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venerdì 26 novembre - Aggiornato alle 23:50

Suicidi dal Ponte di Spoleto, lettera di una giovane al vescovo: «Nessuno ci insegna che la vita è difficile»

Boccardo durante l’omelia: «È un grido di aiuto che dobbiamo ascoltare, serve una grande alleanza educativa»

Carabinieri sul Ponte delle Torri (foto archivio U24)

Una lettera toccante, un grido di aiuto quello che una ragazza di un istituto superiore di Spoleto ha indirizzato al vescovo Renato Boccardo, che la ha letta e commentata nell’omelia della domenica delle Palme. Ecco la lettera:

Ho paura… Il suicidio nella mia classe è un taboo; è più importante terminare i programmi e riempirci la testa di matematica e di italiano, mentre nessuno ci guarda e ci chiede “come stai?”. Non c’è mai posto per ciò che si pensa, sei importante solo se sei il migliore, ma se stai soffrendo diventi un diverso, un problema da allontanare nella nostra vita “priva di ostacoli e difficoltà”. A me non interessa avere una bella pagella e poi scoprire che non mi importa di sapere come sta il mio compagno di banco che ieri c’era e oggi non c’è più… Mi hanno detto che è normale… Ho pianto e urlato ma nessuno ugualmente mi ha ascoltato… Perché non ci insegnano a guardare negli occhi qualcuno e a capire veramente come si sente? Perché non ci insegnano a conoscerci invece di nasconderci dietro questa facciata di moralismo, dove tutti sanno tutto ma forse non si conoscono… La vita non è rosa e fiori, ma nessuno ci ha mai insegnato che esistono delle difficoltà e c’è una grande differenza fra “superiamole insieme” e “non preoccuparti, ci penso io!”.

L’appello di Boccardo «È un grido disperato di aiuto – ha detto il vescovo Boccardo -, che scuote le nostre coscienze e sollecita la nostra responsabilità. Queste parole non possono lasciarci indifferenti e ci richiedono di mettere in atto tutte le nostre capacità e la nostra fantasia per accompagnare per mano i nostri figli nel cammino della vita. La grande opera dell’educazione non è delegabile, e tutti dobbiamo assumerci la nostra parte. «Per fare un uomo ci vuole un villaggio», recita un proverbio africano citato anche da Papa Francesco. Nasce da queste considerazioni l’appello che rivolgo a tutti – famiglie, scuola, educatori, società civile e comunità cristiana – per realizzare insieme una autentica “alleanza educativa”, che non si configura come una scelta fra tante, ma come la scelta inderogabile da compiere e attuare con perseveranza: ne va del presente e del futuro del nostro mondo; ne va soprattutto delle speranze e della vita delle giovani generazioni. Alle quali dobbiamo insegnare a credere che, come canta un’artista contemporanea, «per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta; per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta. E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta. Che sia benedetta…».

Il grido di aiuto dei giovani Per Boccardo «guardando a Gesù sofferente, noi riconosciamo nel suo il volto sfigurato dei nostri ragazzi che si buttano dal Ponte delle Torri in una muta richiesta di aiuto, sopraffatti dalla solitudine e dalla disperazione. E vediamo tutti quegli altri che, anche qui nella nostra città, in famiglia, nella scuola e nei Convitti, smarriti e disorientati, cercano spesso consolazione e risposta alle loro attese nell’alcol e nella droga. Sono ragazzi che in mille modi, direttamente o indirettamente, domandano e aspettano accoglienza ed ascolto. Perché nell’età in cui si smette di essere bambini, magari senza consapevolezza, cercano qualcuno che abbia a cuore il loro destino, un volto che li sfidi a capire di cosa hanno veramente bisogno, che li aiuti a trovare un senso forte alla vita».

 

3 risposte a “Suicidi dal Ponte di Spoleto, lettera di una giovane al vescovo: «Nessuno ci insegna che la vita è difficile»”

  1. Maria teresa ha detto:

    Essere attenti e vigilare. I giovani sono fragili. Hanno il superfluo, ma non diamo lorol’indispensabile.

  2. Andrea ha detto:

    Un Vescovo ateo ed apostata non può trovare parole più vane. Complimenti Eccellenza! Nemmeno davanti al grido semplice e schietto di senso postole da una giovane che ha visto il suicidio dell’amica riesce a cavar fuori qualcosa di Vero, dj cattolico, di onesto. Solo bla bla… Sig. Boccardo, entri in una libreria e faccia prendere un po’ d’aria ai tanti libri di santi, di buoni cattolici e di vita. Butti nella sua lussosa lattrina i prodotti del modernismo e del politicamente corretto a base dei quali s’è nutrito in alimenti, fama, spirito e carriera. Lasci i cattivi maestri, anche quello che cita, e piuttosto che invocare la fantasia, provi a guardare alla realtà della chiesa di sempre, quella nel seno della quale sìè accoccolato magari in tutti gli agi del nostro tempo, ma che alle spalle ha dei colossi dello Spirito, della Carità e della Sapienza. Personalità e valori che di fronte a bislacchi proverbj africani e ai cantanti moderni assurgono a monumenti di bellezza, ricchezza e civltà senza paragoni. Poi vedrà che uscendo dal vaniloquio e tornando ai santi della vera Chiesa saprà anche aiutare qualche giovane.Prima che tutti si buttino dal ponte in quell’inferno reale che vide anche Don Bosco nel suo famoso sogno.

  3. Alessandro ha detto:

    Sono d’accordo, ci vuole uno psicologo in ogni classe, è urgente.

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