giovedì 24 settembre - Aggiornato alle 00:48

Siccità, si pensa già alla primavera. Umbra Acque: «Senza inverno piovoso situazione grave»

Nel 2016 ha piovuto la metà della media e il 45 per cento dell’acqua si perde per condotte vecchie: «Interventi mirati per rendere rete efficiente»

Il Tevere a Ponte San Giovanni

Quel po’ di pioggia di settembre non sta risolvendo una situazione di siccità che, nel 2016, è figlia di un drastico calo di precipitazioni. Se poi a questo si aggiunge una dispersione del 45 per cento dell’acqua a causa di una rete vetusta, gli ingredienti per lanciare un grido di allarme in vista della prossima primavera ci sono già tutti. Umbra Acque lo ha fatto durante l’audizione alla Camera dei Deputati su emergenza idrica in Italia. La delegazione “umbra” era composta al presidente di Umbra Acque Gianluca Carini, dall’amministratrice delegata Tiziana Buonfiglio, il vice-presidente Fabrizio Burini e Renzo Patacca, responsabile degli investimenti.

Troppo poca pioggia «La fase di esaurimento delle principali riserve idriche – è stato detto – si sta prolungando ben oltre il termine dell’estate». Le piogge di settembre, stando al dossier Umbra Acque, hanno soltanto in piccola parte alleviato la crisi delle sorgenti e dei bacini di casa nostra: «Sono state il primo evento sopra la media su tutto il territorio regionale dall’ottobre del 2016, ma hanno comportato solamente modesti miglioramenti delle disponibilità idriche, in parte vanificati dal perdurare delle condizioni di secco delle ultime tre settimane». Tutto questo è confermato dai dati, monitorati quotidianamente, su sorgenti e pozzi: trend negativo per Sorgente Bagnara e Scirca, male anche i pozzi della Pasquarella: «Le risorse più pregiate, poste in ambiti morfologici montuoso-collinari ed alimentate dagli acquiferi carbonatici, presentano livelli di falda e portate naturali in costante calo e spesso critici (valori ai minimi storici per i campi pozzi di Pasquarella e del Subasio, nonché per la sorgente Scirca)».

Problemi su problemi E ancora: «Le risorse idriche minori, che riforniscono locali acquedotti non collegati ai principali assi di adduzione, sono entrate in crisi già dalla primavera ed hanno registrato un modesto recupero delle riserve con le piogge di settembre, ma tale da non garantire sufficiente autonomia ai relativi sistemi per i prossimi mesi». La situazione è migliore – e questo vuol dire stare nelle medie del periodo – solo per quanto riguarda i campi pozzi ubicati sulle pianure alluvionali dei principali corsi d’acqua (Piosina e Riosecco nella Alta Valle del Tevere, Petrignano e Cannara nella Valle Umbra)».

La mappa dei territori La scarsità di piogge sul territorio umbro gestito da Umbra Acque solo nell’ultimo anno è da considerarsi notevole. Meno 42% in Altotevere, meno 21 per cento in Alto Chiascio, meno 51 per cento Perugino-Trasimeno, meno 49 per cento in Media Valle del Tevere. «Il quadro quindi mostra una condizione di criticità diffusa con precipitazioni inferiori al 40/50% rispetto alla media del periodo, con l’eccezione della fascia appenninica, caratterizzata dalla presenza delle principali sorgenti che alimentano il sistema idrico gestito, con medie inferiori del 20%».

Serve inverno piovoso Nel dossier si ammette che senza piogge nei mesi invernali si rischia una crisi idrica ancora più grave in Umbria: «Si rimarca che in assenza di abbondanti precipitazioni nei prossimi mesi, tali da non garantire il completo recupero dei deficit accumulati, si può ipotizzare uno scenario ancora più grave a partire dalla prossima primavera. Pertanto non si deve abbassare la guardia e si rende necessario programmare fin da subito ulteriori e mirati interventi».

