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lunedì 6 dicembre - Aggiornato alle 00:31

Spionaggio dei russi in Umbria: il rapporto dei servizi segreti italiani

Crocevia di frequentazioni potenti per ingerenze in società e governi. La partita dell’energia e il perimetro del dossieraggio

di Maurizio Troccoli

L’Umbria sarebbe il crocevia di una delle principali attività di spionaggio dei russi sull’occidente. Con l’obiettivo prioritario di controllare il traffico di energia e determinare ingerenze nelle società e nei governi interessati concorrenti. E’ quanto emerge da un rapporto che i servizi segreti interni italiani hanno consegnato all’ex governo Conte. Lo rende noto giovedì La Stampa con un articolo a firma di Jacopo Iacoboni e Gianluca Paolucci, che sono anche gli autori del nuovo libro ‘Oligarchi (come gli amici di Putin stanno comprando gli italiani). Nel volume vengono pubblicati i rapporti degli agenti segreti italiani su continue frequentazioni di potenti russi e britannici, in Umbria. Frequentazioni di cui Umbria24 si è occupata a lungo, con articoli a firma di Ivano Porfiri, e che sono in buona parte confermati da un dossier di peso internazionale. Al centro di questo crocevia di spionaggio ci sarebbero le due note residenze di palazzo Terranova e castello di Procopio, nell’area di Città di Castello, a cavallo tra la provincia di Perugia e quella di Arezzo, acquistati nel 2008 dal magnate russo Alexander Lebedev.

LE FREQUENTAZIONI IN UMBRIA

Il rapporto E’ attorno a lui che si concentra l’inchiesta degli 007 italiani. L’uomo amico personale di Putin, fondamentalmente è un agente del Kgb, formatosi in Inghilterra e specializzato nel controllo delle operazioni finanziarie internazionali. Particolarmente nella prevenzione di attività di fuga di capitali all’estero. Lo scrivono i servizi italiani: «Lebedev si sarebbe occupato in realtà del monitoraggio delle forze politiche britanniche, delle riunioni di alto livello e dei negoziati sul controllo degli armamenti». Umbria 24 in passato ha raccontato delle due proprietà dei Lebedev, dell’amicizia del figlio di Alexander, Evgeny, con il premier britannico Boris Johnson. Delle numerose volte che l’ex sindaco di Londra è venuto in Umbria, in visita dell’amico. Di indiscrezioni su uno scandalo sexy a quelle cene «sontuose e scandalose», quando cioè la modella glamour Katie Price si scopre il seno davanti a Boris Johnson, finendo allontanata dal tavolo. Ma anche degli incontri proprio tra l’ex agente del Kgb, cioè il padre Alexander, molto presente nelle due dimore insieme al figlio, e il premier britannico. Come ancora del quasi incrocio tra l’ex premier Blair in partenza e dell’attuale Johnson o, in fine, di quella volta che l’ex sindaco di Londra si trovava all’aeroporto di Perugia, dopo una notte di festeggiamenti, addormentato sui divanetti della sala d’attesa, senza valige e senza scorta, per poi avviarsi sbilenco sulla scaletta dell’aereo. Una lunga serie di incontri, incrociate a date, e personalità di spicco, fanno scrivere ai servii segreti italiani, che quelle serate apparse come comuni occasioni di incontri tra amici, erano invece attività di dossieraggio e kompromat da parte dei russi su Johnson e su altri. La sostanza del convincimento degli 007 italiani risiede in quello stretto legame tra il vecchio Alexander Lebedev e Vladimir Putin. Un rapporto che ai russi converrebbe fare passare come conflittuale ma che invece sarebbe di vincolo indissolubile. Secondo Jacoboni e Paolucci alla stessa logica risponderebbe anche l’abilità dei russi di fare credere Lebedev fuori dai servizi perché impegnato in attività di business e di impresa mentre è impegnato nello spionaggio (è noto come padre e figlio siano a capo di un impero economico che va dalla finanza al giornalismo), mentre tutto farebbe parte di una strategia ben più ampia e che implica società internazionali, colossi dell’energia, che grazie a queste relazioni influenzano scelte di altre imprese e di governi.

L’Umbria Ci sono alcuni incroci che documentano i Servizi. Quello ad esempio delle persone che accompagnano Lebedev in Umbria: primo tra tutti il console onorario di Grecia a Perugia Nicola Christoyannis, oltre a Mikhail Gorbaciov. La Stampa scrive che le operazioni immobiliari dei Lebedev in Umbria ma anche di altri russi, sono concomitanti con la nomina del Christoyannis a direttore della società Ghizzoni spa, partner di Eni che ha «stipulato diversi accordi con la russa Gazprom per la realizzazione del gasdotto inserito nel progetto South Stream». Quel gasdotto colossale che «decollò nel 2008» e che «prevedeva la costruzione di 2300 chilometri di metanodotto» dalla Russia al sud Europa, evitando l’Ucraina e passando dal Mar Nero, Bulgaria e Grecia. L’intelligence le chiama «operazioni in Umbria» e che sarebbero, tra l’altro servite a «Gazprom e al Governo russo suo principale azionista, di acquisire una posizione di controllo sulla filiera mondiale della distribuzione delle risorse energetiche, nonché a correlate azioni di spionaggio e di ingerenza perpetrate allo scopo di condizionare le scelte societarie e governative dei paesi interessati concorrenti». I giornalisti hanno scritto che Alexander Lebedev ha preferito non commentare, e hanno concluso: «Se davvero c’è spionaggio dei russi in Umbria, come sostiene questo documento, esclusivo, l’Italia non ha fatto nessun passo formale, né giudiziario, né politico, per denunciarlo, e sembra quasi lasciar correre. Meglio non disturbare Mosca».

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