La piazza della Nuova Monteluce

di Daniele Bovi

La Nuova Monteluce dovrebbe vedere la luce nel 2027, più di vent’anni dopo la costituzione del fondo immobiliare che, a quel punto, potrà finalmente concludere la propria tribolatissima esistenza. Giovedì alle 11 è in programma l’assemblea dei soci del fondo, le cui quote sono nelle mani di Regione, Gepafin (la finanziaria di Palazzo Donini), Università di Perugia e Bnp Paribas attraverso il Fondo immobiliare Dinamico; all’ordine del giorno le novità sulla situazione del comparto e sul piano di risanamento, la proroga di cinque anni della vita del fondo e la modifica del regolamento di gestione.

STORIA DI UN GRANDE PROGETTO FRA CRISI ED ERRORI

Entra Prelios Quest’ultima si rende necessaria perché all’orizzonte c’è una novità importante: Bnp Paribas a fine giugno ha scritto a Palazzo Donini spiegando di essere in trattative per la cessione di un ramo d’azienda dentro il quale c’è anche la Nuova Monteluce. A comprarlo, salvo sorprese, sarà Prelios, uno dei principali gruppi attivi in Italia ed Europa nell’asset management e nei servizi immobiliari specialistici; tutto, secondo le previsioni, dovrebbe andare in porto entro settembre: a quel punto sarà Prelios (che a Perugia si occupa anche dell’ex Tabacchificio) a prendere in mano la gestione del fondo. E sempre Prelios è il gestore di Back2Bonis, realtà specializzata in crediti di difficile riscossione alla quale fa capo, indirettamente, proprio il debito della Nuova Monteluce.

Il piano Il cambio è però subordinato all’accordo sul vero cuore dell’operazione: il piano di salvataggio della Nuova Monteluce. La cornice in cui ci si muove è quella della legge fallimentare e in particolare della parte in cui si spiega che, in presenza di un piano idoneo (la cui ragionevolezza viene attestata da un professionista), non si passa all’azione revocatoria fallimentare; insomma, la strada è quella di una soluzione negoziale. Il piano di risanamento, volto a dare un futuro al quartiere perugino, ha un orizzonte di cinque anni e prevede il pagamento dei creditori, il riavvio dei cantieri e il completamento delle opere. A finanziare il tutto sarà Ampre, veicolo di Amco (società sotto il controllo del ministero dell’Economia specializzata nella gestione dei crediti deteriorati delle imprese) nato dalla collaborazione tra quest’ultima e Prelios.

I dettagli Il piano in sintesi prevede: l’accordo relativo al pagamento dei fornitori, il saldo con l’Erario per quanto riguarda le posizioni contributive, l’erogazione delle risorse necessarie da parte di Prelios, il pagamento dei fornitori scaduti e dei tedeschi di Aareal Bank che si sono tirati fuori, il pagamento delle imprese appaltatrici che si occuperanno dei lavori e poi la dismissione degli immobili entro il 2027. Oltre a ciò, Bnp si è impegnata a rinunciare ai crediti maturati a titolo di commissioni per la gestione, con l’obiettivo di soddisfare le richieste dei creditori. E per quanto riguarda proprio questi ultimi (in primis le imprese umbre), dopo lo stallo dei mesi passati sostanzialmente tutti (per un valore del 99,5 per cento dei crediti chirografi) hanno raggiunto un accordo sul piano e sulle percentuali di stralcio. Il piano, inoltre, prevede che in caso non si riesca a vendere gli immobili con le normali procedure, ci sarà la cessione ad Ampre o a un altro soggetto indicato alla società. Al di là di assetti e accordi, i cittadini del quartiere vogliono vedere una ripresa dei lavori quanto prima.

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