martedì 28 gennaio - Aggiornato alle 16:09

Spoleto celebra San Ponziano, Boccardo: «Individualismo è sofferenza, serve sognare insieme il futuro»

L’arcivescovo in Duomo per il patrono chiede di superare «convivenza fiacca e frammentata». Fontana torna in Duomo: «Diversità di opinioni è una ricchezza»

«Per correggere l’individualismo, generatore di sofferenza, dobbiamo camminare insieme». Questo uno dei passaggi dell’omelia dell’arcivescovo Renato Boccardo per il solenne pontificale del patrono di Spoleto, San Ponziano, celebrato in Duomo affollato dai sindaci dei comuni della diocesi, presente anche la presidente della Regione, Donatella Tesei e i prefetti di Perugia e Terni, oltre a tantissimi spoletini e a molti sacerdoti. Facendo memoria di San Ponziano, decapitato nel 175 per non aver rinnegato la fede, il presule ha chiamato i fedeli a «donare la vita nell’assunzione delle proprie responsabilità personali e sociali, nel compimento del dovere quotidiano, nella solidarietà e nella condivisione con chi è nella sofferenza e nel bisogno, nella costruzione del bene comune».

Fontana alla veglia in Duomo Le celebrazioni per il patrono di Spoleto erano iniziate il 10 gennaio nella scuola di polizia, mentre lunedì sera, sempre al Duomo, c’è stata la veglia di preparazione alla festa di San Ponziano presieduta dell’arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Renato Fontana, per tredici anni, tra il 1996 e il 2009, alla guida della diocesi di Spoleto-Norcia, che ha fatto un passaggio sul legame tra San Ponziano e la società civile che, ha detto il vescovo di Arezzo, «molte volte nella storia ha trovato in lui motivo di unità e invito alla responsabilità. Sono temi che proseguono ad avere una grande importanza per ogni compagine sociale, che voglia essere libera e forte. La diversità di opinioni è una ricchezza, le divisioni e i contrasti sono malefiche. Solo il dialogo diventa costruttivo e capace di favorire sintesi sempre nuove nel tempo che muta. L’unità dei suoi cittadini fa forte Spoleto; il loro senso di responsabilità la può ancora fare grande».

Boccardo: «Per correggere l’individualismo dobbiamo camminare insieme» Martedì mattina in Duomo l’arcivescovo ha sottolineato come le «nostre giornate sono spesso condite di tanta confusione, incertezza e insicurezza; si ricorrere alle più disparate opinioni e ci si affida a ideali vuoti e vani, che finiscono per deludere, lasciarci nella solitudine, disorientarci nella ricerca di un bene grande e di un senso vero per l’esistenza. Nel contempo, cresce una continua, frammentata e ultimativa richiesta di singoli e di gruppi di interesse, un succedersi di veti incrociati, che rende ardua e alla lunga frustrante la gestione della cosa pubblica per la spinta altalenante a fare concessioni contrapposte, con un equilibrio sempre instabile. Tutto ciò destruttura il costume esistente e alla fine introduce surrettiziamente, per via di fatto e non di motivazioni, un costume nuovo». Nell’omelia di San Ponziano, Boccardo ha detto che quella in cui viviamo «non è più una società “bella e buona”; è una convivenza fiacca, opaca, frammentata, una società senza forma. Per correggere l’individualismo, la solitudine e la frammentazione, che sono generatori di sofferenza e morte, di disperazione e distruzione, dobbiamo camminare insieme e sognare insieme un nuovo domani! È certamente difficile superare i campanilismi, ma solo così potremo costruire un valido e credibile “edificio sociale”». In particolare, il presule ha parlato dell’umanità convinta che la sola cosa deplorevole sia la limitazione del suo capriccio. «Ma allora – si è chiesto – perché meravigliarsi se ciascuno si crede autorizzato ad agire secondo il proprio tornaconto, scavalcando le leggi o interpretandole a proprio vantaggio e alimentando direttamente un malsano modo di pensare che favorisce corruzione e clientelismo?».

 

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