martedì 26 marzo - Aggiornato alle 02:07

Soldatini rosa e bambole azzurre, l’ombra della teoria gender: Di Lernia vs Alessandrini

Scontro su progetto per superare stereotipi e discriminazione di genere. L’assessore del Comune di Terni: «Titolo fuorviante»

 

Photo by Sandy Millar on Unsplash

È scontro fra due donne politicamente impegnate nel Ternano sul progetto ‘Soldatini rosa e bambole azzurre’:  l’una, Maria Luisa Di Lernia consigliere pari opportunità della Provincia lo ha proposto e promosso in collaborazione con l’associazione Forum donne di Amelia; l’altra, assessore alla Scuola del Comune di Terni, Valeria Alessandrini lo ha respinto probabilmente pensando che dietro questo titolo si nascondesse la teoria Gender: «Come leghista, come mamma e come insegnante, sono assolutamente contraria all’inserimento delle teorie gender nelle scuole, ribadendo il ruolo primario e imprescindibile della famiglia nell’educazione dei figli come riconosciuto dalla Costituzione italiana». Sono d’accordo con la Alessandrini i rappresentanti provinciali del Popolo della Famiglia, contrari quelli di Civiltà laica, il presidente Alessandro Chiometti che parla di «utilizzo strumentale della Costituzione».

Bambole azzurre e soldatini rosa La Di Lernia si difende: «La polemica di questi giorni (che ha coinvolto anche alcuni genitori dei bimbi della primaria Mameli di Fornole ad Amelia) è frutto di equivoci e mistificazioni. Mi dispiace, perché molte persone hanno lavorato al progetto convinte della sua importanza. La consigliere ha avuto modo di spiegare i contenuti e le finalità del progetto nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta venerdì mattina a Palazzo Bazzani: «Educazione emotiva e alfabetizzazione emozionale, solo questo si nasconde dietro il titolo di un progetto che vuole insegnare ai più piccoli la bellezza di non avere pregiudizi. Ma se il nome è bastato a sollevare un gran polverone di polemiche mi rendo conto di quanto tra gli adulti la situazione sia ormai irrecuperabile in fatto di stereotipi».

 «Mai nelle scuole di Terni» aveva avuto modo di dire l’assessore comunale Alessandrini nei giorni scorsi. Ma ora la Di Lernia: «Sono dispiaciuta delle parole dell’assessore che ha visto in questo progetto qualcosa che invece non c’è. Si tratta solo di attività laboratoriali che saranno modulate sul grado di maturità e crescita delle alunne e degli alunni, a partire dalla loro esperienza. Crescere ed acquisire consapevolezze giocando senza distinzione di tipologie di giochi come invece solitamente avviene. Serve a sviluppare socialità senza separare giochi da bambini o da bambine. Il riferimento a bambole azzurre e soldatini rosa – ha spiegato la consigliere di parità – ha proprio il significato di superare quella distinzione, senza alcuna connotazione di carattere sessuale».

Progetto come lotta alla discriminazione «Stiamo portando avanti – ha detto ancora la Di Lernia– un altro progetto molto simile dedicato ad educatrici dei nidi e insegnanti di scuola dell’infanzia del comune di Terni. Un’iniziativa verso la quale l’assessore ha espresso apprezzamento». Pronta la replica dell’assessore: «Torno a ribadire che la lotta alle discriminazioni e alla violenza sulle donne è anche una mia battaglia. Nel progetto che sto avviando a Terni  in collaborazione con prefetto e questore, tale questione, insieme a  quelle relative al contrasto alla droga o al bullismo, è ben affrontata. Trovo, tuttavia, fuorviante sia il titolo dell’iniziativa ‘bambole  azzurre e soldatini rosa’, sia alcuni passaggi contenuti all’interno del progetto dove, ad esempio, si fa specifico riferimento a tematiche legate alla personalità, stimolando la riflessione su se  stessi, sulle proprie aspirazioni, su come siamo e come vorremmo essere e riflessioni sulla propria identità di genere. Esistono dei passaggi di tale progetto, insomma, che non mi convincono del tutto soprattutto in relazione all’effettiva efficacia delle  metodologie utilizzate per far passare un messaggio universale e condiviso: quello della lotta alla discriminazione».

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