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domenica 5 dicembre - Aggiornato alle 23:31

Sin di Papigno, bonifica al palo da più di dieci anni: ‘Remida’ solo un personaggio mitologico

Da otto mesi sul tavolo del Ministero l’ok a un nuovo piano di caratterizzazione «ma Comune e Regione hanno smesso di parlarsi»

di M.R.

Correva l’anno 2009 quando Arpa Umbria, su commissione del Comune di Terni elaborava il progetto Remida per la bonifica dell’area di Papigno nota come Sin (sito di interesse nazionale). È al palo da allora. E nonostante i numerosi interventi tecnici, politici e istituzionali del caso sulla questione, ancora non vede la luce una strada risolutiva. Anzi dopo tanti anni, la patata bollente è finita sul tavolo di un ministero di recente nascita, quello della Transizione ecologica (Mite). E proprio lì, nel corso degli ultimi mesi, si sono susseguiti diversi incontri per fare il punto sulle procedure. L’ultima seduta, stando ai documenti disponibili, risale al giugno scorso. E dal verbale si evince come già nel mese di febbraio era stato concordato tra gli enti coinvolti di aggiornare il Piano di caratterizzazione che di fatto dimostra come l’iter sia fermo alle indagini sugli inquinanti e l’area da sottoporre a bonifica.

Sin Papigno La indagini a suo tempo condotte, a quanto risulta, avevano evidenziato la presenza di idrocarburi, carbonio, metalli pesanti come zinco, piombo, nichel e cromototale e poi policlorobifenili; contaminanti rilevati ‘a macchia di leopardo’. Inquinanti derivati dalla produzione della calciocianamide, come pure residui di demolizioni edilizie e di scavi, smaltiti nella discarica dopo la chiusura della locale fabbrica elettrochimica alla fine degli anni ’60. ‘Scoperte’ che avevano appunto portato a una prima ‘messa in sicurezza’ della discarica e quindi alla redazione, da parte dell’Arpa, di un progetto di bonifica dell’area che prevedeva l’asportazione del terreno contaminato, da trattare in loco e non in discarica, e il successivo utilizzo della fitodepurazione, vale a dire la piantumazione di alberi che impedissero l’infiltrazione di acque piovane in profondità e contribuissero a ricostruire il comparto organico del suolo. Un progetto presentato nel 2009, ma ancora non attuato, anche a causa di indagini integrative via via chieste nel tempo dal ministero dell’Ambiente al Comune di Terni per definire l’estensione della contaminazione e stabilire la superficie da trattare.

Remida Ora, il progetto, tanto bene era denominato Remida. E allora passateci la battuta: giusto un personaggio mitologico. Nel documento datato 24 giugno 2021 si legge: «Il Mite ricorda preliminarmente che il Piano di caratterizzazione (Pdc) dei sedimenti e delle acque superficiali del Sin redatto da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) congiuntamente ad Arpa Umbria, approvato dalla Conferenza di Servizi decisoria del 21/05/2012, non è stato ancora realizzato e che sull’argomento si è tenuto un primo incontro in data 29/03/2021, chiesto dal Comune di Terni, a cui hanno partecipato il Comune di Terni, Arpa Umbria, Ispra e il Mite. Nel corso di detto incontro sono state illustrate dal Comune alcune criticità connesse alla realizzazione del PdC in parola, sia relativamente a questioni di natura finanziaria sia ad aspetti di natura tecnica, emerse a seguito di un precedente incontro con Arpa e Ispra. In particolare è stata rappresentata la necessità di un aggiornamento del PdC approvato. In quella stessa sede Palazzo Spada si impegnava a procedere con un approfondimento con la Regione Umbria in merito alla disponibilità delle risorse finanziarie stanziate dal Programma nazionale di bonifica al fine di un loro utilizzo per l’aggiornamento del PdC e per la successiva realizzazione; quindi a contattare in tempi brevi la Regione Umbria e successivamente a relazionare al ministero, nonché coinvolgere Acciai speciali Terni visto che alcune attività del PdC sono di competenza di quella società.

M5s A riaccendere i riflettori sul caso allora è il Movimento cinque stelle che alla richiesta di accesso agli atti proprio sullo stato di avanzamento del progetto Remida si è infatti visto rispondere che ‘attualmente tra l’amministrazione comunale di Terni e lo scrivente servizio (Ambiente) non esiste documentazione interlocutoria relativa ad intendimenti di natura economica circa l’utilizzo di fondi disponibili ancora non utilizzati per tale scopo‘. «Questa – commenta De Luca – la clamorosa risposta della Regione Umbria in merito allo stato di avanzamento delle bonifiche del sito di interesse nazionale Terni-Papigno. Il Comune non solo non ha richiesto mai alcuna cifra, ma non ha neanche avviato alcuna interlocuzione con la Regione Umbria sugli oltre 3 milioni di euro per la bonifica che sono fermi a Perugia. Piuttosto che cimentarsi in imbarazzanti voli pindarici per sostenere che l’emergenza ambientale di Terni è causata da grigliate e caminetti, senza oltretutto rispondere nel merito scientifico delle inoppugnabili questioni sollevate, la vicesindaca Benedetta Salvati – attacca il pentastellato – rimane in silenzio di fronte a questa vergogna nazionale. Terni fanalino di coda dell’intero paese proprio grazie alla sua competente amministrazione: due anni e mezzo di nulla sul fronte ambientale che vengono perentoriamente messi nero su bianco dall’amministrazione regionale».

De Luca E non finisce qui. Sulla scorta dei recenti botta e risposta al profumo di salsicce, il consigliere prosegue: «Parole che pesano come macigni, ma che rispetto alla questione della discarica di Papigno vanno anche oltre. ‘Nella convenzione stipulata per il progetto preliminare di bonifica (ancora in atto), Arpa Umbria era chiamata ad offrire un supporto tecnico al Comune di Terni e ad avere un ruolo da intermediario fra il Comune stesso e il gruppo di progettazione (Irsa-Cnr Dibaf e Università della Tuscia). Ad oggi, da informazioni assunte dallo scrivente Servizio, non risulta abbia ancora avuto il seguito atteso la collaborazione prevista nella convenzione‘. La Regione quindi – commenta De Luca – afferma che anche il progetto di bonifica dell’ex discarica di Papigno, il cosiddetto progetto Remida, è fermo al palo da anni per colpa del Comune di Terni che non collabora con Arpa. Com’è possibile che la vicesindaca, tecnico in aspettativa proprio da Arpa, non riesca a dialogare con la sua stessa agenzia? Una risposta devastante che mette in evidenza tutta l’incapacità amministrativa della destra ternana, arrivata ben 8 mesi dopo la prima richiesta datata 22 gennaio 2021. Proviamo imbarazzo per come vengono gestite le partite ambientali che interessano la conca ternana».

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