’energia prodotta dalla combustione del pulper, la scelta quindi di richiedere la frazione residua dei rifiuti urbani ha una sua strategicità economica e anche molto politica: diventare il nodo di incenerimento umbro e dell’alto Lazio, condizionare così la programmazione regionale, e garantirsi altri venti anni di funzionamento e il doppio guadagno: uno dal conferimento pagato dalla nostra TARI e uno dagli incentivi tramite bolletta elettrica come già oggi. Non male vero?».

Partito democratico Chiede la mobilitazione il capogruppo dem a Palazzo Spada Francesco Filipponi: «In merito agli elaborati progettuali presentati da Acea nell’ambito della richiesta di Via per l’inceneritore di Maratta, dove l’azienda vuole estendere le tipologie di rifiuti da bruciare addirittura per un totale di 30 mila tonnellate annue derivanti dal trattamento meccanico dei rifiuti da scarti della differenziata – dichiara Filipponi – l’intero gruppo del Partito Democratico sostiene la propria contrarietà al provvedimento, il quale è in contrasto palese con la programmazione regionale in materia. Inoltre intendiamo chiedere chiarimenti immediati rispetto a quanto dichiarato da Acea nella documentazione per l’approvvigionamento da un bacino di rifornimento dei rifiuti relativo al territorio circostante. Occorre quindi capire se esistono accordi con soggetti che trattano i rifiuti per capire costi e risvolti. Ricordiamo che già oggi sono previsti incentivi pubblici per l’energia prodotta dalla combustione del pulper.
La richiesta di Acea rispetto alla frazione residua dei rifiuti urbani può avere come obiettivo quello di diventare polo di incenerimento di riferimento umbro laziale, andando ad ipotecare future decisioni strategiche. Pertanto chiediamo con forza a chi si candida alla guida della Regione di tenere a mente queste riflessioni nel prendere la decisione più saggia per la tutela della nostra città. Noi presenteremo in sede consigliare un nostro atto con motivazioni forti al fine di evidenziare tutte le criticità di questo iter teso ad estendere le tipologie di rifiuti da bruciare per 30 mila tonnellate annue. Chiediamo altresì al fronte ambientalista, che in passatto si è attivato per vicende molto meno allarmanti, sempre riguardanti l’inceneritore, di far sentire la proprio voce. Chiediamo all’attuale maggioranza e al movimento Cinque Stelle di far sentire la propria opinione, nella speranza che il silenzio registrato sia dovuto alle ferie estive e non alla volontà di non disturbare la potente municipalizzata della città di Roma».

 

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