Garantito il servizio idrico E la guardia Umbra Acque – è stato detto dall’ad Buonfiglio – non l’ha abbassato e, insieme alla Regione non ha intenzione di farlo. Infatti nel corso di questi mesi nonostante il grave deficit di precipitazioni e la conseguente riduzione delle portate idriche disponibili, Umbra Acque è riuscita comunque a garantire con continuità l’approvvigionamento idropotabile in tutto il territorio gestito. In più si è inoltre proceduto all’accelerazione delle operazioni di messa in esercizio del potabilizzatore di Citerna a servizio dell’Alta Valle del Tevere, a cui arrivano le acque dall’invaso di Montedoglio con una produzione in questa prima fase di circa 100 l/s rispetto la capacità di progetto finale pari a circa 400 l/s. Ciò ha consentito nell’immediato, e tanto più lo sarà nel futuro a regime, di trasferire al sistema perugino un volume idrico molto utile soprattutto in questi momenti di crisi, a fronte tuttavia di elevati costi di sollevamento e di gestione. Chiesto ed ottenuto dall’azienda l’emissione da gran parte dei Comuni di apposite Ordinanze per il divieto dell’uso dell’acqua per scopi non essenzialmente potabili.

Interventi anti-crisi immediati  Per il futuro prossimo Umbra Acque – in accordo tra il presidente Carini e l’ad Tiziana Buonfiglio – hanno previsto un piano articolato fatto di opere, migliorie alla rete e anche nuovi investimenti. Primo punto: all’interno di tale programma sono stati pianificati anche una serie di interventi utili al collegamento del sistema acquedottistico integrato ai piccoli centri, attualmente alimentati da risorse locali che sistematicamente soffrono situazioni di emergenza, e per i quali si ha la necessità di interventi puntuali di supporto con trasporto di acqua mediante autobotti. In accordo con la Regione Umbria alcuni degli interventi di cui sopra, per complessivi 2 milioni di euro, sono stati riconosciuti come prioritari ed urgenti, e pertanto inseriti nel Piano Straordinario con ipotesi di finanziamento con fondi statali, secondo la Delibera del Consiglio dei Ministri del 07 agosto 2017. Tutte opere si ritengono immediatamente eseguibili nel momento in cui sarà completato l’iter autorizzativo legato alla delega dei poteri al commissario straordinario.

Condotte colabrodo: perdite al 45% Parallelamente – secondo Umbra Acque – è di fondamentale importanza
portare avanti una campagna programmata di sostituzione delle reti idriche per far fronte al continuo invecchiamento delle condotte. In tal senso già dagli anni ’90 la società utilizza tecniche di distrettualizzazione e di regolazione della pressione di esercizio per far fronte al problema delle perdite in rete, contenimento che si scontra comunque con la vetustà delle condotte stesse. Di fronte ad un reale fabbisogno di sostituzione nell’ordine di 250 km/anno, tale da garantire una vita media utile delle condotte pari a circa 40 anni, l’attuale programmazione a carico della tariffa ne prevede solo un decimo con un impegno economico di circa 2,5 milioni di euro all’anno. E’ evidente che un incremento sistematico e sostanzioso di tale tipologia di investimenti contribuirebbe in maniera significativa alla riduzione delle perdite in rete, che oggi si attestano mediamente al 45%, attenuando gli effetti anche in situazioni emergenziali.

Miglioramento della qualità dell’acqua Le ripetute crisi idriche degli ultimi decenni hanno comportato e seguiteranno ancora a farlo, come già detto, un maggior sfruttamento delle falde alluvionali, che nel caso specifico del campo pozzi di Petrignano (una delle principali fonti di approvvigionamento dell’intero sistema acquedottistico) presenta valori elevati di nitrati riconducibili alle pratiche agricole e zootecniche nella zona. A tal fine l’attuale Programma degli interventi prevede uno specifico investimento di circa 3 milioni di euro per la realizzazione di un impianto di abbattimento biologico dei nitrati, che una volta realizzato sarà utile sia ai fini del miglioramento della qualità dell’acqua distribuita che per meglio far fronte a situazioni di emergenza.

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