giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 21:42

Tariffa puntuale, meno indifferenziata butti più risparmi: ecco le linee guida per i Comuni umbri

Il consiglio direttivo dell’Auri le ha approvate nel corso dell’ultima seduta: come verrà calcolata la bolletta

I mastelli per la raccolta porta a porta

di Daniele Bovi

Meno rifiuti indifferenziati butti, più la bolletta è leggera. In teoria il principio è semplice, in pratica l’applicazione è abbastanza complessa. Nell’ultimo direttivo l’Auri, l’Autorità regionale per i rifiuti e l’idrico, ha dato il via libera alla bozza di regolamento «per l’avvio della tariffa corrispettiva», cioè per quella cosiddetta «puntuale» che dovrebbe essere più leggera per gli utenti più virtuosi. Ma in concreto come si calcolerà? Il documento è lungo ben 41 pagine e ha come area di applicazione il sub ambito 4, anche se poi sarà esteso al resto dei comuni della regione. Alla base di tutto c’è un principio abbastanza semplice e ovvio: la tariffa annuale dovrà coprire tutti i costi sostenuti dal gestore.

Il calcolo Una parte della bolletta riguarderà quelli fissi, un’altra quelli variabili e, come avviene ora, le utenze saranno divise in domestiche e non. La quota fissa, cioè il canone base del servizio, attiene in sostanza a tutti quei costi indipendenti dalla quantità di rifiuti raccolti e smaltiti, come ad esempio gli investimenti in opere e gli ammortamenti, quelli amministrativi e gestionali. Il calcolo sarà fatto per nucleo familiare in modo pesato rispetto al numero di contribuenti e alla superficie dell’unità immobiliare. A questa cifra andrà aggiunta la «quota variabile di base», calcolata sulla base dei costi di gestione per raccolta, trasporto, smaltimento e recupero, con il gestore che ipotizzerà (non senza l’ok dell’Auri) un conferimento minimo di rifiuti, misurato in litri e rapportato al numero di persone.

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Le regole Questa quota va inserita per «garantire l’universalità del servizio e la sua sostenibilità economica, oltre che per evitare ogni forma di scarico abusivo di rifiuti urbani», e dunque per scoraggiare i furbi. La tariffa sale se si eccede questo minimo ma le possibilità di ottenere una riduzione sono molteplici, anche se non potranno superare il 70% della tariffa. Portando i rifiuti nelle isole ecologiche ad esempio scattano gli incentivi, ad esempio 15 euro per 150 kg o 30 euro per 300 kg. Se in casa ci sono anziani o bambini fino a 3 anni c’è il problema dei pannolini, e allora dietro richiesta la quota minima di litri sarà più alta. Altri sconti, ovviamente fatte salve ulteriori disposizioni dei Comuni, ci sono per chi farà il compost in casa (-10%) o per chi, dietro precisa attestazione dell’impresa abilitata, porterà i rifiuti al riciclo.

Utenze non domestiche Fin qui tutto bene se ognuno ha il proprio secchio. Per quanto riguarda i condomini, il volume di ogni utenza è definito sulla base del numero di quelle che hanno accesso al contenitore, ovviamente lasciando intatto il principio del minimo standard. Per quanto riguarda le utenze non domestiche, il calcolo è abbastanza simile. In questo caso la quota fissa terrà conto solo delle superfici mentre quella variabile di base dei diversi tipi di categorie e di contenitori. Per alleggerire la tariffa ci sono poi gli incentivi per chi porta i rifiuti nelle isole ecologiche e per chi dimostra di averli portati in un’azienda che li ricicla. Anche per le utenze domestiche infine ci sono altre possibili riduzioni oltre a quelle già citate: ad esempio per chi segue il decalogo «Ecolabel» di Legambiente c’è il taglio del 10% della quota variabile di base. Regole che i Comuni che vorranno adottare la tariffazione puntuale dovranno rispettare.

Twitter @DanieleBovi

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