mercoledì 21 agosto - Aggiornato alle 00:55

Sei precari in scadenza: l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea rischia di morire

I sei co.co.co non sanno quale sarà il loro destino dopo il 30 novembre: «Serve soluzione chiara e trasparente»

Mario Tosti, presidente dell'Isuc

«Il 30 novembre 2019 i sei collaboratori vedranno scadere i loro contratti e ad oggi nessuno sembra essersi preoccupato del futuro dell’Istituto». A lanciare l’allarme sul futuro dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, ente strumentale della Regione fondato nel 1974, sono proprio i sei collaboratori precari che, insieme a un dipendente a tempo pieno, costituiscono l’intera forza lavoro dell’Isuc. «Pare ragionevole pensare – scrivono – che in assenza di detto personale l’attività quarantennale dell’Istituto, da quel momento in poi, risulterebbe pressoché nulla». In un comunicato i precari spiegano che dal marzo 2018 hanno molte volte sollecitato le istituzioni per capire quale sarà il futuro dell’Istituto presieduto dal professor Mario Tosti, ma per il momento non ci sono state risposte.

Nessun rinnovo «Da ultimo – dicono – è stato chiesto l’avvio di una procedura di stabilizzazione secondo le modalità previste dalla legge Madia del 2017 e applicate lo scorso anno quando fu bandito un concorso riservato ai precari della giunta regionale, che ha escluso i collaboratori dell’Isuc. Tale esclusione è stata poi confermata dal Piano triennale dei fabbisogni di personale (2019-2021) redatto sia dalla giunta regionale sia dall’Assemblea legislativa». I sei attaccano dicendo che nessuno «si è assunto la responsabilità di avviare un percorso di riordino che rinnovasse la natura giuridica dell’Istituto e al contempo valorizzasse la professionalità acquisita dai collaboratori. Eppure sarebbe bastata, in questa fase transitoria, una semplice manifestazione di volontà da parte dell’amministrazione di avviare una procedura di stabilizzazione per consentire almeno la proroga o il rinnovo dei contratti in scadenza».

Serve una soluzione Di fronte a questa situazione i precari chiedono all’amministrazione regionale una soluzione «chiara e trasparente», in grado di consentire all’Istituto di proseguire le attività. Fondato con l’obbiettivo di approfondire e diffondere la conoscenza della storia dell’Umbria contemporanea attraverso tante diverse iniziative (dalle ricerche ai libri, dalle mostre ai laboratori fino a convegni e seminari), una cinquantina delle quali organizzate nell’ultimo biennio in cui sono stati anche tenuti laboratori didattici per oltre 1.200 studenti. Il tutto possibile anche grazie ai sei co.co.co che, oltre all’attività di ricerca, assicurano anche supporto tecnico-amministrativo e organizzativo.

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