Currently set to Index
Currently set to Follow
lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 18:50

Si aggrava la siccità in Umbria: deficit idrico al 70% tra maggio e luglio. Situazione critica per le sorgenti

L’ultimo bollettino dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino. Trasimeno tocca -1,48 metri. Legambiente: «Tevere in secca, stop ad attingimenti»

I fiume Tevere nei giorni scorsi (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

«Pur avendo adottato tutte le misure preventive, prevale uno stato critico non ragionevolmente prevedibile, nel quale la disponibilità idrica non risulta sufficiente a evitare possibili danni al sistema». L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale chiude così, nell’ultimo bollettino pubblicato nelle scorse ore, il focus dedicato all’Umbria attanagliata da una grave siccità e da condizioni di «alta severità idrica».

Deficit Nei primi sette mesi del 2022 il deficit idrico in Umbria è del 50 per cento, con una media del 70 per cento tra maggio e luglio. «Tale situazione – nota l’Autorità – risulta essere molto gravosa con notevoli conseguenze sulle disponibilità idriche per tutto il territorio regionale». In un periodo fondamentale – quello tra settembre e giugno – per la ricarica dei sistemi acquiferi, il deficit ha toccato il 50 per cento tra settembre e novembre, per poi assestarsi al 30 per cento a giugno. Le scarse precipitazioni di luglio hanno portato a un peggioramento dei valori rispetto a maggio, con condizioni classificate come «estremamente secche» sulla dorsale appenninica.

INCENDI, IN UMBRIA IN FUMO UN’AREA GRANDE COME IL COMUNE DI GIOVE

Trasimeno e Montedoglio Un quadro che si riflette sulle condizioni di laghi, fiumi e sorgenti. Il Trasimeno dal 23 luglio al 4 agosto ha perso altri 12 centimetri, passando da -1,36 metri sotto lo zero idrometrico a -1,48; -1,20 rappresenta la soglia critica sfondata già da diverse settimane, tanto da portare la Regione – che ha chiesto e ottenuto la dichiarazione dello stato di emergenza – ad adottare una serie di ordinanze. Il livello di giovedì è già peggiore di quello toccato alla fine del luglio 2008 (-1,40), anno in cui alla fine della stagione estiva il lago era sprofondato a -1,70. Al 31 luglio l’invaso di Montedoglio aveva una disponibilità di 50 milioni di metri cubi, livello che al termine della stagione irrigua dovrebbe toccare i 30 milioni di metri cubi; «tenendo conto – scrive l’Autorità – che il volume utile è inferiore di 10 milioni di metri cubi rispetto a quello disponibile, tali valori risultano al limite per garantire un adeguato utilizzo plurimo della risorsa idrica».

I dati La diga di Arezzo ha invece una disponibilità per l’utilizzo irriguo ridotta a circa il 15 per cento a causa della mancanza di precipitazioni. Non va meglio ai fiumi: il Tevere a Ponte Pattoli, sottolinea in una nota Legambiente che chiede alla Regione lo stop degli attingimenti, è praticamente in secca, mentre a Ponte Felcino la portata è intorno al metro cubo al secondo; valori simili, e da classificare tra i minimi storici, anche per il Chiascio alla chiusura del bacino a Torgiano. Grande sofferenza, stando alle rilevazioni del Centro funzionale della Protezione civile regionale, anche per il Topino tra Bevagna e Cannara (tra i 19 e i 28 cm sullo zero idrometrico a fronte di valori che dovrebbero oscillare tra 1,7 e 2,9 metri), per il Nestore a Marsciano (-11 cm), per il Tevere a Montemolino (-5 cm contro livelli standard che dovrebbero essere tra i 5,10 e i 6 metri), dove Legambiente segnala una moria di pesci e per il Paglia a Orvieto.

Le sorgenti Una «situazione critica» va registrata anche per le sorgenti a causa della ridotta ricarica. Qui il punto di riferimento è il Piano regolatore regionale degli acquedotti, adottato anni fa. Lo scarto tra i fabbisogni stimati dal documento e i valutari attuali è forte: 470 litri al secondo al 31 luglio (leggermente meglio rispetto ai 550 stimati nelle settimane passate) e 860 al 15 settembre. Andando a guardare i dati di Arpa, sostanzialmente per tutte le sorgenti i dati attuali e la tendenza per le prossime settimane disegnano uno scenario negativo, con portate in tutti i casi inferiori alla media.

Le misure Nel corso delle passate settimane, oltre alle ordinanze della Regione già citate e quelle di tanti Comuni che hanno imposto una stretta sull’utilizzo dell’acqua, sono state adottate altre misure: in realtà come Arrone, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo e zone dell’Orvietano si è ricorso alle autobotti per un totale di 3.200 utenze, con una previsione di arrivare a 6.400 in caso la situazione peggiori. Riduzione della pressione poi in alcune zone di Terni, Orvieto, Montecastrilli, Lugnano, Calvi, Giove, Amelia e Narni per un totale di 24 mila utenze, mentre a Guardea, Lugnano e Amelia potrebbe arrivare il razionamento notturno totale o parziale.

Legambiente «Una situazione drammatica – dice Giovanni Carmignani, presidente del Circolo Legambiente Perugia e Valli del Tevere – che è sotto gli occhi di tutti. Dopo le scarse piogge dell’inverno e della primavera scorsi era chiaro a tutti che avremmo dovuto affrontare una delle più gravi emergenze idriche degli ultimi anni». «Si continua a prelevare acqua dal Tevere – aggiunge – per irrigare campi di tabacco anche fuori dalle disposizioni regionali che sono ormai provvedimenti inadeguati alla gravità di una situazione. Gli ecosistemi acquatici sono quelli più fragili con queste temperature e scarsità di acqua, basta un abbassamento improvviso di ossigeno, uno scarico fognario mal funzionante e ci troveremmo di fronte ad un disastro ecologico
con la morte di tutte le componenti biotiche del fiume».

I commenti sono chiusi.