lunedì 25 maggio - Aggiornato alle 01:07

Spoleto, entro un mese via al controllo di vicinato in quattro zone: «Ma ronde vietate»

Verso operatività protocollo tra prefettura e Comune siglato un anno e mezzo fa: ecco dove. Pd: «Le priorità sono altre»

Il logo dell'iniziativa

San Martino in Trignano e San Giovanni di Baiano; San Giacomo, Beroide e Protte; zona Peep e Pontebari; e, infine, Uncinano e Terzo La Pieve. Sono queste le zone di Spoleto in cui, entro la fine giugno, sarà attivato il controllo di vicinato, così come previsto dal protocollo siglato, ormai oltre un anno e mezzo fa, dalla prefettura di Perugia e dal Comune, con quest’ultimo che punta, come spiega il consigliere comunale Filippo Ugolino, incaricato di seguire il progetto, «a implementare il percorso che stiamo per intraprendere in queste quattro macro aree».

Controllo del vicinato a Spoleto Molto, però, dipenderà dall’esito di questa prima attivazione e dall’attività che i gruppi delle zone interessate compiranno. A loro, ad esempio, come espressamente ribadito anche oggi dall’amministrazione comunale, è categoricamente «vietato intervenire direttamente e compiere ronde o pattugliamenti». Ciò che i residenti delle frazioni su cui scatterà il controllo del vicinato potranno fare, sempre in base alla scheda del progetto, è «prestare attenzione  a situazioni anomale, come il passaggio lento e ripetuto di auto o persone sospette, rilevando dati che possono essere comunicati alle forze di polizia, come le targhe dei veicoli». Oltre a installare nelle quattro zone i cartelli “zona di controllo del vicinato” per avvertire che gli «abitanti sono attenti e pronti a segnalare movimenti sospetti», il Comune dovrà convocare degli incontri pubblici con la cittadinanza interessata, spiegare accuratamente ciò che è consentito e ciò che è vietato, e distribuire i moduli di adesione ai quattro gruppi, che i partecipanti dovranno riconsegnare al comando di polizia municipale, così come si legge nella scheda del progetto. I gruppi di controllo del vicinato, poi, dovranno indicare un proprio responsabile «chiamato a gestire la collaborazione col Comune e forze dell’ordine». La finalità principale resta «rafforzare il livello di percezione di sicurezza da parte dei cittadini», ma non soltanto con le segnalazioni, bensì anche attraverso «l’organizzazione di iniziative culturali e sociali per vivere maggiormente vie e piazze”, oltre «la segnalazione di vulnerabilità ambientali, comportamenti sospetti e situazioni di interesse».

Pd all’attacco Sul controllo di vicinato sono intervenuti i consiglieri di centrosinistra (Pd e Ora Spoleto), chiedendo se in questa fase non ci fossero «cose più importanti a cui pensare e soprattutto da fare», ricordando che da «da mesi chiediamo di convocare il consiglio comunale, che non si riunisce da marzo e, mentre Spoleto tenta di uscire da una delle più gravi crisi, economica e sociale, il Comune si fa sentire non di come e cosa si può fare per lo sviluppo, il turismo o l’economia della città ma per annunciarci il controllo del vicinato». Laureti, Erbaioli, Lisci, Trippetti e Renzi hanno «tanti dubbi sulla necessità di una iniziativa come questa, preoccupa piuttosto il senso e l’obiettivo: durante il lockdown abbiamo già visto come una delle pagine tristi la abbiano scritta proprio quei cittadini che si sentivano controllori e che osservavano il comportamento degli altri per denunciarne irregolarità e comportamenti scorretti. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che così si mettono i cittadini ‘uno contro l’altro’ piuttosto che sentirsi uniti per il bene comune». Sulle iniziative che i gruppi di controllo del vicinato potranno organizzare per dare vitalità alle zone interessate dal progetto, i consiglieri di opposizione rilevano che «sono già presenti a Spoleto associazioni culturali e sociali il cui loro compito è occuparsi di tenere unito il tessuto della società con l’amministrazione», aggiungendo che la collaborazione tra ente e cittadini «non si costruisce con un bollino e un coordinatore ma si costruisce, nel tempo, coinvolgendo i cittadini nelle scelte più importanti, cosa che cercano di fare da anni le associazioni già esistenti e forse bastava ascoltare di più quello che già c’era piuttosto che creare nuovi gruppi di persone con, ancora non è chiaro, quali obiettivi».

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