giovedì 17 gennaio - Aggiornato alle 23:56

Stroncone, cani trasferiti in Germania e polemiche: al Comune il primo round davanti al Tar

di F.T.

Cani ‘deportati’ senza garanzie e destinati a una brutta fine, oppure bestiole affidate a famiglie sì lontane, ma pronte ad accudirli con amore? Il dubbio ha portato alcune associazioni animaliste a dare vita a proteste e prese di posizione forti contro il comune di Stroncone, ‘reo’ di aver dato l’ok al trasferimento in Germania di alcuni animali presenti nel canile comunale. Iniziative, quelle degli animalisti, culminate in due ricorsi al Tar, il primo dei quali è stato respinto.

Il niet del Comune Lo scorso 5 marzo l’associazione onlus Grandi Amici aveva chiesto al comune di Stroncone di poter visionare gli atti relativi alle adozioni di cinque cani finiti in Germania, inclusi nomi e indirizzi delle famiglie adottanti. Sei giorni dopo l’amministrazione aveva risposto che l’accesso ai dati poteva sì avvenire, ma ‘con la schermatura dei dati personali’. Una limitazione motivata da ragioni di privacy e dal clima ‘teso’ che, secondo il comune, si era venuto a creare dopo l’adozione delle bestiole, con le proteste e la pubblicazione on-line, da parte degli animalisti, di alcuni nomi degli adottanti.

Il ricorso Di fronte al rifiuto l’associazione si era rivolta al Tar, dopo aver già contestato con un primo ricorso le modalità di adozione che non consentirebbero ‘alcun controllo della situazione degli animali, una volta che gli stessi siano consegnati all’estero’. Una tesi accompagnata dagli articoli tratti di alcuni blog che affermano l’esistenza di un ‘traffico’ di cani verso la Germania, per lo più destinati a laboratori di vivisezione.

Sentenza Il primo ricorso è ancora pendente, mentre quello relativo ai dati personali dei cittadini tedeschi che hanno adottato i cani, è stato respinto dalla prima sezione del Tar. «La conoscenza dei nominativi degli adottanti – si legge nella sentenza – è funzionale alla conoscenza dello stato di salute degli animali. A tale proposito – chiarisce il Tar – il comune ha fornito copiosa documentazione circa la condizione dei cani dati in adozione, parte della quale è tratta dalle testimonianze di suoi rappresentanti che hanno verificato personalmente le condizioni di vita degli animali. Analoga situazione sarebbe emersa da controlli effettuati dal Wwf».

«Nessuna prova» Nella sentenza, il tribunale amministrativo si spinge oltre fino ad affermare che «da parte dell’associazione ricorrente non è stata fornita alcuna prova sul supposto trattamento degli animali contrario a criteri di umanità e civiltà». Per questo il rifiuto del comune a fornire i dati personali «appare del tutto giustificato e non superabile con le notizie tratte da internet, sia perché generiche in sé, sia perché del tutto notoria ai comuni cittadini l’inaffidabilità (sic) della cosiddetta ‘rete’ e l’incontrollabilità delle informazioni contenute».

L’associazione Raggiunta al telefono Silvia Festuccia, presidente dell’associazione Grandi Amici, si dice «stupita dalla sentenza» ma per il momento evita di entrare nel merito: «Prima di qualsiasi dichiarazione, vogliamo leggere le motivazioni e confrontarci con i nostri legali».

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